Chau Renzie

Questa settimana è venuto Renzie, si è fermato due giornie, il 15 e il 16 febbraio. Ha ciciarato con il nuovo presidente Macri. Le associazioni e la stampa italoargentina sono andate in fregola, si sono sforzate di trovare chissà quale simbolismo nell’incontro, a partire dal fatto che entrambi hanno un padre italiano (ma dài, quanto è raro trovare un argentino di origini italiane?!) e che quindi questo deve voler dire qualcosa.

Non solo simbolismo, persino numerismo: prima visita di un premier europeo (grazie, Macri è stato eletto 3 mesi fa), prima visita di un premier italiano dopo 18 anni (grazie, quando hanno mandato qualcuno del ministero per la cerimonia d’investitura di Macri vi siete incazzati perché non era una carica abbastanza figa), N. anni di amicizia tra Macri e Renzie (da quando uno era sindaco di Firenze e l’altro di Buenos Aires), e così via nella cabala del grande amore italo-argentino.

Un amore a senso unico per molti italiani, ma non per Renzie che ha avuto la caradura (faccia tosta) di dire:

“L’Argentina è uno dei posti più solidi e stabili per possibilità di investimento”, ha detto Renzi rivolgendosi agli imprenditori italiani.

fonte: La Repubblica

Con tanti buoni saluti per quegli investitori italiani che caddero nella trappola dei bond argentini, e che ora, dopo 15 anni, verranno liquidati con un 50% in più della cifra (voglio vedere…) se non hanno aderito alle ristrutturazioni dell’epoca. La vicenda non mi tocca, e a dirla tutta credo che chi investa in certi prodotti senza sapere a cosa va incontro un po’ se la cerca, e chi li vende agli ignoranti sia un truffone svergognato (i vari bancari italiani che seducevano anziani a investire nei bond argentini). Ma venire qui a dire “Guagliò, acqua sotto i ponti, tanto so’ cazzi loro” (come sempre) mi sembra proprio sfacciato. Avrei voluto andare a tirargli pomodori e uova marce, invece è stato leccaculato dagli italo-argentini. “Oh, come siamo fratelli”, “oh che bello ritrovarsi dopo tutti questi anni”, “oh che meraviglia, l’Argentina e l’Italia sono uguali”, “oh che il futuro possa tornare ad essere costellato di affari insieme”.

Ciliegina sulla torta, Renzie ha persino avuto da ridire sulla statua di Colombo. Sì, proprio quella di cui vi parlavo qui. Macri gli ha detto che sicuramente qualcosa farà, anche se ormai è troppo tardi per rimetterla dove stava, soprattutto perché significherebbe tirare giù la statua nuova, quella della paladina della resistenza indigena.

Chau Renzie, torna a casa!

 

 


PS: la cosa che più mi inorridisce è che qui Renzi ha fatto furore. Il che la dice lunga sul livello del pubblico locale e sulle nefandezze politiche che sono potute e possono perpetrarsi in Argentina.

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10 pensieri su “Chau Renzie

  1. Indipendentemente dal fatto che si possa o meno avere simpatia per Renzi, credo che si debba distinguere tra la vicenda dei bond (in quel caso sono state le banche a truffare i risparmiatori e purtroppo non hanno pagato nulla per questo) e un primo ministro che va in uno stato a “contrattare” investimenti. Sarebbe poco elegante andare in Argentina e dire che il Paese che si sta visitando è ridotto alla frutta, per cui ecco gli italiani che arrivano ad aiutarvi. Anche perchè non è così: queste visite formali e spesso poco sostanziali danno solo il via a visite più importanti organizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dagli imprenditori, durante le quali si valutano opportunità di collaborazioni commerciali. E questo credo che sia estremamente importante. Per un paese come il nostro che punta a vivere di export, avere la porta aperta in Argentina è fondamentale (e, per esperienza personale, oggi esportare in Argentina è quasi impossibile).
    Sul fatto poi che Renzi rappresenti o meno degnamente l’Italia, ognuno è libero di pensarla come preferisce. Certamente, per chi ha forti radici italiane, il primo ministro è comunque il rappresentante del paese delle proprie origini. Dunque in quell’occasione è l’Italia, più che Renzi.

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    1. Però il Primo Ministro può anche tacere su certi temi, visto che in Argentina importare è quasi impossibile, in Italia abbiamo spostato la produzione a Est, poi Renzi dice che l’Italia esporta prodotti di Qualità (vero) ma lo dice in un paese dove la qualità è quella degli anni ’70, dove non ci sono regole, né concorrenza leale, né controlli…. Insomma è come andare in Corea e augurarsi che i progressi nella ricerca atomica possano dare origine a fruttuose collaborazioni tra Italia e Corea…

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  2. Mamma mia! Da dove cominciare?
    Sorvolo anch’io su Renzi sì/ Renzi no, perché come dice Stefano nel commento sopra: un conto è l’uomo, un conto è il ruolo di rappresentare una Nazione. In questo caso Renzi stava rappresentando l’Italia. Un Paese a cui molti iscritti a quelle associazioni italo-argentine di cui tu parli si sentono sentimentalmente legati (pur non approfondendo il legame, ma pazienza!). E’ naturale che per loro in quel momento c’è l’Italia che li sta visitando e che gli sta dicendo: possiamo fare affari, possiamo pensare ad un futuro assieme. Questo è commuovente, anche se non è garatito al 100%.

    Detto questo, poco prima della visita di Renzi in Argentina, mi trovavo a Gran Canaria e ho letto la stampa spagnola. Sono rimasta colpita da un editoriale che criticava l’attuale “impasse” politica spagnola. L’editorialista spiegava che grazie a questo vuoto politico in Spagna, l’Italia e la Francia si stavano muovendo in fretta per accaparrarsi il Sud America e mettere le basi per futuri accordi commerciali.
    Citava proprio l’esempio di Renzi che sarebbe andato in visita a Buenos Aires di lì a poco.
    Mi ha stupito leggere dell’Italia e dell’Argentina da un altro punto di vista.

    Ma ecco, sull’effettivo sviluppo del commercio tra i due Paesi, non mi pronuncio.

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    1. Penso anche io che un presidente/premier in visita all’estero vada ad auspicare che i buoni rapporti si mantengano e che gli affari si sviluppino. Inoltre penso che siano ovviamente imboccati dagli addetti stampa, per cui non gliene faccio una colpa, a Renzi. Però invitare a investire in Argentina mi sembra un po’ azzardato, dato che in Argentina ci sono forti limitazioni all’import e all’export, insomma se uno conosce l’Argentina sa che quella frase la può dire solo chi non ha idea di cosa stia parlando. Sicuramente non correranno a frotte in Argentina solo perché Renzi ha pronunciato una frase di circostanza. (Meno male!)

      Il Sud America sta (forse) cominciando una rinnovata fase dopo la chiusura populista degli ultimi 20 anni. Non solo in Argentina è cambiato il partito al potere, anche in Bolivia e in Venezuela. Detto questo, a parte ciò che succede ai vertici, la società tutta è cambiata. In passato la distinzione tra ricchi europei e i peones era molto più netta. All’inizio con i coloni, ma poi anche con gli “imprenditori” del 1800… come hanno fatto fortuna? sfruttando chi stava peggio. Con l’emancipazione degli strati sociali più bassi, l’acquisizione di diritti sindacali e il welfare questi “privilegi d’abuso” sono andati perduti. Secondo me, nella mia visione miope, difficilmente si ritroverà lo splendore economico del 1800-1900 nel Sud America. Era splendido per i bianchi, ma un bagno di sangue e sevizie per i meno bianchi. Per fortuna il mondo ha voltato pagina, ma qui i salariati non sono come quelli europei. Hanno un livello di educazione più basso, hanno un’emancipazione intellettuale inferiore e hanno anche meno sete di benessere materiale che in Europa e negli Stati Uniti. Per questo i governi populisti hanno avuto tanto successo: bastava incantare il popolo con qualche gesto da grandeur e quelli adoravano il leader, senza vedere che con una mano gli regalavano il biglietto per la partita di calcio della domenica e con l’altra gli rubavano il futuro. Volevo scrivere un post in merito ma poi non ho avuto tempo. Qui ho visto scene di populismo per l’ex Presidenta Cristina che le casalinghe di Voghera accaldate per i comizi di Berlusconi sembrano principianti.

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