Paesi in vendita

Quando un paese economicamente debole sigla “alleanze” (anche solo commerciali) con uno più economicamente forte, è sempre un disastro.

I legami del governo argentino attuale stanno virando sempre di più pro-Cina e anti-USA. Eppure in Argentina è forte la presenza di una grande corporation statunitense di cui forse avrete sentito parlare. Si tratta di Monsanto.

La Monsanto nasce come azienda produttrice di diserbanti che cominciò a mettere in atto un piano diabolico per monopolizzare il mondo: il monopolio dei semi, che sono la radice di tutta la catena alimentare. Controllare i semi significa controllare l’agricoltura, controllare l’agricoltura significa controllare le popolazioni.

Il piano è semplice: modificare geneticamente i semi in modo che le piante nate siano sterili, cioè obbligando gli agricoltori ad acquistare i loro semi tutti gli anni. Questi semi OGM sono modificati anche per ridurre il rischio di malattie e parassiti delle piante. Ma gli agricoltori riportano che il loro consumo di diserbanti è invece aumentato, in quanto le piante nate da semi OGM di Monsanto sviluppano resistenza ai diserbanti della Monsanto, per cui ogni anno il consumo di diserbanti aumenta. Questi semi puntano allo sfruttamento del suolo senza pensare al domani, lasciando la terra impoverita di raccolto in raccolto.

Se siete lettori attenti, ricorderete quello che ho scritto due paragrafi più sopra: Monsanto è nato come produttore di diserbanti. Per cui Monsanto ha tutto l’interesse a non spezzare questo circolo.

Queste storie sono tristemente note anche negli Stati Uniti, dove numerosi piccoli e medi agricoltori hanno tentato di opporsi a questa egemonia commerciale, cercando aiuto nella Corte Suprema degli Stati Uniti. Nella Commissione incaricata dalla Corte Suprema per la perizia, compaiono ex dirigenti di Monsanto o sue affiliate. Inutile dire che la Corte Suprema ha dato ragione a Monsanto.

Ma cosa c’entra Monsanto con l’Argentina? L’Argentina è un un grande campo da coltivare. Non c’è niente altro che abbia la stessa portata economica dell’agricoltura, in questo paese. Ed essendo economicamente debole, basta promettere soldi perché gli si aprano le porte. Ma non senza conseguenze.

Il diserbante di punta della Monsanto si chiama Roundup, i cui effetti cancerogeni sono ormai noti anche all’OMS sono oggetti di un acceso dibattito. Ma come tutte le corporation sanno, non esiste problema che non possa essere risolto con i soldi: basta darli alla gente giusta per oliare chi di dovere, dietro la falsa promessa di creare un’agricoltura in grado di sfamare il mondo.

Le varie provincie argentine hanno ciascuna un regolamento proprio circa l’uso dei diserbanti nell’agricoltura. Tralasciando per un attimo con quali strumenti e mezzi le province rurali dell’interno dell’Argentina possano aver formulato tali regolamenti, quello che ormai non si può più nascondere sono gli effetti sulla popolazione.

Un gruppo di medici argentini ha segnalato al governo l’aumento vertiginoso di casi di cancro, malattie della pelle, difetti genetici, ritardo mentale e deficit nello sviluppo delle popolazioni agricole delle province. Il governo ha chiesto spiegazioni a Monsanto, la quale ha promesso di indennizzare il governo. Il che significa due cose: 1) che i soldi andranno in tasca ai politici e non ha chi sta patendo/ha patito il danno; 2) che Monsanto continuerà a fare quello che sta già facendo, solo gli costerà un pochino di più. Agghiacciante.

Il fotografo argentino Pablo Ernesto Piovano ha di recente reso noto il suo reportage fotografico che stranamente non ha lasciato di stucco nessuno. O meglio, ha lasciato di stucco tutti, e non ha cambiato nulla. L’intervista all’autore è stata pubblicata su El federal e la potete leggere qui, mentre qui potete vedere il fotoreportage El costo humano – di Pablo Ernesto Piovano.

Per chi è interessato, consiglio anche questi documentari:

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6 pensieri su “Paesi in vendita

  1. Anche l’assenza si dati sulla povertà è un pessimo seguale. Gli Stati Uniti hanno pubblicato in settimana i dati 2014, in Italia l’ISTAT lo fa ogni anno a luglio. Se chi governa ignora il problema è autorizzato a non farsene carico.

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