Salta la linda

Salta, capitale della provincia di Salta (ormai l’avrete capito anche voi che qui sono a corto di nomi….), soprannominata “la linda” (la bella), è una graziosa città con mezzo milione di abitanti, nonché il centro turistico del NOA.

Ricorda molto la Spagna per le chiese barocche e la grande piazza quadrata centrale. Onestamente, in Spagna avrete di sicuro visto di meglio e su di me non ha esercitato un  grande fascino, tuttavia per l’Argentina è una rarità. È anche meta di pellegrinaggi religiosi per le numerose chiese (7) e i santuari in periferia.

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Sopra: iglesia Nuestra Señora de La Viña

Vi suggerisco di visitare il Museo Pajcha Arte Étnico (20 de febrero 831, Salta), un museo che consiste della collezione privata di un’antropologa di cui ora non ricordo il nome. Sono pezzi di arte pre-ispanica e post-ispanica, antichi e moderni: gioielli, ceramiche, stoffe, bambole, tele, oggetti quotidiani, vestiti cerimoniali, pezzi religiosi, etc. Il museo è corredato di leggii con spiegazioni in spagnolo, inglese e francese. Praticamente siete obbligati a seguire la visita guidata/personalizzata del custode (o dell’antropologa stessa), che con molto entusiasmo vi spiegheranno cosa state vedendo, come si rapportano tra loro le arti del sud america e con l’arte europea. Tuttavia, nonostante l’insistenza della guida che può dare fastidio a molti, le informazioni che riceverete difficilmente le troverete altrove. Io consiglio vivamente di andarci perché si vedono pezzi di altissimo valore storico, artistico e culturale, ben tenuti e ben esposti, e soprattutto ben illustrati.

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Sopra: il Muséo Pajcha

Da solo vale il viaggio: parlo del MAAM – Museo de Arqueología de Alta Montaña (Mitre 77, Salta) che si trova nella piazza principale e dove sono esposti, a rotazione, los niños del Llullaillaco: un ritrovamento sensazionale che testimonia il sacrificio umano praticato dagli Inca. Si tratta di due bambine e un bambino, di età compresa tra i 7 e i 15 anni, rinvenuti sepolti a 5000 metri di altezza tra il 1958 e il 2004, e conservatisi integri per oltre 500 anni.

Il Llullaillaco è il vulcano delle Ande su cui sono stati rinvenuti i corpicini, accovacciati come da usanza di sepoltura pre-colombiana. Alle tre mummie sono stati dati i seguenti nomi: La Niña del Rayo, La doncella, El niño. Sono esposti a rotazione e mantenuti a -15°C per consentirne la preservazione. Io ho visto esposta la Niña quindicenne, e sembrava davvero che stesse per risvegliarsi. Viene detta del rayo perché è stata colpita da un fulmine quando era già sepolta da anni, e per questo è visibile una bruciatura che la attraversa.

Nel museo sono mostrati reperti che testimoniano l’ultima spedizione di 59 giorni del gruppo di ricercatori cileni e argentini partiti alla ricerca delle mummie, insieme ad alcuni pezzi pre-ispanici di poco valore (ci sono musei più forniti per questo). Il museo è ben fatto e spiega come gli inca solevano praticare il sacrificio umano per imbonirsi gli déi.

Padroni di un vasto impero (hanno conquistato molte culture sudamericane, anche in Argentina) lungo quello che è definito come Camino Real Incaico, di recente nominato patrimonio mondiale dall’UNESCO, gli Inca sceglievano i bambini più belli, li portavano in pellegrinaggio lungo tutto il loro impero per farli “conoscere” celebrando una sorta di rito matrimoniale tra questi bambini “eletti” per simbolizzare l’unione tra le varie parti dell’impero Inca. Il pellegrinaggio comportava camminare per mesi, poveri bambini! Ma non è finita…

Terminata la celebrazione, i bambini venivano riportati al rispettivo paese di origine (altra marcia), e quindi in una seconda cerimonia drogati e sepolti vivi insieme ad oggetti che gli sarebbero potuti servire nell’aldilà. La sepoltura era per inumazione e ad altissima quota per essere più vicini agli déi, per questo si sono preservati intatte per tutti questi secoli.

Non posto qui foto perché potrebbero urtare la sensibilità di qualcuno: sembra davvero che li abbiano sepolti ieri, non è come vedere le mummie del museo egizio. Il MAAM e l’esposizione di corpi umani ha aperto un acceso dibattito, specie con le comunità indigene che vorrebbero i corpi fossero riportati dove sono stati rivenuti per rispetto della cultura locale.

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Sopra: il MAAM visto da fuori

In un’altra sala è esposta una quarta mummia-bambina (in totale ne sono state ritrovate 8 in Argentina), di cui però resta ben poco poiché ha avuto una storia travagliata: rinvenuta da un abitante della zona e venduta per due soldi a un benestante locale, è stata sua volta rivenduta a un commerciante di Buenos Aires che la teneva esposta in negozio come “curiosità vintage” tra altre cianfrusaglie.

Spostata nella cantina del palazzo in occasione del rifacimento dell’impianto elettrico del negozio, è rimasta lì fino al 1998, quando qualcuno (non si sa bene questo punto) l’ha notata ed è finita in vetrina presso una banca (!) al centro di Buenos Aires. A quel punto, un passante (anche qui pochi dettagli erano forniti al museo) ha segnalato la cosa, e la mummia è stata finalmente confiscata dalle autorità e portata nel MAAM. Purtroppo non essendo mai stata conservata, è stata rinvenuta in avanzato stato di decomposizione: le prime foto a ridosso del rinvenimento nel NOA mostrano una bambina con capelli, mentre il reperto che si trova esposto adesso ha ben poco di una persona.

Il che fa automaticamente pensare che se dovessero riportare los niños del Llullaillaco dove sono stati rinvenuti, verrebbero subito rubati e trafugati a chissachì.

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Iglesia de San Francisco

Per mangiare: promettetevi pure di provare le empanadas salteñas, la versione locale con patate bollite a pezzi, ma mangiatele come snack per spezzare la fame e compratele mentre siete in giro: non rovinatevi una cena ingozzandovi di empanadas! Piuttosto, cercate qualche posto che faccia vera cucina andina e non la cucina criolla che bene o male trovate in tutta l’argentina (vale a dire: milanesa, bife, empanadas).

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Frutta strana al mercato coperto di Salta

Grazie a Trip Advisor, sono finita a Cocina Andina. Si trova in un piccolo centro commerciale che dà sulla piazza e non si vede dalla strada. Bisogna proprio cercarlo (chiedete informazioni) perché si trova nel centro commerciale El Palacio (Caseros 662, Local 12, Salta), ma ne vale la pena. In più costa poco. Se non vi ho convinto: è aperto fino alle 22 e potete leggere il menù online e vedere i piatti. Dove ritrovate un posto così?! Ancora ricordo la mousse di coca (la pianta, non la bevanda!). [Aggiornamento: pare il locale abbia chiuso, controllare su TripAdvisor.]

Salta è un’eccellente base per esplorare il NOA: ho incontrato altri viaggiatori che pernottavano per tutta la vacanza a Salta, usandola come base per escursioni in giornata. Attorno alla piazza, nelle vie che si affacciano su essa, è tutto un brulicare di agenzie di viaggi dove potete acquistare le escursioni in gruppo (pullmino 20 posti) o private (pick-up da 4 passeggeri + autista) a un prezzo onesto. Sono in genere aperte fino alle 20:30 o 21:00.

Ricordatevi che nelle escursioni salirete in altezza, per cui non dimenticate di comprarvi un sacchetto di foglie di coca per evitare di ritrovarvi mezzi svenuti o con un mal di testa lancinante. Trovate le hojas de coca (foglie di coca) praticamente ovunque, sono legali e non hanno effetti stupefacenti. Sconsiglio lo stesso di infilarle in valigia e di tenerle come souvenir. Con quelle avanzate ho fatto il tè di coca, altrettanto diffuso nella zona, ma non valido contro il mal di testa.

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Foglie di coca, infilare 3-10 foglie in bocca a lato dei denti e non masticare. Tenere per 40-120′.

Per visitare Salta occorrono due giorni pieni perché ha tanti musei e chiese. Lontano dal centro è presente un mercato artigianale dove trovare pezzi genuini prodotti localmente, ma non sono riuscita a visitarlo. L’artigianato che si trova a Salta è di buona qualità ed autentico. Approfittatene!

Il mio viaggio prosegue a Purmamarca.


Nella foto principale: la cattedrale di Salta, nella piazza centrale

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