L’isola del cepo

AGGIORNAMENTO 2016 – ATTENZIONE, QUANTO RIPORTATO IN QUESTO POST NON CORRISPONDE PIÙ AL VERO, CAUSA CAMBIO DI GOVERNO. LASCIO IL POST VISIBILE COME TESTIMONIANZA DI CIÒ CHE FU.


Da circa quattro anni (2011) è stato introdotto il cepo, una serie di misure economiche per frenare la dollarificazione.

In breve: siccome la moneta locale, il pesos, vale quanto la carta straccia, e poiché l’inflazione cresce a ritmi del 40% all’anno, gli argentini da sempre risparmiano in dollari. In pratica, come hanno dei pesos da parte li cambiano in dollari americani e li riconvertono nel momento di spendere i risparmi.

Secondo lo stato il cepo non esiste, e neanche l’inflazione del 40%, e tutti i numeri ufficiali che sputano gli enti statali sono manipolati e forzati, e pure malamente perché se ne accorgono tutti, ma la classe politica argentina applica bene il motto di quella italiana: non ti curar di loro, ma guarda e passa. Ovvero la tecnica dell’indecenza.

Alcuni esempi del cepo:

  • Non è consentito avere conti di risparmio in valuta straniera presso le banche argentine (prima si poteva avere un conto in USD e uno in pesos)
  • C’è un limite alla spesa con carta di credito all’estero (dell’ordine di €100 o giù di lì, lo decidono caso per caso)
  • Le spese all’estero in valuta straniera subiscono un ricarico del 35% per “anticipo tasse”, idem per acquisto di biglietti aerei e pacchetti vacanze. Tale ricarico può essere detratto in fase di compilazione dei redditi in Argentina.
  • Per poter comprare dollari in banca, è necessario ottenere l’autorizzazione dell’Agenzia delle Entrate argentina (AFIP)
  • Le banche devono essere autorizzate al cambio valuta
  • Le banche devono chiedere con 10 giorni d’anticipo il permesso per acquistare valuta straniera
  • Nei porti e aeroporti, solo la banca pubblica può cambiare i soldi
  • Comunque, per cambiare soldi gli argentini devono essere stati preventivamente autorizzati da AFIP, mentre gli stranieri possono cambiare massimo 500 dollari statunitensi
  • Le aziende devono adottare misure particolari per potere trasferire soldi in valuta straniera, non gli è ammesso fatturare in dollari, devono avere un conto dedicato alle transazioni con l’estero, ecc.

Secondo lo stato, il cepo non frena le importazioni… già, le rendono impossibili.

Il cepo è stato introdotto per incentivare l’economia locale ma frena anche l’innovazione e la modernizzazione. In Argentina non abbiamo IKEA, eBay, Apple né Amazon. E neanche particolari farmaci d’avanguardia (come certi antitumorali) o altre combinazioni tipo lo Xanax (però abbiamo i due eccipienti di base, e il farmacista ve li può combinare dietro ricetta medica).

Oltre alle difficoltà di commercio di soldi introdotto dal cepo, i dazi sulle importazioni e sulle esportazioni sono notevoli. Ci sono prodotti su cui il dazio è minore (farmaci) e altri non di prima necessità che hanno dazi maggiori. Di conseguenza chi tratta i prodotti del secondo tipo, finisce ben presto per non approvvigionarli più visto il prezzo proibitivo a cui dovrebbe venderli per coprire i costi.

Di recente sono venuti a mancare: farmaci e prodotti farmaceutici, lenti a contatto (boom vendite di occhiali), tamponi assorbenti femminili. Siccome gli argentini, qualsiasi cosa accada la prendono bene, hanno inventato una vignetta sul tampón blue, cioè a quanto si vendono gli assorbenti interni sul mercato nero (con dolár blue si indica il prezzo del dollaro sul mercato nero).

tampon_blue

Tranquille, i tampóns sono già tornati!

È impossibile farsi mandare prodotti dall’estero, perché anche ammesso che il Correo Argentino non ve li perda, la Dogana cercherà prima di rubarveli e poi di farvi pagare un dazio del 50% previa registrazione sul sito di AFIP (l’Agenzia delle Entrate argentina). Senza contare che andare a ritirare il vostro pacchetto, significa recarsi alla dogana che c’è in centro o all’aeroporto di Ezeiza, indipendentemente da dove viviate in Argentina, e aspettare 3 ore in coda.

Ricordo di avere letto di una ragazza scandinava il cui padre le aveva inviato una scatola con alcune sue cose dimenticate a casa, tra cui un maglione, e dopo 8 mesi la spedizione è tornata al mittente perché in Argentina è vietato spedire lana.

Quindi, rassegnatevi e live local!

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