Cambieremo?

Ieri giorno di ballottaggio, attesissimo e con il risultato previsto. Sono rimasta sorpresa, ma io preferisco preoccuparmi prima anziché dopo.

Del resto, con una differenza inferiore al 3% tra i candidati, le cose sarebbero potute andare diversamente.

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Va detto che qui il Presidente della nazione ha molto più potere e influenza che in Italia, e un avvicendamento al vertice può davvero far cambiare il vento nel Paese. Io, avulsa a tale fenomeno, sono molto scettica e ho seguito le elezioni freddamente, senza entusiasmarmi troppo per il risultato.

Le TV argentine seguivano in parallelo i palchi di Cambiemos (Macri, vincente, già sindaco di Buenos Aires) alla sede del partito, e di FPV (Scioli, perdente e candidato del governo peronista uscente) in plaza de Mayo.

Una volta chiusi i seggi, alle 19.00, a seconda del canale TV raccontavano un risultato diverso: in uno davano per eletto Scioli, nell’altro Macri.

Quando i seggi scrutati erano appena lo 0,83%, il “nostro” canale già intitolava “Macri nuovo presidente“. Se non è ottimismo questo!

Alle 22.00 erano già pervenuti circa l’80% dei risultati, e per tutto lo spoglio Macri è stato sempre in debole vantaggio; tuttavia in nessun momento si è tenuto che la situazione si ribaltasse, anche perché sono stati prontamente trasmessi i dati relativi alle province più peroniste, che confermavano la preferenza per Macri.

Il candidato sconfitto, Scioli, ha tenuto un lungo discorso (per essere il perdente) in cui ha tenuto stampato un sorriso falso da salumiere in cui diceva tutto l’ovvio “hanno scelto gli argentini / lasciamo un paese con la tassa più bassa di sempre / bisogna riconoscere i risultati / gli auguro di governare bene / che il cambio sia positivo“, ma quando s’è girato verso la moglie Karina, si poteva vedere che stava trattenendo le lacrime.

Si è ricomposto in un secondo, ha abbracciato i suoi collaboratori sul palco e se ne è andato. Sul palco del vincitore, Macri si è lanciato in un interminabile discorso improvvisato mentre i grossi coriandoli scendevano a pioggia e la gente si scatenava ballando e cantando. Anche il nuovo presidente ha ballato (come ha fatto per tutta la campagna elettorale). Sembrava capodanno.

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La partecipazione alle elezioni è stata sentita anche tra gli stranieri, a causa delle forti limitazioni esistenti ai rapporti con l’estero (scambi commerciali e cambi di valuta).

I cambiamenti più auspicati dagli stranieri sono:

  • Libero commercio di beni, con dazi sulle importazioni ragionevoli e pacchi che non spariscono magicamente in dogana, o che non devi andare a recuperare all’aeroporto internazionale a 40 km dal centro.
  • Un unico tasso di cambio.
  • Apertura commerciale e finanziaria con l’estero, per potere prelevare dagli ATM senza perdere il 30% del valore (vedi sopra), per poter importare ed esportare beni.
  • Addio al ricarico del 35% sui viaggi all’estero.
  • Più sicurezza.
  • Meno manipolazione delle statistiche.
  • Basta populismo con sussidi a pioggia per nullafacenti che figliano solo per ricevere aiuto economico.
  • Più applicazione delle leggi, e in maniera uguale per stranieri e locali.

 

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