Actualización

= Aggiornamento

Qui in Argentina sta finendo l’estate, la scuola è ricominciata a inizio marzo e si è rimesso in moto tutto il Paese, come se fosse settembre in Italia, ma con in più anche l’impeto dell’inizio dell’anno solare. Persino il ghiacciaio del Perito Moreno ha deciso di darsi una mossa e di rompersi, evento seguito da tutti i media del Paese perché era dal 2004 che non succedeva.

 

Tutti questi “inizi” mettono in moto pure me e mi danno la spinta per fare tanti programmi che poi si perderanno verso giugno stando ai dati storici a disposizione. Le tentazioni sono numerose: corsi, laboratori, lezioni private…

Agli argentini piace molto tenersi attivi con queste piccole attività che gli occupano le serate. Mi piace questa cosa: in Italia sono tutti troppo esauriti dal lavoro per pensare di andare a seguire corsi per diletto, e comunque in Italia fare corsi richiede un sacco di lungaggini burocratici, affittare la sala, pagare bollette, assicurarsi che sia tutto a norma, non pestare i piedi a nessuno ecc.

Qui invece è tutto più snello e improvvisato e senza fronzoli, così i corsi hanno costi bassi, gli insegnanti dedicano il loro tempo con gusto, gli allievi indecisi partecipano lo stesso ecc. Se un corso di 10 lezioni costasse 50 euro non lo fareste anche più volentieri?!

I corsi di lingue sono molto popolari: ovviamente quelli di inglese sono più comuni tra i giovani, ma molti studiano anche portoghese (utile per il lavoro con il Brasile) e poi ci sono quelli che studiano le altre lingue per interesse personale (italiano, francese, tedesco principalmente).

Seguono i corsi artistici: canto, danza, musica, pittura, fotografia, scultura, disegno ma anche corsi a carattere psicologico o affini, come i corsi di programmazione neurolinguistica, di linguaggio corporale, di analisi della calligrafia, di meditazione, di coaching.

Ultimamente vanno di moda lo yoga, il pilates, il cross-fit, il veganesimo, l’ayurveda, la cucina andina, la cucina in generale (pane, decorazione torte, muffin, ecc.).

Io ho deciso di seguire un corso per insegnare italiano a stranieri, il famoso DITALS dell’Università di Siena. L’esame sarà a ottobre e devo confessare che pensavo fosse più leggero, avendo assistito per un anno come alunna ai corsi che si fanno per insegnare spagnolo a stranieri (o forse è un caso di davanti alle quinte).

Il corso dura 30 ore e per ora ne ho frequentate 4, ma la parte di studio a casa mi sta uccidendo. Non so se sia perché sono 10 anni che non studio o perché ormai sono abituata a leggere siti web dove le informazioni sono immediatamente fruibili, dirette e senza quel linguaggio alto-accademico tanto caro ai professori italiani. Leggo un paragrafo di 20 righe e lo riassumo in una frase, poi mi chiedo “ma è davvero necessario occupare venti righe per dirlo?!”. O forse essendo abituata a leggere in inglese, dove si adotta uno stile molto più diretto e che bada alla sostanza più che alla forma, sono disorientata dai manierismi dell’italiano colto?

Il professore è un signore molto interessante e molto italiano, anche se è argentino.Quando gli ho chiesto a che età si fosse trasferito in Argentina, mi ha detto con orgoglio di essere nato e cresciuto in Argentina, da genitori che parlavano spagnolo e di non avere mai vissuto in Italia: ci sono rimasta di sasso.

Semplicemente – mi ha raccontato – un giorno ha visto in TV un calciatore argentino, che aveva giocato in Italia tanti anni, conversare con nonchalance in italiano con dei calciatori italiani in visita a Buenos Aires, per poi tornare a parlare spagnolo un secondo dopo. Ne è rimasto incantato e ha deciso di diventare come quello lì: ha deciso di convertirsi in un italiano.

Come è possibile convertirsi in italiani convinti a 12.000 km di distanza? Eppure lo ha fatto. Parla benissimo, come un treno, conosce un sacco di modi di dire italiani che io ignoro, etimologie delle parole e ha un aneddoto per qualsiasi cosa sul tema “argentini e italiani”. Forse dovrei presentargli Beppe Severgnini e convincerlo a scrivere un libro a quattro mani: “Un italiano a in Argentina”, in cui racconta la sua vita, oppure “Un Argentino a Roma”, in cui racconta gli aneddoti dei suoi studenti in vacanza in Italia.

Dell’italiano ha proprio tutto: ha un accento del nord-est (con le doppie quasi-singole dei veneti e dei friulani) con qualche interferenza del toscano (ha studiato a Perugia), ci tiene a vestirsi elegante, conosce le strade di Roma, Torino, Venezia e si arrabbia con gli argentini per le stesse cose che fanno alterare anche me.

Questo Paese riesce sempre a sorprendermi quando meno me l’aspetto.

 

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6 pensieri su “Actualización

    1. L’idea è quella: è la certificazione riconosciuta all’estero ma non ti arrestano se insegni senza averla ed é a discrezione della scuola di lingue se assumere persone certificate o no. Visto che senza nessuno mi si fila, proverò “con”.

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