El Diego (d10s)

Para el pueblo

Lo mejor

Diego Armando Marado’

Questo coretto celeberrimo è stata la prima frase in spagnolo di senso compiuto che mi hanno fatto imparare ho imparato. E a me Maradona non era mai piaciuto: sono troppo giovane per averlo visto in azione, di lui ho sentito parlare solo nella fase del declino.

Nell’86 conquistava i Mondiali di calcio con l’Argentina, io probabilmente conquistavo l’indipendenza dal pannolone. Però non ci può essere un blog sull’Argentina senza almeno un post sul Diego (chissà se si nota l’assenza di un post sul tango!).

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Maradona vince i Mondiali dell’86.

Dicevamo: correva l’anno millenovecentoottantasei e Maradona con un discusso gol di mano segna contro l’Inghilterra e porta l’Argentina in finale e poi sul podio più alto del mondo. Fu una vittoria simbolica, politica, forse anche rubata (gli inglesi da sempre tentano di conquistare l’Argentina, ma questa è un’altra storia…).


El Diego, così si chiama semplicemente qui, è un eroe nazionale, anche perché, diciamocelo, è un personaggio. Genio in campo e rocambolesca vita privata, una moglie che era la sua fidanzatina da quando aveva sedici anni, Claudia Villafañe, che ha sempre vissuto lontano dalle luci mediatiche che puntavano sempre sul marito, due figlie legittime, Gianinna (sì, con questo obbrobrio di italiano) e Dalma, almeno un altro paio di figli illegittimi (il famoso Diego Jr. Sinagra in Italia, e Jana, in Argentina), un figlio dalla ex-fidanzata* Rocío Oliva (Diego Fernando) e un altro non riconosciuto ma presunto (Santiago).

Le sue vicende familiari hanno tenuto occupate le pagine dei media nazionali e mondiali per anni. L’ultima capitatagli è la lite legale contro l’ex-moglie (sono solo separati, ma i rapporti tra i due sono tesissimi), accusata di avere usato i suoi soldi per comprare appartamenti per 10 milioni di dollari a Miami dietro suggerimento del nuovo compagno di lei, l’imprenditore argentino Jorge Taiana, che El Diego chiama Tontín (tanto per rimarcare il suo stile che se ne frega di tutto e di tutti).

Basta cercare la parola “Maradona” su La Nación, la principale testata nazionale, per avere un’idea di quante persone siano coinvolte nel suo circo mediatico. Il testimone passa alle sue figlie, Gianinna, già sposata e separata con il calciatore della nazionale Sergio “el Kun” Agüero, da cui ha avuto un figlio (e a cui Maradona non ha risparmiato critiche).

È un vero cinema, la vita di Maradona, e io ho acceso la televisione alla puntata 1500 della saga, per cui non ho idea di quanti retroscena ci siano stati prima d’oggi. *Solo facendo ricerche per questo articolo ho letto che pare voglia sposarsi con Rocío Oliva, che solo qualche mese fa era “la ex da cui aveva avuto un figlio e che aveva postato un video di lui che, ubriaco, la aggrediva”.

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Il clan dei Maradona ufficiale

Oltre a questa intensa vita privata, di cui i media hanno parlato attentamente e morbosamente anche per le scivolate nella droga, gli eccessi di alcol e donne, Maradona ha sempre parlato molto esplicitamente di come lui vede il mondo e delle sue idee comuniste e filo-populiste, tatuandosi il profilo di Castro sul polpaccio, recandosi più volte a Cuba facendosi fotografare con il generál, sostenendo Hugo Chávez nella sua campagna presidenziale in Venezuela e tatuandosi anche Che Guevara.

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Queste amicizie politiche gli sono costati il diniego del visto per gli Stati Uniti, dove voleva recarsi con figlia e nipote per visitare DisneyWorld. In passato, le uscite di Maradona contro gli Stati Uniti e la loro politica aggressiva e di sfruttamento dei paesi del Sud America non sono mancate.

Eppure quello che il Diego dice non sono i deliri di un pazzo come sembrava dall’Italia. Vivendo qui e potendo ascoltare l’audio originale dei suoi interventi, conoscendo la realtà Argentina e le ingerenze di Stati Uniti (v. corporativismo) e le note stridenti tra Argentina e Inghilterra (v. Falkland/Malvinas), ho cominciato a capire Diego Armando Maradona. E a stimarlo.

Gli argentini si possono dividere tra quelli che lo amano, come si potrebbe amare un padre o un fratello o una divinità, e quelli che non lo sopportano. Tutti, però, hanno un’opinione forte in merito. Tutti lo conoscono.

Qualcuno se lo tatua, molti lo graffitano sui muri. Gli intitolano negozi, basta dire “La diez” e si sa che si sta parlando del pibe de oro, del d10s (dios, appunto, ma scritto con il numero 10).

 

Anche a Napoli lo adorano e la città va in delirio per lui, nonostante i suoi presunti problemi di evasione con il fisco italiano che il Diego smentisce vigorosamente. Anche Maradona ama Napoli e ha detto che gli piacerebbe tornare a lavorare nella città partenopea come allenatore. Ruolo che aveva già rivestito (disastrosamente) per la nazionale argentina.

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Napoli ama Maradona e Maradona ama Napoli.

Nel 2008 il regista Emir Kusturica gira un documentario sul Diego, in cui dà ampio spazio al culto di Maradona (letteralmente, qualcuno in Argentina ha fondato un culto per venerarlo) e a Maradona stesso, descrivendone la vita, dalla sua vita umile e povera a Lanús (uno dei quartieri più poveri e pericolosi di Buenos Aires) all’esordio nella serie A argentina dove scelse il Boca Juniors, di cui era tifoso, anziché l’acerrimo rivale River Plate, che però gli offriva molti più soldi.

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Nel documentario è mostrato il famoso discorso “La camiseta no se mancha” [la maglia da calcio non si macchia (con la droga)] tenuto alla Bombonera nel 20o1, lo stadio del Boca Juniors dove diventò famoso in Argentina, dopo la sua redenzione dalla droga (vi ricadde in seguito).

Quel discorso lo consacrò ancora di più: già era un mito, lo rese umano. E quindi immortale. 

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7 pensieri su “El Diego (d10s)

    1. Lui ha dato voce a metà del paese, quello poverissimo, che qui hanno tenuto nascosto e represso per anni. In più rappresenta una storia di riscatto dalla povertà estrema, molti si possono identificare in lui perché molti sono nello stesso punto (meno il riscatto). L’Argentina secondo me ha per molti hanno snobbato (e diciamo pure sfruttato) le fasce più povere della popolazione proiettando all’estero solo un’immagine di Parigi del sud america che rifletteva solo la parte migliore della popolazione, quella di intellettuali bianchi, non di certo i Maradona. Poi meglio Maradona che Salvini , ma a mani basse! 😉

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      1. Populisti entrambi. Concordo sulla tua preferenza. Salvini è impresentabile.
        Capisco quello che Maradona è per metà degli argentini, a Napoli ha rappresentato qualcosa del genere (calcisticamente). Intendo dire che è un mostro nel gioco del calcio ma finisce là. Vedi Pelè? Un gigante pure lui ma ha sempre mantenuto un profilo basso. Lo preferisco.

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