Tucumán e le valli Calchaquiés

San Miguel de Tucumán, o semplicemente Tucumán, è la capitale dell’omonima provincia (solita fantasia argentina…) ed è un luogo importante per la storia nazionale: il 24 settembre 1812 il generale Manuel Belgrano vince la storica Batalla de Tucumán, che segna il primo passo dell’indipendenza della colonia Argentina e delle altre colonie ispanoamericane dalla Spagna.

La regione era popolata già anticamente da quelli che vengono oggi chiamati popoli delle valli Calchaquiés: la cultura Candelaria, la cultura Tafí, la cultura Santa María e la cultura Condorhuasi. Con l’avvento dei gesuiti, Tucumán e la sua valle diventano zona di coltivazione della canna da zucchero e del limone.

Nel 1856 la ferrovia arriva Tucuman e il business legato alla produzione di zucchero quintuplica, la città raggiunge il massimo benessere. La provincia di Tucumán oggi conta oltre un milione abitanti, di cui 550.000 nella capitale; è il polo economico del nord dell’Argentina. Tucumán è famosa per le empanadas. Le empanadas tucumanas sono le empanadas a base di carne per antonomasia, diffuse in tutto il Paese (leggi la ricetta).

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Casa de la Independencia, Tucumán

Per il turista: la città di San Miguel de Tucumán offre poco di interessante al turista straniero. In centro si trova la Casa de la Independencia, che simboleggia l’indipendenza dalla Spagna (il fatto avvenne a qualche km dall’edificio). In periferia si può visitare la Casa del obispo Colombres, il vescovo di Tucumán che lanciò a livello industriale la produzione di zucchero nella zona e oggi sede del Museo della industria zuccheriera.

Opinione personale: Tucumán non è particolarmente degna di nota oggi, però è l’estremo inferiore per un giro completo del NOA. Nei dintorni di Tucumán comincia la salita che porterà più a nord alla cordigliera delle Ande percorrendo la Ruta Provincial 307. Uscendo dalla città si vedono i campi di canna da zucchero e di limone, si sale lungo la selva tucumano-boliviana chiamata Yunga. Si ridiscende per arrivare a Tafí del Valle, popolare in estate tra i tucumani in cerca di refrigerio, percorrendo una valle ricca di laghi e di paesotti.

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La Yunga tucumano-boliviana

Prima tappa della RP 307: ci fermiamo brevemente a vedere El Chasqui, detto anche el monumento al Indio che prega il sole e dà il benvenuto ai viandanti al cammino delle Valli Calchaquiés. Le quattro bancarelle di fronte al monumento hanno ceramiche e souvenir a ottimi prezzi (niente di artigianale, sappiatelo). Di fronte c’è un ecomostro realizzato dal governo per far spostare le bancarelle in una struttura vera e propria al posto delle baracche, ma hanno costruito dei cubicoli di 2×2 metri più piccoli delle baracche originarie, per cui non è mai stata occupata. Boo!

Seconda tappa della RP 307: Tafí del Valle e il Museo Gesuitico “La Banda”, dove sono esposti alcuni vasi di epoca precolombiana in quella che era la casa dei gesuiti. È possibile visitare la casa, la cappella, una stanza da letto arredata come un tempo.

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Muséo Gesuitico La Banda, Tafií del Valle

Continuiamo lo zigzag della RP 307 e arriviamo alla terza tappa: El Mollar, affacciato sull’omonimo lago, dove visitiamo la Reserva Arqueológica Los Menhires, un sito dove sono custoditi vari menhir della zona datati tra l’anno 820 a.C e 780 d.C. Si tratta di monoliti di pietra su cui sono incisi motivi geometrici, volti, animali, falli e piante di cui non si conosce bene il significato. Il parco-museo fa parte di un progetto di preservazione del patrimonio artistico-culturale locale, visto che i menhir erano oggetto di vandalismi e furti.

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Menhires al El Mollar

Ci fermiamo ad Amaicha del Valle per pranzare e comprare altri souvenir: in fondo alla strada c’è un negozio per metà cartoleria e per metà di souvenir dove ho comprato due belle brocche di terracotta per circa €10. I motivi erano originali e diversi da quelli che ho incontrato nel resto del viaggio, per cui…mano al portafoglio!

Se avete tempo, la principale attrazione è il Museo della Pachamama, un omaggio alla madre terra tanto cara alle popolazioni indigene. A febbraio potrete anche assistere alla festa della Pachamama, un tripudio di colori e danze locali. Non c’è rischio di beccare un giorno di pioggia: Amaicha vanta 360 giorni di sole all’anno!

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Museo della Pachamama, Amaicha del Valle

Ultima tappa prima di arrivare a destinazione: le rovine del pueblo Quilmes, un popolo precolombiano e preincaico (800 d.C.) di cui rimane solo un 10% dell’abitato. Dopo l’invasione incaica nel 1471, neanche un secolo dopo arrivano gli spagnoli, che tentano per vent’anni di sottometterli, senza riuscirci. Per punizione li fanno marciare a piedi fino a Buenos Aires, senza cibo né acqua, per portarli a sud della città, dove ora c’è la città di Quilmes, non a caso, dove si produce la birra più famosa d’Argentina). Muoiono quasi tutti o durante la marcia forzata o per le malattie nuove introdotte dagli europei. Si parla di 5000-6000 persone.

Qui mi sono davvero commossa perché dietro a questo paese c’è tanta violenza, ingiustizia e soprusi fin troppo dimenticati. Noi europei saremo ancora ancorati all’idea del colonialismo e dei suoi mali, ma qui hanno sbagliato a cancellarlo dalla memoria. Molto simpatici i lama selvatici che bazzicano tra le rovine e nei paraggi.

567157_20131106145851Le rovine del popolo Quilmes, quel 10% recuperato ad oggi

Il nostro viaggio prosegue fino a Cafayate lungo la celeberrima Ruta 40, quella che percorre tutto il paese dalla Terra del Fuoco al confine con la Bolivia. dove trascorreremo la notte. Ma questo è un altro capitolo.


Nella foto principale: la Casa del obispo Colombres a Tucumán

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