Papel pintado

Papel pintado (carta colorata) è uno dei modi polemici con cui gli argentini si riferiscono alle banconote nazionali. Mi accodo al coro: questa locura (follia) dell’inflazione sta cominciando a pesare anche su chi guadagna in valuta straniera (è il caso di chi lavora con committenti e clienti stranieri come me).

Il cambio pesos/dollaro rimane sempre su un laconico 14-15, ma i prezzi in pesos continuano a salire, e da quando c’è il nuovo governo, a salire vertiginosamente. Roba che se prima la chiamavano inflazione adesso dovrebbe essere iperinflazione. Si prevede che per questo anno l’inflazione sarà del 40%, contro il 32% degli ultimi anni.

La cosa assurda dell’inflazione è che non ha un fondamento economico: è più come una corsa a cui tutti partecipano perché hanno paura di rimanere indietro se non si mettono a sgambettare. E più corrono, più cercano di andare veloce per mantenersi in vantaggio. Gli aumenti sono “a sentimento” e non seguono un criterio: se al negoziante gli gira, può anche raddoppiare un prezzo improvvisamente.

In genere il cambio prezzi avviene da un mese all’altro, per cui a fine mese tutti si precipitano a comprare il più possibile perché hanno appena preso lo stipendio e temono che girando pagina del calendario, tutto costerà più caro (e in effetti è sempre così).

Siamo arrivati al punto che un litro di salsa di pomodoro costa l’equivalente di €2, un litro di yogurt biologico costa quasi €4,5, mezzo chilo di penne industriali costa €1,70, un litro di latte industriale costa €1,25. Una bottiglia di Chivas Regal (importato) costa circa €45, una di Jack Daniels (importato) circa €55. Un chilo di peperoni va da €2,5 a €4,40 (stesso marciapiede, stessa città), in un posto dove vado io è passato da €3,12 a €4,40 nel giro di 8 giorni. Così, perché gli girava.

I supermercati fanno il 4×2, lo sconto dell’80% sulla seconda unità (il che fa riflettere sul ricarico che applicano), spuntano le promozioni per carte di credito con tassi TAEG e TAN sempre più alti. Molti negozietti hanno chiuso, in compenso aprono un sacco di quioscos (tabaccherie) che qui sono un investimento economico e senza pretese e che necessita di locali piccoli (= affitto basso).

kioskoo

Mi sono accodata al trend nazionale della caccia alle offerte e mi sono presentata alle ore 8:25 davanti alle porte del supermercato vicino a casa dove c’era il 2×1 sulla pasta Agnesi importata: solo €1,75 per un pacchetto da 500 g di fusilli (non c’erano altri formati) ma solo20 unità per punto vendita. Non avete idea dell’affare! Per avere un termine di paragone, una confezione di pasta Barilla costa circa €4,5 ed è la marca di pasta importata più economica che vendono qui.

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Fusilli Delverde argentini e fusilli Agnesi italiani. Qui i fusilli sono come a sinistra e mai come a destra. Esistono anche in Italia? Io non li avevo mai visti tondi!

Tra le cause di questa locura ci sono:

  • la naturalezza dell’inflazione in Argentina: è naturale come l’aria
  • i tagli ai sussidi statali esagerati che il vecchio governo usava per tappare la voragine, che hanno rivelato l’abisso
  • i licenziamenti dei finti posti di lavoro che il vecchio governo aveva creato per illudere che ci fosse prosperità e crescita
  • l’apertura commerciale dopo anni di cepo (sorta di embargo) che ha spaventato chi si era cullato nell’oligopolio locale
  • la paura per i cambiamenti promessi dal nuovo governo
  • gli oligopoli esistenti nell’economia locale

 

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La politica del precedente governo era semplice: sussidi a pioggia: alle aziende, sia pubbliche che private, sulle bollette dell’energia elettrica, del gas, per il servizio di nettezza urbana. Idem per i trasporti pubblici (ricordate quando vi dicevo che una corsa su un mezzo pubblico costava neanche €0,30? adesso costa €0,60) e anche per molti beni (precios cuidados: il governo dava sussidi alle aziende e queste vendevano a prezzo basso alcuni prodotti. Ora il governo ha rotto alcuni di questi patti e le aziende sono libere di fare il prezzo che vogliono.)

Con lo stesso criterio aveva creato un sacco di enti pubblici dove aveva assunto moltissime persone. Non pago, dava un generoso bonus bebè mensile per ogni figlio con il risultato che molte persone (tra di essere molti giovani) delle fasce più basse facevano figli solo per prendere l’asignación universal por hijo (max 5 figli) perché, sommati, arrivavano a uno stipendio di un lavoratore di basso livello. [Certo, con una piccola squadra di calcetto da mantenere, ma vi ho già detto che qui si vive nel presente!]

Dove trovava i soldi questo governo di prima? Semplicemente, li stampava.

Potete immaginarvi in che situazioni si trovano quelle famiglie che ora hanno 4 bocche da sfamare e tutto costa il doppio, e magari l’unico che lavorava, lavorava in uno di quei finti posti di lavoro che ora sono stati tagliati.

La delinquenza, l’altro grande problema di questo Paese, è destinata a schizzare alle stelle, così come il numero di poveri.

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3 pensieri su “Papel pintado

  1. L’inflazione è un brutto contagio. Ai livelli più bassi, quello dei commercianti al dettaglio, diventa una corsa ad aumentare i prezzi anche senza giustificato motivo. Noi abitanti della vecchia Europa,invece, ci siamo accodati al Giappone e siamo entrati nell’era della deflazione. Paese che vai, problema economico che trovi

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    1. Infatti il problema nasce secondo me da quello (almeno attualmente, che poi sia stati scatenato da manovre di alto livello in passato è probabile). Tutti aumentano i prezzi senza sapere perché: più hanno paura più li aumentano, più vedono i prezzi altrui aumentare più hanno paura. È un circolo vizioso!

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