Il chicco magico

Scrivo un breve post nell’attesa che la caffeina faccia il suo (presunto) dovere.

Ho cominciato a bere caffé ai tempi dell’università. speravo di avere trovato l’antidoto ai postumi delle serate universitarie sbevazzandomi espressi su espressi al bar della facoltà.

Ovviamente la mia palpebra rimaneva calata fino alle 18, ora di fine lezione, a quel punto ero iperattiva fino all’1 del mattino. Inspiegabilmente, questa iperattività era solo fisica e non mentale, per cui non studiavo niente nelle ore di “sveglia” e non capivo niente nelle ore di lezione in aula. La combinazione vincente, proprio!

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Le due mugs di Starbucks per Buenos Aires

La mattina mi servono due tazze di caffè per ingranare. La prima tazza ha la stessa funzione del colluttorio, neanche la sento. La seconda è quella che lentamente comincia a svegliarmi. A volte ne segue una terza per sfizio, ma non troppo a ridosso del pranzo se no poi non digerisco.

Ultimamente ho cominciato anche a bere una tazza dopo pranzo, per cercare di combattere l’abbiocco della digestione. A essere onesti, credo che il momento di down della caffeina sia molto più evidente e durevole di quello stimolante di cui tutti parlano.

Bere il caffé dopo cena non mi dà problemi nell’addormentarmi, ma non mi piace e non lo gusto. Dopo la 3° o 4° tazza, bere caffè mi lascia una sensazione sgradevole in bocca. Tre tazze è il mio livello “giusto” di caffeina, anche se non mi stimola particolarmente come vorrei: semplicemente mi tiene sveglia.

Da circa 6 anni non bevo più il caffé zuccherato: ho smesso di botto e all’inizio è stata dura, ma nel giro di 2 settimane sono passata all’estremo opposto: non riesco più a bere il caffè con lo zucchero, mi fa proprio schifo. In compenso, non ho ancora smesso di macchiarlo, un’abitudine che vorrei togliermi di dosso visto che 1) in Argentina danno gli ormoni alle vacche per farle lattare di più 2) sto cercando di tagliare il consumo di prodotti animali.

Qui in Argentina ora va molto di moda il Nespresso, e mi chiedo come mai, visto che costa un botto e che il caffé locale è più che decente. Sono disponibili tutte le varianti che credo si vendano anche in Italia e che aborro, chissà se le importano! Le capsule di caffé sono un’idea geniale per farsi strapagare un prodotto già caro e creare un nuovo mercato (quello delle macchinette, delle capsule, di rivendita e manutenzione). Complimenti all’ideatore!

Io mi sono portata le mie caffettiere e vivo felice con la mia scorta di Illy. Quando finisce, ricorro a una marca locale. Ce n’è una che mi piace molto, la Bonafide Superior, ma costa tantissimo circa €7 per 250 g (90 pesos). L’Illy esiste anche qui ma è importato, e costa sui €14 per 250 g (190 pesos) – lasciamo perdere! Quindi ho trovato un buon compromesso con il Cabrales Colombia che costa circa €4 per 250 g (55 pesos).

In Argentina il caffé macinato (café molido) 8 volte su 10 è già zuccherato, cioè vendono caffé misto a zucchero al prezzo di 100% caffé (altra ideona!). Escludendo queste versioni, non resta molta scelta oppure si può comprare il caffé in grani e macinarselo.

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Non ho mia capito tutta la fama di Starbucks e dei suoi caffé: li ho provati più volte sia un USA che qui e non mi dicono niente. Certo, i locali sono carini, sembra di stare al Central Perk con Monica e Chandler, sono ovunque, il logo è classico ma moderno, di un bel verde che ricorda il colore delle foglie delle piante di caffé… Ma ci sono troppe varianti e il caffé “semplice” è la cartina tornasole che sotto a tanta immagine c’è poca sostanza.

Negli Stati Uniti mi scolavo 2-3 tazze di caffé da iHop come se fosse acqua, senza avere alcun effetto. Una volta mi son fatta coraggio e ho chiesto se per caso fosse decaf(feinato) e la tipa mi ha detto che no, era regular. Praticamente era come la coca-cola, senza zucchero e bollicine. E calda.

In Argentina, il caffé “standard” è il café con leche (caffé con latte), che come dice il nome è come il caffellatte: 50% latte e 50% caffé annacquato. E a me va benissimo così perché mi piace sorseggiarlo e assaportarlo, non cacciarlo in gola come se fosse un chupito!

Mi toglieranno il passaporto a breve, lo sento!

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