Cultu-cucina

milCome a tutti gli italiani all’estero, anche a me manca la cucina. Ma quello che ho imparato da quando sono emigrata, è che la cucina non è solo fatta di pietanze e ingredienti.

La cucina, per gli italiani, è tutto. È la tradizione, sono le ricette per occasioni speciali, gli orti d’estate e le conserve per l’inverno, i viaggi alla ricerca di sapori e piatti nuovi, gli scambi di ricette con gli amici, le cene in compagnia in cui prepariamo pietanze per i nostri invitati, la pianificazione di un pasto tra amici, i giri al supermercato per comprare tutto l’occorrente, le ore in cucina a organizzare e preparare le pietanze da gustare in compagnia, i ricordi che nascono attorno alla tavola. La cucina è condivisione, famiglia, amicizia.

In poche parole, la cucina è una parte importante della sfera sociale e affettiva di un italiano. Qui in Argentina non riesco a ritrovare la cultura culinaria che tanto amo, credo proprio manchino i riferimenti culturali, nonostante le origini spagnole e italiane degli abitanti di Buenos Aires.

Tanto per cominciare, in generale qui la gente è pigra e non ama cucinare. In parte li capisco, perché quando fa caldo-caldo in cucina si muore. Ora che esiste l’aria condizionata si può contrastare il calore della cucina, ma probabilmente in passato l’abitudine di cucinare si è persa anche per questo motivo.

In Argentina è molto comune il delivery, cioè il servizio di consegna a domicilio. Dalla spesa al supermercato al gelato, dalle empanadas alla pizza, dalle bistecche alle patatine fritte, fino al cibo per animali. Non c’è nulla che non sia a una telefonata di distanza.

Più volte in verdulería mi hanno chiesto perché non uso il delivery anziché andare in negozio e portarmi tutto a casa a mano. Beh, in primo luogo scelgo cosa comprare in base all’aspetto di quanto esposto, mi piace farmi ispirare. Seconda cosa, già non usano i banchi frigo, poi lasciare la mia spesa in una cesta per 4 ore al caldo nell’attesa che venga consegnata non mi sembra tanto conveniente o igienico.

In verdulería devono credermi matta perché regolarmente mi vedono comprare 8 mazzi di basilico. Dopo un anno e rotti, finalmente hanno preso il coraggio di chiedermi che diamine ci facessi con tutto quel basilico. Il pesto, perdiana! “Ma signora, lo abbiamo secco già pronto!” mi hanno detto additando una bustina contenente foglie spezzettate di un verde smorto!

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Sopra: Il cartone del delivery di empanadas che insegna a distinguerle in base al ripieno

Il cibo già pronto, a differenza che in Italia, qui costa all’incirca quanto prepararlo a casa. Se poi contiamo che i locali non sono di certo noti per la loro capacità di pianificazione, è facile rendersi conto quanto sia semplice la dinamica: ho fame – alzo la cornetta – mangio rispetto al più complicato pensare a cosa si preparerà e quando – fare la spesa – cucinare – mangiare.

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Il distanziatore per la pizza a domicilio

Voi direte: come si fa a ordinare una bistecca impanata con patatine fritte a casa?! Ora che ti arriva, è una roba molliccia e unta! Avete ragione, ma qui sembrano non farci caso…

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Una milanesa gigante (bistecca impanata) pronta per essere incartata e consegnata a domicilio

Penserete anche: come è possibile che un prodotto già pronto e consegnato a casa costi quanto comprare gli ingredienti al supermercato e cucinare da sé? Non ha un costo la manodopera e la gestione di un locale?!

Domande lecitissime, cari lettori. Però qui la manodopera costa poco e gestire un locale è molto più semplice che in Italia. Non ci sono controlli e ognuno fa un po’ come gli pare. Per questo non è raro uscire a mangiare, per poi passare le due ore seguenti in bagno perché qualche ingrediente avariato è finito nel vostro piatto (del resto, quando sui menù ci sono 50 piatti, due domande sulla freschezza degli alimenti bisogna farsele…). A me capita spesso.

Inoltre, la qualità degli ingredienti è davvero scarsa, così come quelli che si comprano al supermercato, per cui giocando sulle quantità gli esercizi commerciali possono essere davvero competitivi! Perché andare al supermercato, fare la fila, portare chili di spesa a casa, sudare in cucina per preparare un piatto che divori in pochi secondi?

E così arriviamo alla nota dolente: più e più volte mi sono offesa per la mancanza di considerazione a tavola da parte degli argentini. Mi sono resa conto che è proprio un gap culturale, non una questione di educazione.

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Parlare di cibo con gli argentini.

Per esempio, già più volte mi sono sentita bidonare dagli ospiti quando mancava meno di un’ora all’appuntamento, con svariate scuse: ho mangiato troppo a merenda (qui si usa molto fare merenda, a tutte le età), piove (la pioggia sta agli argentini come la neve agli italiani),…

Credo proprio non si rendano conto di quanta preparazione c’è dietro a un pasto come si deve con gli ospiti a tavola: pensare a cosa preparare, fare la spesa, cucinare, apparecchiare.

Tant’è che tutte (TUTTE) le volte che siamo stati invitati a casa di argentini, siamo sempre arrivati che ancora dovevano apparecchiare la tavola. Mi fa sentire a disagio perché sembra che arrivi inaspettatamente anziché dietro invito, ma loro sembrano proprio non farci caso.

Ricordo una volta che stavo parlando con una signora argentina della paella. Le chiesi come mai questo piatto spagnolo, forse il più celebre della cucina iberica, non fosse stato assimilato dalla cucina argentina. Lei disse che le piaceva molto la paella ed in effetti era strano! Allora io ho aggiunto che però è abbastanza lunga da preparare, e non vale la pena farla per poche persone. Lei, che vive da sola, mi ha risposto “Ma cara, è semplicissimo! Io prendo il preparato in busta al supermercato, aggiungo l’acqua, et voilà!

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Le tovagliette all’americana (individuales) in ecopelle sostituiscono la tovaglia persino al ristorante. Una passata di spugna e sono pronte per il prossimo ospite!

Altre volte invece sono stata tartassata di domande su come si preparino certi piatti, tipo il risotto. La persona in questione mi ha detto che voleva vedere come si preparava un risotto, per cui lo abbiamo invitato a pranzo ed è arrivato in anticipo per seguire tutte le fasi di preparazione del risotto.

Gli ho spiegato le basi: il soffritto, la sfumatura, il brodo. Ho ampliato il discorso parlando di cosa usare per il soffritto in funzione degli ingredienti aggiunti (aglio per risotto ai funghi, cipolla per quasi tutti gli altri), del tipo di brodo da scegliere (di pesce per il pesce, di carne per insaporire quelli altrimenti più blandi, di verdure per quelli di verdure), dei tipi di riso, del perché si tosta e si sfuma,…

Una volta. Due volte. Tre volte (nel senso che per tre volte è venuto a vedere la preparazione e a mangiare tipi diversi di risotto). A quel punto gli ho chiesto se alla fine si fosse cimentato nel risotto e sentirsi rispondere “Ah no, io mica cucino!”. Ma vaff…!

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Il risotto ai funghi, considerato troppo complicato. Meglio bollire il riso e poi aggiungere qualche ingrediente a caso.

 

Oppure che dietro la descrizione di una pasta alla carbonara si autoinvitassero a pranzo, e una volta ricordatisi che c’era dentro la pancetta chiedermi di non metterci la pancetta perché la carne di maiale non gli piace… E gli ho detto: ma poi cosa resta?! Uovo crudo e formaggio?! e mi sono sentita rispondere che sì, andava bene così. E alla fine ha tolto tutta la pancetta dal suo piatto prima di cominciare a mangiare – ora che aveva finito la “pulizia” suina, io avevo già finito di sbranarmi la mia porzione (pancetta inclusa).

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Gli spaghetti alla carbonara, un altro piatto difficilmente apprezzato dagli argentini.

 

O fare una peperonata e vedersela ricoprire di muzza (mozzarella) perché i soli peperoni non sono abbastanza.

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La peperonata, non avendo né formaggio né carne, non ha una possibilità di incontrare il favore degli argentini a tavola.

 

O preparare una pizza con la mozzarella di bufala (carissima) e sentirsi chiedere “Ma non la condisci? Perché non ci metti sopra il prosciutto e i peperoni e le olive e l’aglio e l’origano e le foglie di sedano e l’adobo para pizza (una mescola di spezie secche)?”. Come fai a sentire il sapore della mozzarella e del pomodoro se su ‘sta pizza ci svuoti l’intero contenuto del frigo?!

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La buona pizza per gli argentini: pomodoro (sommerso dalla mozzarella), mozzarella, cuori di palma, olive, peperoni, pancetta, peperoni e salsa rosa o senape

O ancora descrivere la pizza ortolana (con le verdure grigliata) e vedere l’argentino di turno storcere il naso e chiedersi come sia possibile fare una pizza con sole verdure?! O parlare dell’affogato al caffè e vedere l’altro strabuzzare gli occhi fuori dalle orbite per la crudeltà contro il gelato, morto annegato nel caffè caldo. A nulla è valso il mio tentativo di spiegare che il contrasto caldo/freddo è ciò che rende l’affogato speciale.

O fare anche un banale piatto di pasta e sentirsi dire “forse potevi farla cuocere un po’ di più” solo perché non l’hai bollita fino a sfaldarsi.

 

Oppure portare in tavola una teglia di tiramisù e ottenere sguardi sorpresi quando dici che il mascarpone che si trova qui è troppo duro perché la crema venga bene… ma come? non ci metti il CasanCrem?!

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Il CasanCrem è il jolly della cucina argentina: si tratta di un formaggio spalmabile che sostituisce il mascarpone nel tiramisù, la panna per condire la pastasciutta, il burro sulle fette biscottate con la marmellata. Unito all’erba cipollina, è usato al posto del burro salato sul pane a inizio pasto o come salsa in cui intingere i salatini.

Addirittura ci sono stati casi in cui io ero pronta a cestinare un dolce non riuscito che invece i locali hanno trovato ottimo e che ancora oggi decantano e mi chiedono di ripetere (ahem…). E viceversa casi in cui un ottimo tiramisù alle fragole sia stato assaggiato e finito controvoglia poiché non identificabile né con il gelato né con il tiramisù al formaggio locale. [In quell’occasione, in un estremo gesto di integrazione, ho offerto ai commensali di aggiungerci sopra il dulce de leche… con cui lo hanno praticamente sommerso, per coprirne il sapore.]

Insomma, è molto frustrante e non invito più nessuno. Io ci resto male perché la gente non apprezza l’impegno, loro restano delusi perché è cibo troppo “diverso” (o sano) da quello che mangiano abitualmente. Così ho imparato una bella lezione: non è affatto vero che la cucina italiana è la migliore del mondo: la cucina migliore del mondo è la propria.

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Il tiramisù alle fragole, inaspettatamente accolto con pollice verso dai miei ospiti argentini, ma salvato da mezzo chilo di dulce de leche.

 

 

 

 

 

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7 pensieri su “Cultu-cucina

    1. A volte lo è, ma solo perché io ho questa dimensione culturale che gira attorno alla cucina e loro no. Non sono sicura di preferire averla che non averla. Ovviamente a conoscerla preferisco averla, ma se la conoscessi non ne sentirei la mancanza. Ergo, problema mio e non loro.

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