La memoria corta

Atto I: Sull’immigrazione

Leggo spesso su Facebook post originali o condivisi sul tema dell’immigrazione. Ovviamente, sono tutti sporchi negri e ladri quelli che arrivano in italia, e sono tutti cervelli in fuga gli italiani che emigrano oggi, mentre erano tutti instancabili lavoratori quelli che sono emigrati nel 1800 verso le Americhe. Vedo immagini condivise con scritte di 10 parole che ripetono questi concetti fino alla nausea.

Ne ricordo in particolare una che diceva che i “poveri” immigrati che soccorriamo arrivano con l’iPhone, e la foto ritraeva il Papa attorniato da persone con gli occhi a mandorla che gli scattavano foto con smartphone di ultima generazione. Ma lo sanno gli italiani da dove vengono i profughi che arrivano coi gommoni?! Se sono convinti “dalle Filippine” non c’è speranza di redenzione!

immigrato ≠ ladro

Il fatto è che nessuno parla degli immigrati normali, perché gli immigrati normali non fanno notizia. Bombardati di informazioni dove gli immigrati figurano nel 98% dei casi come delinquenti, è facile il sillogismo immigrato = delinquente. Però dovreste vergognarvi a condividere quegli status razzisti, voi che siete cresciuti nella bambagia e avete pure potuto studiare. Chiedetevi come sarebbe stato nascere in Africa o in Asia o in Sud America, e poi fate pure i razzisti.

Atto II: Sull’emigrazione

500 anni di emigrazione verso le Americhe, e noi italiani siamo ancora fermi alla nozione di colonialismo. Convinti che gli europei salpati alla volta del nuovo continente siano europei ex patria, e comunque ancora italiani, inglesi, francesi, polacchi o russi. E superiori. Ovvio.

Gli italiani hanno questo bisogno di mettere etichette geografiche su tutto e su tutti, sarà che l’Italia è molto frammentata variegata e quindi diamo a peso a queste cose. La prima domanda che ci poniamo quando conosciamo qualcuno o qualcosa di nuovo è sempre: da dove viene?

Vi do una notizia:

il mondo è andato avanti!

…dacché Colombo e tutti gli altri hanno cominciato a girare per il mondo in senso antiorario. Se vi ostinate a chiamare “europei” i discendenti di gente che magari è qui da secoli, siete proprio dei bigotti. Tirate una riga, datevi un numero: da quanti anni bisogna vivere in un altro posto per considerarsi locali?

A quanto pare, non ne bastano 500.

Atto III: sulle origini

Come vi considerate? Italiani? Romani? Torinesi? Aretini? Guelfi? Ghibellini? Europei? Bianchi? Eurasiatici? Terrestri? Mammiferi?

In realtà, qualsiasi aggettivo o combinazione scegliate, non sapete niente delle vostre origini. Se siete fortunati o abili, potete arrivare a ricostruire il vostro albero genealogico risalendo di 4-6 generazioni. E poi il buio. E comunque, non credo che la vostra trisavola si riconoscesse nella definizione di “italiana” quando l’Italia ancora non esisteva. Né potete escludere che in realtà il vostro antenato di 6 generazioni fa fosse in realtà un figlio illegittimo, magari concepito con un viandante straniero che passava per caso di lì. Non lo sapete e non lo potete sapere.

In base alla mia esperienza, la gente tende a definire la propria origine sulla base degli ultimi 150 anni a lui noti.

Comprensibile, visto che non esisteva Internet e molti erano analfabeti, e tutte le informazioni tramandate erano orali, in genere dai bisnonni in giù (un tempo si riusciva a frequentare i propri bisnonni!). Notizie perse, notizie che cambiano in itinere come nel gioco del telefono, e l’antenato che era di Pistoia diventa di Firenze, e poi magari era un siciliano trasferitosi nel Chianti a fare lo stagionale. E voi vi credete ghibellini DOC. Buon per voi, ma capite il limite di questo modus cogendi

Quindi, smettetela di indicare come “argentini veri” solo quelli con la pelle più scura e di pensare affettuosamente a tutti gli altri come “europei” che sono qui di passaggio. Sono qui da 200 anni e rotti, possiamo considerarli argentini e basta?!

E per dirla tutta, moltissimi hanno un antenato africano, anche se nei loro tratti somatici non si vede. Prendiamo questi tre brasiliani. Indovinate le loro origini. Rimarrete sorpresi.

Screen Shot 2015-04-13 at 11.37.17

Uomo n. 1: 10% africano, 5% nativo americano

Uomo n. 2: 18% europeo, 11% nativo americano, 71% africano

Donna: 54% europea, 38% africana

[Fonte: documentario Blacks in Latin America – Brazil, a racial paradise?]

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