Questioni di classe

Una cosa buona dell’Italia che ho imparato a riconoscere da quando sono emigrata, è che il nostro sistema scolastico pubblico permette un certo contatto tra le classi sociali. Forse potrei spingermi a dire che offre uguali opportunità a tutti [il mondo del lavoro, purtroppo no], dato che nella mia esperienza non ho mai visto preferenze in base allo spessore del portafoglio dei genitori.

In Argentina, come negli Stati Uniti, chi ha soldi per mandare i figli a una scuola privata lo fa. Così facendo, si mantiene la stratificazione sociale e, a mio avviso, anche una visione parziale e di parte della società da parte del bambino. Le scuole da classe media hanno bambini della classe media, le scuole da classe alta hanno bambini da classe alta. Le scuole pubbliche si beccano tutta la fascia meno abbiente, e si rimane bloccati in un circolo vizioso: gli insegnanti peggiori, gli alunni peggiori, i genitori peggiori, gli esempi peggiori, i destini peggiori.

In Argentina, 1 studente su 4 è iscritto a una scuola privata. In Italia il numero scende a 1 su 10.

Mio marito ha fatto una scuola privata argentina da classe media, i genitori dei suoi compagni facevano tutti più o meno il mestiere dei miei suoceri e a distanza di 30 anni i suoi amici hanno fatto più o meno tutti la stessa fine di mio marito: emigrati e laureati, non ci sono imprenditori o dirigenti d’azienda, né professionisti di alto livello.

Nel mio percorso scolastico nella scuola pubblica italiana invece io ho avuto compagni di scuola che erano figli di camionisti, di dentisti, di operai, di medici, di insegnanti, di parrucchiere. Qualcuno ha ricalcato le orme dei genitori, qualcun altro ha fatto un salto verso una classe sociale superiore e qualcuno verso una leggermente inferiore. Anche se in Italia si dice la mobilità sociale sia poca, rispetto all’Argentina mi sembra che siamo messi meglio.

scuola

Trovo difficile spiegare il classismo agli italiani perché da noi è molto sproporzionato: ci sono gli Agnelli e poi gli italiani, i primi sono un 5% della popolazione, i secondi il 95%. Qui invece ci sono più sfumature. I poveri veramente poveri che neanche mandano i figli a scuola, perché devono lavorare o aiutare in casa; i meno poveri che li mandano a scuola, ma solo fino alle scuole medie e sempre che ci sia una scuola nei paraggi (penso a chi vive nelle zone rurali dell’Argentina, non solo a chi vive in città). C’è la classe medio-bassa che ancora si rivolge alla scuola pubblica, la classe media che si rivolge alle scuole private di bassa lega, la classe medio-alta che punta a scuole private che equivalgono più o meno alle nostre scuole pubbliche italiane, e la classe alta che spende una cifra considerevole per mandare i figli nelle scuole più prestigiose del paese.

Per rendere l’idea, la retta che si paga in una scuola di fascia alta, è circa equivalente allo stipendio di un genitore della classe medio-bassa (€600-800/mese).

Un aspetto positivo è che qui le scuole serali fioriscono e c’è molta gente che studia e lavora. Parlo di persone che magari hanno 30-40 anni e fanno i conducenti dei bus, le commesse o le segretarie. Con un titolo di studio professionale possono ambire a posizioni con un salario migliore. In Italia tutti guadagnano la stessa cifra, per cui non ha senso continuare a studiare e specializzarsi, meglio tenersi stretto il posto fisso anche se non di alto profilo!


 

L’uniforme scolastica aiuta o combatte il classismo?

Gli alunni delle scuole elementari pubbliche indossano il grembiule bianco, detto guardapolvo (lett. antipolvere), e dalle medie in poi vanno a scuola in borghese.

guardapolvos

Gli alunni delle scuole private hanno una divisa scolastica sul modello dei college inglesi: pantaloncini o gonna, polo o camicia con distintivo della scuola, calze e mocassini, maglioncino sempre con lo stemma della scuola. Per tutti gli indumenti dove non è presente il distintivo scolastico, i colori sono dettati a seconda dell’istituto (per esempio, il colore delle calze o delle scarpe) ed esistono negozi che vendono solo uniformi scolastiche.

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All’università invece si va tutti in borghese, indipendentemente dal fatto che siano pubbliche o private.


 

Sulla divisa, in casa siamo divisi (scusate il gioco di parole involontario). Per come la vedo io, la ritengo un’usanza classista orribile. Se vedi un bambino con il grembiule bianco, sai già che va alla scuola pubblica e che è un poveraccio. Se vedi un ragazzino con la divisa di un Colegio, in base a quella sai quanto i suoi genitori possono permettersi di pagare di retta scolastica.

 

Invece mio marito ritiene che la divisa appiani le differenze: non importa che vestiti puoi permetterti nella vita privata, a scuola sei uguale a tutti i tuoi compagni. Affermazione che a me sembra vera solo se guardi la tua scuola, che è poi il grande difetto che io trovo in questo classismo scolastico: vai a una scuola di classe medio-alta e ti convinci che sia la normalità, disprezzando quelli più in basso di te ed invidiando quelli più in alto, o più semplicemente ignorandoli. Eppure lui dice che in Italia lo hanno fatto sentire a disagio perché a scuola non aveva i vestiti firmati come alcuni suoi compagni.

Sono curiosa di sapere come funzionano le scuole dove vivete voi e cosa pensate della questione “divisa”.

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18 pensieri su “Questioni di classe

    1. Dopo il regime militare molte famiglie si sono trasferite all’estero. Chi ha avuto la possibilità di andarsene, se ne è andato. Per carità, non è stato un esodo, ma circa il 25% dei suoi compagni di classe ora è all’estero. La mia esperienza è radicalmente opposta: tutti i miei amici sono rimasti dove erano quando li ho conosciuti.

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      1. Gli ho offerto la possibilità di andare dieci giorni in Svezia per uno scambio organizzato dalla sua scuola ma ha rifiutato. Io alla sua età avrei fatto carte false per andarci. Lui sta comodo con la nonna e la mamma. …

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  1. Sulla divisa la penso come te. In borghese, gli appartenenti alla stessa scuola si vestono probabilmente in maniera simile. La divisa li cataloga irrimediabilmente, nel bene o nel male

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  2. Io concordo con tuo marito. Anche per me il grembiule consente una parificazione dello stato sociale. Il confronto con le altre scuole ci sarebbe indipendentemente dalla divisa o meno.
    Articolo molto interessante, complimenti.

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    1. In Italia ho frequentato un asilo cattolico (senza grembiule), un secondo asilo cattolico (con grembiule rosa per le bambine e azzurro per i bambini), le scuole elementari pubbliche (con grembiule nero) e dalle medie all’università tutte scuole pubbliche in borghese. Alle elementari tenevo il grembiule slacciato perché mi piaceva fare l’anticonformista e mi piacevano anche alcune felpe che avevo (tipo una di lustrini con i gatti sopra). Trovo il grembiule una mutilazione dell’espressione individuale. Va bene tutti uguali, ma per dio, non anonimi!

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      1. Verissimo, Isa, ti do ragione sull’espressione individuale. Però è vero che spesso la stessa è più facile se uno può permettersi di comprare la felpa carina o particolare. In molti casi, ricordo che, soprattutto per le famiglie numerose, i bambini/e indossavano vestiti dei fratelli/sorelle maggiori, magari vestiti fuori moda, ma comunque ancora sufficientemente intatti e funzionali. In questo senso, dunque, intendo che un grembiule, per quanto livellante e “mutilante” sia, per usare un tuo termine, rende tutti un pochino più uguali.

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      2. Questo è vero. Alle superiori per me è stato uno shock dal punto di vista dell’abbigliamento. Per me il massimo della figaggine era avere le scarpe Asics e la felpa Nike, ma andando in città (per il liceo) sono venuta a contatto con un altro mondo fatto di polo di Ralph Lauren e scarpe di Prada “vela” (all’epoca erano uno status symbol come il Cayenne oggi). Ricordo con vergogna i giri assurdi che facevo fare a mia madre nel fine settimana per cercare di avere quelle cose senza spendere un occhio della testa, all’epoca comparivano i primi outlet e bisognava andarli a cercare con il lanternino o tramite passaparola (non c’erano i grandi outlet come ora). Ho comprato praticamente tutto ciò in cui entravo indipendentemente dal fatto che mi stesse bene o fosse comodo. Mi chiedo se però fosse una cosa peculiare dell’Italia o se anche all’estero esista questa forte influenza del vestiario nell’adolescenza. Quando vedo i gruppi di turisti italiano all’estero, gente di 45-55 anni con le Hogan e lo stesso piumino Colmar, capisco che qualcuno non è mai uscito da quel purgatorio chiamato adolescenza!

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      3. Vedo che hai colto perfettamente il senso di ciò che dicevo, è esattamente così. Solo che ho potuto appurare che, se prima questo confronto avveniva all’epoca dell’adolescenza, oggi purtroppo si è spostato già alle elementari. Il che fa capire perchè le nuove generazioni non è che crescano proprio benissimo…

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  3. Ricordo con orrore una bambinetta di 10 anni o giù di lì con il tanga sotto ai pantaloni bianchi, come la madre. Perché si sessualizzano i bambini?! È deplorevole!

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  4. Anche il mio compagno mi ha sempre parlato moltissimo del divario sociale in Messico, e fa le tue stesse considerazioni sul classismo. In Italia tutto è molto più smorzato, per fortuna, e la scuola pubblica è ancora il punto di riferimento per gran parte della popolazione, a prescindere dallo status sociale.
    Finché la scuola accoglie appunto TUTTI, non vedo un problema l’uso del grembiule.
    Il grembiule si trasforma in uniforme nel momento in cui diventa l’etichetta della scuola e quindi della classe sociale cui appartiene il bambino.
    Rimane il fatto che, grembiule o meno, la differenza fra i bambini la fa l’ostentazione dei vestiti e delle marche: ma come dici giustamente qualche commento più su, questo è un marchio dell’italiano anche in età adulta, purtroppo.

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    1. Di recente abbiamo guardato su Netflix l’ultimo documentario di Michael Moore, “Where could we invade next?“. Una parte del documentario riguarda il tema dell’istruzione: in Finlandia le scuole private quasi non esistono e tutti (dai figli dell’immigrato operaio ai figli del dirigente finlandese) frequentano la scuola pubblica. Moore intervistava gli insegnanti della scuola finlandese i quali gli spiegavano che siccome c’è solo la scuola pubblica, è nell’interesse di tutti che funzioni bene (che gli insegnanti siano capaci e motivati, che gli alunni vadano d’accordo, che le strutture siano ben attrezzate e idonee) e ha inoltre il risvolto di permettere di andare più d’accordo anche da adulti, perché ti resteranno gli amici di altre classi sociali dei tempi dell’infanzia, e se anche tu sarai dirigente, ci penserai due volte prima di sfruttare indecentemente il tuo ex compagno di scuola. Illuminante!

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