Lago Titicaca

Questo grandissimo lago, secondo per dimensione in Sud America e primo al mondo per altitudine, si trova a confine tra Perù e Bolivia.

Sono voluta andarci per vedere i celebri tramonti, e ovviamente ci sono capitata in un giorno di pioggia.

La mia vacanza prevedeva di arrivare a Puno, sulla terraferma, dormirvi una notte e la mattina seguente imbarcarmi alle 7:30 per la gita alle isole degli Uros e tappa finale sull’isola naturale di Amantani con pernottamento in casa locale.

Ma andiamo per ordine. Puno dista circa 5:30 ore di auto da Cusco. Il viaggio di andata lo abbiamo fatto con un pullman turistico che ha percorso la Ruta del Sol a tappe, impiegando 9 ore. Avevamo una guida, una hostess che serviva snack a bordo e ovviamente un autista, ed erano inclusi anche il pranzo in un ristorante turistico a buffet e tutti gli ingressi ai musei dove ci siamo fermati.

Il costo di questo tour-trasporto combinato è stato di $60 e il pullman era della Mer Turismo; vedo che hanno un sito ben fatto, qualora vogliate organizzarvi da soli, ma ci sono altre ditte che offrono lo stesso servizio.

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La prima tappa è stata a Andahuayillas per visitare la chiesa di San Pedro, detta la Cappella Sistina del Sud America, e il piccolo museo annesso dove sono mostrati resti umani che illustrano l’antica pratica della deformazione del cranio (segno di nobiltà). In una teca c’è anche un supposto scheletro di alieno, le cui orbite, cranio e ossa sono deformati in modo diverso da tutti gli altri resti umani rinvenuti.

Ruta-del-Barroco-Andino-San-Pedro-Apóstol-de-Andahuaylillas-03.jpgSopra: San Pedro, splendido esempio di barocco andino

La seconda fermata del nostro tour è stata Raqchi, dove si possono ammirare i resti del tempio incaico di Wiracocha (ringraziamo gli spagnoli per averlo tirato giù, complimenti). In verità non resta molto e serve molta immaginazione, ma l’atmosfera bucolica e pacifica di quel paesino in mezzo al nulla è una memoria felice che porto con me.

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Sopra: la parete che resta del tempio di Wiracocha

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Sembra un n quadro di Van Gogh, ma è uno scorcio di Raqchi (foto mia)

 

Dopo pranzo abbiamo proseguito il viaggio passando per La Raya, un passo a 4335 m.s.l.m. da cui è possibile vedere il ghiacciaio Chimboya da cui nasce il rio delle Amazzoni. Faceva freddo e tirava vento, e pure pioveva.

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Istantanea dal pullman sulla strada verso Puno, temporali incombenti

La successiva tappa è stata Pukara, un villaggio abitato già dal 1600 a.C. fino al 400 d.C. dalla civiltà precolombiana omonima (da non confondere con Pucara, nel NOA dell’Argentina). Lì abbiamo visitato un minuscolo museo con alcuni monoliti antichi, e abbiamo capito chi hanno imitato per i souvenir di statuine varie.

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A Pukara c’erano 5 (cinque) venditori di souvenir con una fissazione particolare per i tori, che capeggiano – rigorosamente a coppie e a volte insieme alla croce cristiana – la maggior parte dei tetti della Valle Sagrado (la regione di Cusco) come auspicio di fortuna e fertilità. Pare in origine fossero lama, ma gli spagnoli distruggevano tutti simboli locali e quindi la popolazione li ha sostituiti con tori importati dai coloni. Lezioni di (dis)integrazione.

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Verso sera siamo arrivati a Puno. L’indomani ci siamo imbarcati per la prima giornata di navigazione sul lago Titicaca. La prima tappa, quella che io sognavo sin dalla pianificazione del viaggio, è stata su una delle 80 isole degli Uros.

Sono isole artificiali realizzate con canne secche di totora che crescono nel lago, ancorate al fondo e mobili. Gli Uros vi si sono rifugiati per sfuggire alle insidie della terra ferma, all’incirca quando in Italia veniva fondata la città di Roma (753 a.C.).

Con le totora realizzano anche tipiche e vistose imbarcazioni che oggi portano i turisti. Ogni isola ha il suo presidente, che resta in carica per un anno. Il presidente della “nostra” isola si chiamava Jonathan e aveva 20 anni. Da pochi mesi il governo ha portato l’elettricità sulle isole, ma non avevano ancora le lampadine (…).

Attualmente gli Uros vivono di turismo: le donne ricamano, gli uomini pescano. Con le totora realizzano anche le loro abitazioni (le capanne di paglia che si vedono nelle foto). Quando devono spostarsi perché l’isola affonda (in genere ogni 7 anni) è sufficiente sollevare la casa esistente. I bambini vanno a scuola a Puno, dove apprendono lo spagnolo. Sulle isole si parla aymara.

L’etnia originaria degli Uros è ormai estinta, la ultima Uros purosangue morì negli anni ’70, e la lingua originaria (uruquilla) è andata perduta.

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Un’isola artificiale e un’imbarcazione tipica
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Pon-pon ai codini: se sono neri indicano che la donna è sposata.
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Cucina, ogni famiglia ha la sua. Su ogni isola vivono circa 5 famiglie.
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La bambina che ci ha accompagnato durante la gita con la barca di totora

Dopo altre tre ore di navigazione in aliscafo e una grande dormita, siamo arrivati sull’isola di Amantani, una isola naturale dove da 5 anni è stato lanciato un programma di ospitalità turistica.

Si arriva sull’isola verso le 16 e al porto i turisti vengono “abbinati” a una famiglia locale a seconda della disponibilità. L’isola ha circa 6.000 abitanti molto sparpagliati, e ogni due mesi l’aliscafo turistico approda in un villaggio diverso. Da notare come è diverso l’approccio commerciale rispetto l’occidente: lì si condivide tutto.

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La signora Anastacia, la nostra padrona di casa sull’isola di Amantani

Sull’isola hanno da poco installato dei pannelli fotovoltaici per l’autoproduzione di energia elettrica. La maggior parte delle case non ha acqua corrente né riscaldamento. Per cucinare si usano le bombole. La vita sull’isola è molto modesta. A noi sono capitati gli anziani del nostro villaggio, e sembrava di tornare nel 1800. La signora parlava poco spagnolo perché raramente aveva lasciato l’isola; il marito invece era originario della terra ferma, doveva aveva lavorato, e riuscivamo a comunicare. Tra di loro conversavano in quechua.

Non è stato facile stare 12 ore senza le comodità della civiltà! In più faceva un freddo becco: 9°C, vento e pioggia… e zero riscaldamento. Però non mi posso lamentare, visto che la mia principale preoccupazione era evitare di prendere al dissenteria… e l’ho schivata!

L’indomani siamo partiti alla volta dell’isola di Taquile, un’altra isola naturale del lago da cui è possibile ammirare Copacabana (Bolivia). Gli abitanti di Taquile erano molto più riservati. La peculiarità dell’isola sono i tessitori uomini e nella piazza del paese è presente un grosso negozio dove si possono comprare maglioni, sciarpe, berretti, guanti, coperte.

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L’isola di Taquile, con i suoi pini, mi ha riportato con la mente in Italia

Dopo una deliziosa trota alla griglia del lago, abbiamo fatto rientro a Puno, dove abbiamo preso il pullman notturno (non turistico) che ci ha riportato a Cusco. Era la prima volta che prendevo uno dei famosi pullman del Sud America in cui si può dormire, e lo spazio per sdraiarsi è commisurato alla statura dei locali: 1,60 m.

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