La fine della corsa

Per la maggior parte di noi, la fine arriva prima della nostra naturale data di scadenza: un incidente, una malattia, una guerra. Quanti invece arrivano alla fine della corsa? Voglio dire, gente che ha vissuto tutta la sua vita, messo su famiglia, mantenuto figli, visto crescere nipoti, conosciuto bisnipoti e in parallelo ha assistito alla china della vita: fratelli che muoiono, cugini che periscono, genitori che dipartono, il coniuge che decede, amici ormai defunti.

Uomini e donne che un tempo erano il caposaldo della loro famiglia più stretta e che ora non contano più niente, hanno già assolto il loro scopo, hanno già fatto il giro dal via più di una volta: con i loro figli, con i loro nipoti e adesso tocca ai bisnipoti.

Sanno di essere alla fine della corsa, non hanno rimpianti. Hanno vissuto una buona vita (ricordate che qui in Argentina nessuno ha fatto la guerra), hanno prosperato, comprato case, guidato aziende, cresciuto svariati figli, fatto viaggi, tramandato conoscenze.

La mente resta, ma il corpo accusa colpi. Tutta l’attenzione si concentra su di esso. Si avvia una routine di medici e medicinali per ogni giorno della settimana, un’esistenza scandita dal circo della sanità: chiama per l’appuntamento, richiama per confermare l’appuntamento, compra farmaci, torna dal medico di base, che ti manda dallo specialista, e per stare sicuri anche dall’altro specialista, fai le analisi che dice uno, vai a ritirare i risultati, ritorna dal medico, prenota il controllo,… Le uniche persone che ti prendono sul serio sono quelle pagate per farlo.

E nei tempi buchi, c’è la TV. Per le signore, le telenovelas, per i signori, le partite di calcio.

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Quando hai fatto tutto quello che volevi fare, tutti i tuoi amici sono morti, hai messo i tuoi beni in ordine, la pensione ti basta e non ti resta che aspettare il tuo momento… ti assale l’ansia. Sai che più tempo passa, meno te ne resta. E così cerchi di fare tutto il più in fretta possibile per sentirti vivo nel tempo che rimane. Ma cosa ti fa sentire vivo, alla fine della corsa, ormai che il tuo mondo non c’è più? Sembra una condanna a rivedere il film della vita, interpretato da altri.

Deve essere molto doloroso e non sono più tanto convinta che arrivare alla fine della corsa sia un obiettivo da augurarsi.

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3 pensieri su “La fine della corsa

  1. Accidenti che riflessione profonda. Io non credo di essere pronto a nulla e la cosa mi spaventa non poco, soprattutto perchè il non sapere come affrontare la cosa mi mette ansia.
    Intendiamoci, parlo per me, in realtà ho giá vissuto la sensazione del distacco da persone a me molto vicine. Ma non so se io so come reagirò di fronte ad una malattia o alla consapevolezza della morte.

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    1. Non capita molto spesso di incontrare persone che hanno “spuntato” tutte le caselline delle cose da fare nella vita e che hanno completato il gioco in anticipo, beffando incidenti e sfighe varie. Ma cosa c’è alla fine della corsa?

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      1. il gioco della vita è un po’ come il monopoli. Ci sono gli imprevisti, che ti fanno cambiare percorso, ti fanno tornare indietro oppure ti fanno andare in galera. Così come c’è l’opportunità di cascare direttamente su Parco della Vittoria e allora lì il colpo è servito. Sapere quando il gioco finisce è un po’ complicato, per non dire impossibile. Dire cosa ci sia alla fine della corsa è una domanda da mille milioni di. dollari. Io voglio sperare che ci sia il ristoro, come quando si supera il traguardo. Spero di trovare le persone che non stanno correndo più con me, al traguardo, ad accogliermi.

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