Avanti in retromarcia

Leggo ora questa notizia sul Corriere: coppia lesbica (bianca) fa causa alla banca del seme che ha fecondato una delle due con il seme di un donatore afroamericano per errore.

Prima di saltare sulla sedia (come ho fatto io leggendo il titolo), leggete tutto l’articolo: le due madri sono contente della loro bambina, che ora ha 3 anni, però vivono un paese razzista e hanno una famiglia razzista, che non accetta neanche loro due per il loro orientamento sessuale. E quando portano la bimba dal parrucchiere in un lontano quartiere nero, anche lì sono guardate male, questa volta perché sono loro ad essere bianche.

Dicono che la bambina crescerà stressata e in un ambiente difficile. E io non riesco a non dar loro torto. Probabilmente saranno costrette a trasferirsi altrove, se vorranno vivere tutte e tre meglio.

Quando ero a New York ho trovato una bozza di un libro molto interessante, di cui ora non ricordo il titolo: l’autrice era di origine mista, metà nera e metà bianca. Per un curioso scherzo della natura, non era la tipica mulatta coi lineamenti negroidi: aveva i lineamenti da bianca ma i capelli e la pelle scuri. Tra i bianchi si vedeva che non era bianca, e tra i neri la consideravano troppo bianca per essere nera.

E ancora, il razzismo non esiste solo tra bianchi e neri/altri, ma anche all’interno della stessa comunità afro: più sei chiaro, più piaci. Questo è quanto emerge da questo documentario canadese del 2011, Dark Girls.

Ma la cosa veramente sconvolgente sono i commenti di certi miei conoscenti su FB sul tono “Ecco le due lesbiche che volevano un figlio alto e biondo” “MammE da dove sono venuta?” – come se la FIV e l’eterologa non fossero usate da coppie etero. Ho tolto la persona dai contatti perché è ovvio che posta quegli articoli come esca, e poi quando uno risponde in modo non consono al suo pensiero, lui e i suoi amichetti bifolchi si aizzano sul malcapitato (pensa se poi è donna, che torni in cucina e stia zitta!)

Invece io capisco il messaggio che vogliono dire: bisogna valutare il contesto. Crescere una bambina afroamericana in una città di bifolchi della bible belt non sarà una passeggiata, soprattutto per la bambina, a cui verrà ricordato ogni santo giorno della sua vita che è diversa e possibilmente inferiore, con una famiglia sbagliata, etc.

Figuriamoci crescere un figlio non-bianco in Italia! Forse è meglio stare nella bible belt!

Bigotry-Taught-Homosexuality-Not

Ai bifolchi vorrei dire solo questo: l’omosessualità è antica quanto il mondo, le famiglie non convenzionali nel mondo sono più delle famiglie convenzionali se la vostra definizione di “convenzionale” è quella che mi hanno ficcato in testa all’oratorio del paesello e nelle pubblicità del mulino bianco. Se un giorno avrete un figlio con una persona di un’altra etnia o un figlio/a omosessuale, spero subirete ciò che state infliggendo voi stessi oggi. Moltiplicato per 5.

Annunci

7 pensieri su “Avanti in retromarcia

  1. Ciao Isa, post molto interessante. Sto anche io preparando un post su un argomento simile, prenderò spunto anche dal tuo. Alla fine sono i bambini ad essere le vittime del razzismo, in questo caso duplice, considerando le mamme e il colore della pelle. E poi ci chiediamo come mai psicologi e psichiatri lavorano a più non posso…

    Liked by 1 persona

  2. Questi errori, se pur rarissimi, ogni tanto capitano nelle cliniche e non c’è maniera di scoprirlo se non 9 mesi dopo. La sorpresa deve essere grande in quel caso, e capisco che non per tutti sia facile o possibile giustificare. Normalmente nelle cliniche il donatore di seme deve avere lo stesso fenotipo della paziente che riceve la donazione. Ci sono però casi speciali dovuti al contesto da cui viene la paziente e che possono giustificare, per motivi di inserimento sociale, la scelta di un fenotipo diverso (es. caucasico, se la paziente pur essendo di origine africana, vive in un contesto sociale a maggioranza caucasica, o viceversa). Chi critica a occhi chiusi, in questo caso, non sa cosa dice e che cosa vuol dire affrontare nella pratica il tema dell’integrazione sociale. Tanto ci sarebbe da dire sull’argomento, ma alla fine è facile parlare senza poi doversi prendere le conseguenze nella vita di tutti i giorni.

    Liked by 1 persona

    1. Ho la sensazione che questi commenti bigotti a priori a prescindere siano sempre frutto di gente che è molto distante (psicologicamente) da quelle realtà che tanto criticano. Non ne vengono a contatto per lavoro, non conoscono persone in quelle situazioni, e sparano opinioni a vanvera. Ogni tanto bisognerebbe astenersi dall’esprimere un giudizio su ciò che non si conosce. Lo aveva capito pure Socrate ai tempi suoi (“chi sa di non sapere è il più saggio degli uomini”). Sfortunatamente, è più facile *non* conoscere qualcosa e lo stesso fare la differenza che l’opposto. Da un lato una massa di ignoranti insensibile al tema, dall’altro una minoranza affetta. Chi la spunta? Sempre la maggioranza. 😦

      Liked by 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...