E se emigrassi in Argentina?

Nelle ultime settimane ho letto più articoli che parlavano dell’emigrazione italiana degli ultimi anni e di come l’Argentina sia uno dei paesi dove ancora arrivano molti italiani. Si parla 7.225 persone che nel 2014 si sono trasferite dall’Italia all’Argentina, stando alle iscrizioni all’AIRE (dato già scremato da italo-argentini e nuove acquisizioni di cittadinanza).

Il dato mi sorprende perché in Argentina la qualità della vita non è nettamente superiore che in Italia, né la descriverei come un’economia in espansione o una potenza mondiale. Se qualcuno mi avesse chiesto “E se emigrassi in Argentina?” io gli avrei risposto risolutamente “Vai ovunque, ma non qui!“, forse dovrei ricredermi!

Lettura consigliata: Fuga dall’Italia: da qua se ne vanno tutti

L’Argentina non ha nulla per attirare “cervelli”: non ha ricerca, non ha innovazione, è abbarbicata su una posizione di embargo quasi totale con qualsiasi altro paese, non paga grandi salari, di certo non fa bella figura su un CV. Quindi cosa fanno questi emigrati in Argentina? Secondo me, l’unica cosa che non richiede materiali: usano il cervello.

In Argentina ci sono diverse multinazionali operanti nel campo della consulenza finanziaria, dell’informatica, dell’information technology, della pubblicità, dei servizi televisivi e dei servizi alle imprese, e un panorama culturale molto vivo. L’Argentina è nota in campo pubblicitario, e devo dire che si vede perché le campagne pubblicitarie qui sono sempre di alto livello (a differenza di ciò che pubblicizzano).

Ma dove sono gli italiani?

Me lo chiedevo e ve lo chiedevo già mesi fa, e sono ancora qui che me lo domando: io di italiano ne ho incontrato uno solo e parlava di ritornare in Italia dopo 15 anni, nonostante la moglie e le figlie argentine, ormai stanco dell’insicurezza, dell’inflazione e del pressappochismo argentino. Anche sul web non ho mai incontrato un blog di un italiano o un’italiana in Argentina, che è poi il motivo per cui ne ho aperto uno io: possibile che con tutto il passato italo-argentino, non ci sia uno straccio di italiano che scriva in proposito?

Pro e contro dell’Argentina

Questa sezione è ovviamente personalissima, per cui è bene sempre ascoltare più campane prima di prendere una decisione in merito. Per cui, ecco quali sono secondo me i pro e i contro dell’Argentina:

Pro
  • Il costo dei trasporti è molto basso: una corsa in autobus/treno urbano/metro costa €0,20-€0,30.
  • Il costo dei servizi è molto basso: l’unica bolletta che supera i €10/bimestre è quella di Internet, che costa circa €20. Acqua, gas, luce ricevono un sussidio pubblico, e comunque costano di per sé pochissimo.
  • La vita è più semplice. Alcuni “progressi” occidentali qui non hanno preso piede e sono una preoccupazione in meno nella quotidianità delle persone. Ad es. la tariffa bioraria, la raccolta differenziata, il risparmio energetico, l’attenzione all’ambiente.
  • Il clima è migliore. Vi dico solo che la nebbia non esiste e che fa caldo 6 mesi all’anno, l’inverno è mite e temperato.
  • La cultura e lo svago sono economici: a Buenos Aires è un continuo di iniziative culturali, festival, rappresentazioni teatrali, proiezioni cinematografiche, dibattiti, incontri, laboratori, eventi sportivi,… la maggior parte delle volte gratuiti o comunque a prezzo inferiore ai €10.
  • Il cibo “popolare” costa molto poco. Se vi accontentate di cibo popolare (pizza, bistecca impanata, gelato, patatine fritte e panini) potete sfamarvi con pochi soldi anche mangiando in giro. Per darvi un’idea: panino con la salamella €1,50 da un ambulante, combo panino+bibita €2 in un baretto tipo tabaccheria.
  • La gente è più cordiale. Anche se gli argentini dicono che a Buenos Aires sono scorbutici, a me sembrano persone gentilissimi e sorridenti. Evidentemente non sono mai stati a Milano.
  • La burocrazia è digitale e funziona per davvero. Qui hanno la carta d’identità formato tessera, cosa che in Italia non siamo ancora stati in grado di fare. Per fare la patente si prende il turno online, così anche per fare i documenti. Roba da fantascienza!
  • C’è molta più libertà e ognuno si fa gli affari propri. Lo spirito da caccia al contravventore che abbiamo in Italia qui ancora non esiste. Ognuno si fa gli affari propri. Gli argentini sono molto simili agli italiani e cercano scappatelle, che vengono tranquillamente concesse e non sono considerate gravi violazioni.
  • Sanno fare la fila. Nei negozi, per l’autobus, negli uffici, al supermercato: gli argentini si sorbiscono lunghissime file tranquillamente e senza cercare di passare davanti o tagliare la fila. Molto frequenti i distributori di biglietti nei negozi di quartiere, per stare sicuri che ognuno venga servito secondo l’ordine di arrivo.
  • La natura è incredibile. Le piante e gli animali dell’Argentina sono eccezionali. Le piantine “esotiche” da salotto italiano qui le trovate che spuntano nei marciapiedi o nei giardini delle ville, arrampicate sugli alberi o allegramente ammassate tra loro. Se andate fuori dalle città, gli animali sono ancora molto presenti, sia allo stato selvaggio che come bestie da soma o per alimentazione (ho visto arare campi con i buoi!). In generale, la vita è più “genuina” o magari arretrata, a seconda dei punti di vista.
Contro:
  • Il valore della vita umana è minore. Il che significa che l’aderenza alle norme igieniche o di sicurezza è molto soggettiva. Inoltre è molto più facile subire una lesione o una violenza durante un crimine. In Argentina ci sono 158 bambini/ragazzi scomparsi, e le loro foto sono appese negli aeroporti nazionali.
  • Si salvi chi può. Siccome qui ognuno si fa gli affari propri, se anche c’è una legge moderna e avanguardista, l’applicazione fallisce sempre miseramente e se cercate giustizia, potete mettervi l’anima in pace: non gliele frega niente a nessuno. Così per esempio se in casa vostra non c’è l’impianto di terra e la caldaia non è mai stata revisionata, sono cavoli vostri. La mia vicina ha risolto dormendo con la finestra aperta…
  • La sicurezza è un problema. Anche se Buenos Aires ha 48 quartieri, se incrociamo quelli più sviluppati con quelli a maggiore sicurezza, ne restano giusto 2-3. La criminalità è molto alta e diffusa, e il criminale violento in particolare è frequente. Molti fatti che in Italia farebbero la prima pagina di una testata nazionale qui non sono neanche riportati perché “ordinari”.
  • La qualità, questa sconosciuta. Se una cosa assolve alla sua funzione, è sufficiente. La ricerca della comodità, della bellezza, della praticità non fanno parte della cultura argentina. Non è infrequente vedere oggetti degli anni ’70-’80 nelle cucine argentine, mezzi rotti e malandati: non perché comprarli nuovi sia caro, quanto perché non esiste la motivazione a farlo. Idem per gli studi medici: ce ne sono di moderni, ma non vanno dati per scontato!
  • Culinariamente parlando, non c’è tradizione. In Argentina si mangia sempre la solita roba, feste civili e religiose incluse. Nel nord e nel sud hanno dei piatti tipici, ma qui a Buenos Aires li troverete solo in ristoranti di cucina regionale. La cucina di Buenos Aires è molto unta, grassa e dolce, con ben poche varianti. Alla lunga, stanca (e ingrassa!).
  • L’economia è allo sbando. Tra l’inflazione che fa lievitare i prezzi casualmente e spropositatamente, alle manovre del governo per cercare di tenere testa a questo cavallo folle che è l’economia argentina, una moneta parallela,… risparmiare e avere scambi economici con l’estero è impossibile o difficilissimo. Guadagnare in pesos significa essere sempre più poveri, in quanto il salario non verrà incrementato parallelamente all’inflazione: per questo molta gente è costretta a comprare tutto a rate, anche la spesa del supermercato e la ceretta dall’estetista!
  • L’isolamento. Non solo quello geografico, ma anche quello economico. Scordatevi di potere ricevere merce dall’estero, anche un banale pacco di natale dalla famiglia: verrà trattenuto in dogana, perquisito, derubato e poi vi chiederanno una tassa del 50% sul valore che la dogana attribuisce al contenuto. Al vostro arrivo in Argentina, sbarcati dall’aereo ci sarà un controllo bagagli per verificare che non stiate tentando di evadere le tasse sul commercio (ad es. importando prodotti elettronici a scopo di rivendita) o di importare prodotti proibiti (piante, animali, cibo).
  • Il livello culturale è molto inferiore. Anche se una fetta notevole di persone studia in scuole bilingue e ha un minimo interesse per l’estero, la maggior parte della gente è molto povera e si beve tutto quello che gli racconta il governo. Dicesi populismo, e la presidenta uscente lo incarna alla perfezione.
  • La moltitudine è impressionante. Una delle cose che più mi ha colpito dell’Argentina sono i marciapiedi: grandissimi (malandati) e percorsi da fiumane di gente. Immaginatevi la folla di Milano piazza del Duomo e moltiplicatela per chilometri e chilometri. Per arrivare a vedere la campagna bisogna guidare almeno un’ora, e sarà una squallida periferia costellata di capanne, edifici abbandonati e Walmart.
  • Giusto il minimo. Forse questa è la cosa che più mi irrita: manca la voglia di migliorare, di cambiare, lo stimolo a fare un salto di qualità. Si lamentano (molto meno degli italiani) ma gli va bene così. Alla sedia di un argentino potresti togliere 3 gambe e lui se ne lamenterebbe per 5′ però poi se ne dimenticherebbe, visto che comunque avrebbe il fondoschiena appoggiato sul sedile.
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22 pensieri su “E se emigrassi in Argentina?

    1. Infatti ciò che duole è vedere i resti di un grande paese. Sollevando il naso dai marciapiedi rotti si vedono palazzi e case che un tempo dovevano essere lussuosi e che ora sono abbandonati a sé stessi. A volte chiudo gli occhi e provo ad immaginarmi l’Argentina degli anni ’30: altro che Stati Uniti! Un paese progressista, avanguardista, dove tutti apportavano il meglio che c’era in Europa nel tentativo di fondare una nuova Europa. L’Argentina era due spanne sopra gli Stati Uniti in quanto a civiltà. Poi è capitombolata… ma questo sentimento di “possiamo essere di nuovo grandi” è molto radicato, solo che come nell’esempio della sedia, è insufficiente per smuovere le cose e probabilmente lo scarso afflusso di immigrati dai paesi ricchi non porta l’input desiderato, o forse la massa ormai abituata al peggio non contribuirebbe allo sforzo. È un grande dolore testimoniare tutto ciò. 😦

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  1. Al mio paesello, chi ha la possibilità, l’università la frequenta in una regione del Nord e poi non torna indietro (a meno che non sia figlio di un professionista dal quale raccogliere l’eredità). In questi ultimi dieci anni si moltiplicati i casi di ragazzi che con la laurea in tasca vanno al lavoro all’estero

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      1. Attingo a informazioni che mi passano alcuni amici, non conosco tantissime persone e ne frequento poche. Quest’estate ho rivisto una ragazza (figlia di un amico di mio padre, intorno ai 40) che non vedevo da almeno 15 anni, lavorava a Dubai per una banca inglese. So di ragazzi laureati da poco che sono a Londra e a Monaco di Baviera alle dipendenze di multinazionali. I figli dei miei amici coetanei che sono iscritti all’università sono tutti a Milano e due a Torino (non torneranno mai qua). I figli dei miei ex colleghi, con cui lavoravo fino a 5 anni fa, erano tutti tra Bologna, Milano e Padova.

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      2. Questa notte al lavoro, parlando con una collega del mio paesello, il discorso è caduto su tre sue cugine che non vedo da anni mi ha detto che vivono una a Roma, una a Torino e l’altra a Grosseto. E un altro cugino ha studiato a Milano e ora ci vive e là si è sposato. Per dire

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  2. Come mi piacciono le liste dei pro e i contro! Considerato il pochissimo tempo in cui ho potuto soggiornare a Buenos Aires, devo dire che mi è rimasto proprio impresso questo senso di decadenza in certi scorci cittadini e di vintage nelle case della gente…a volte mi sembrava di essere negli anni ’70, ma non nel senso di “società arretrata”, per niente. Più per un melange di vecchio e nuovo che mi ha ricordato le atmosfere di alcuni libri ambientati negli anni ’70…Atmosfere che naturalmente mi sono solo immaginata visto che sono nata negli anni ’80 😉 Ma fra tutti questi pro e contro, tu a quali dai più peso? Forse dovrei tornare molto indietro negli archivi di questo blog, ma tu perché vivi a BsAs?

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    1. Sicuramente il primo premio dei CONTRO va alla sicurezza, anche se non ho mai subito né testimoniato atti criminali (se non contiamo le volte che ho rischiato di finire investita). Sono venuta qui dopo una vacanza di 3 settimane in cui mi sono innamorata del paese; tempo di fare gli scatoloni e sono arrivata qui definitivamente. L’idea era di prendere una casa con giardino e fare vita bucolica, la pratica però ha rivelato che vivere in una casa con giardino è pericoloso: qui le case hanno giardini bellissimi ma non ci ho mai visto nessuno goderseli (tranne i molto poveri, che non hanno nulla da farsi rubare) per timore di furti, assalti e sequestri. Andare fuori dalla città significa essere isolati, non solo dalla vita sociale/culturale ma anche in caso di necessità chissà dove sta il primo ospedale e in che condizioni si trova. Inoltre non è detto che siano zone più sicure, visto che sono isolate. Questa tendenza a doversi nascondere e anonimizzarsi è forse la cosa che più mi pesa, si riflette nel modo di vestirsi, nella scelta dell’abitazione, nelle azioni pubbliche, ecc. In parte anche la sicurezza economica assente: folle sarebbe spostare i propri risparmi in Argentina, molto controproduttivo farsi pagare da clienti stranieri in Argentina per via del cambio ufficiale manipolato al ribasso per illudere che il pesos sia forte, impossibile risparmiare in pesos, assurde regole sulle possibilità di spesa con carta di credito all’estero, ecc.

      Invece per i PRO credo la cosa che più mi piace sia l’assenza di pressione sociale (la semplicità). Nessuno sta a vedere se hai studiato, che lavoro fai, quante ore alla settimana lavori, se hai pagato tutte le multe, che auto hai, ogni quanto la cambi, come ti vesti o se vai in vacanza nei posti giusti o se frequenti certi locali. Quelle cose esistono solo nei giri “alti” di wannabe statunitensi o europei (categoria che odio).

      Un altro PRO che si merita il secondo posto, e che non ho menzionato esplicitamente ma che traspare, è lo spirito di Buenos Aires città viva, con attività culturali, in cui è facile avviare un’attività, conoscere persone, sperimentare cose diverse con poco investimento economico. In questo ricorda l’Italia degli anni ’70, anche grazie alla “semplicità” delle regole (o meglio, alla loro scarsa osservanza che non viene punita). A volte Buenos Aires mi sembra un grande paesone perché ruota tutto attorno ad alcuni eventi e luoghi cardine che accomunano tutti gli abitanti, e anche perché “si può fare”.
      Per dire, se domani vuoi metterti a vendere marmellate fatte in casa, pigli un banchetto, ti metti per strada e le vendi e nessuno ti verrà a dire niente. Nessuno si va a preoccupare se hai rispettato norme igieniche, se hai una licenza, se paghi le tasse o da dove viene la frutta che hai usato.

      Ora la smetto che è più lungo il commento del post 😉

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      1. E mi è piaciuto un sacco questo commento lungo! 🙂 Anche io sono arrivata con mille paranoie sulla sicurezza e giravo per strada super trasandata (anche se questo non fermava i corteggiatori per strada…geni italiani all’ennesima potenza, forse tutti trasferitisi in Argentina :D), ma alla fine avrei potuto rilassarmi un pelino di più, credo. Ho vissuto in una casa con giardino bellissimo ma sul rio Tigre, dove effettivamente la possibilità che ti arrivino i ladri in barchetta credo che sia un poco più bassa… E che bello poter disporre della semplicità. Ti dirò che per trovarla, comunque, mi è bastato uscire dall’Italia, anche in Spagna si respira mooolta più tranquillità nel seguire le regole e le norme igieniche e mille altri paletti che ok l’ordine, ma è vero che possono ingessare molto una società.

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      2. In verità pochi mesi fa hanno sparato a uno da una barchetta a un altra, e ultimamente vedo sempre più case nel delta del Tigre con le inferriate alle finestre. C’è un canale argentino (TN) che passa a ripetizione tutti i crimini degli ultimi 3 giorni e se lo guardo scappo domattina (non ho la TV, ma mi capita di vederla nei bar o nelle sale d’attesa). Tipo: padre che scende ad aprire la porta del garage, ladri che cercano di rubargli l’auto *con a bordo il bambino nel seggiolino* e l’altro figlio di 5 anni, poi per fortuna il ladro non sapeva guidare con il cambio automatico e s’è impappinato, il padre ha avuto i riflessi pronti ed è riuscito a sfilare il pupo e far scendere l’altro figlio. Scena ripresa dalla telecamera di casa del tipo, un tipo che non era ricco ma neanche povero da favelas (avendo l’auto). Ladro fuggito con auto e mai preso. Io ho mandato in paranoia tutta la gente che è venuta a visitarmi, per fortuna non è successo niente, ma almeno hanno imparato a riconoscere potenziali situazioni di pericolo a cui in Italia non sei preparato.

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      3. Questo è vero, la nostra soglia del pericolo è molto bassa. Il mio compagno, che è latino ed è cresciuto in una megalopoli, me l’ha insegnato bene…e ho dovuto riconoscere che non ero per niente abituata a stare all’erta. A BsAs ho finalmente messo in pratica i suoi insegnamenti 🙂

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      4. Quando sono passata da Madrid dopo un anno qui, mi sentivo leggera e come se fossi tornata dal fronte. Vedere la gente con il cellulare in mano nei bar all’aperto mi faceva sentire come se venissi da un altro pianeta. Oppure gente con il computer nello zaino (!) o il tablet in mano (!!) e vestiti di tutto punto (!!!).

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  3. Mi permetto di osservare che la carta di identità formato tessera ormai ce l’abbiamo anche noi e che proprio la settimana scorsa ho prenotato la visita per la patente per telefono e IN TEMPO REALE mi è arrivata la comunicazione via mail con tutti i dettagli. Pensavo di essermi svegliato in Svizzera…
    Ho letto davvero con interesse questo post, perchè l’Argentina è un paese che non conosco affatto (se non leggendo il tuo bel blog!) e carpire i segreti direttamente dall’esperienza di chi ci vive non vale una Lonely Planet. Sapevo solo delle difficoltà che ci sono ad esportare in Argentina (mi ci sono scontrato per lavoro). Per alcuni contro, leggo alcune somiglianze con la Cina, il che mi fa pensare che al di fuori dell’Italia ci siano molti aspetti comuni: il basso valore della vita, il discorso sulla qualità e sulla moltitudine. Solo stando all’estero si ha la fortuna di poter confrontare ciò che si conosce (l’Italia) con ciò che si ignora. E in ogni caso, nel bene e nel male, è comunque arricchente.

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    1. Ne ho vista solo una in tutta la mia vita, mi sembra la persona fosse dell’hinterland milanese. Avevo letto anni fa che era partita in via sperimentale in una decina di comuni italiani vari, ma poi c’era stato un inghippo con la fornitura di cartucce per le stampanti e la cosa si è arenata per una decina di anni. Che dati sono indicati? Anche la donazione organi?

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      1. Ah no, non così tanto!
        mia moglie ce l’ha in formato tessera. Ha il microchip, ma non so quali informazioni siano contenute. Forse mi sono entusiasmato troppo?
        Anche la patente, ormai la danno solo in formato tessera. Io adesso devo fare il rinnovo e me la cambieranno.

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