Le due patrie

Da quando ho cominciato a studiare per ottenere la certificazione per l’insegnamento dell’italiano a stranieri (DITALS) sono entrata in contatto virtuale con diversi giovani italiani che sono o sono passati da Buenos Aires con l’intenzione di insegnare in un’istituzione italiana.

Anche se la mia statistica è basata su un campione limitatissimo, il giudizio è stato unanime: gli argentini non sbavano dietro agli italiani e stanno benissimo nel loro giro italo-argentino.

Non so se siamo ingenui noi italiani a pensare che arrivando qui e proponendoci agli istituti italiani ci avrebbero accolti a braccia aperte perché madrelingua, o se sono gli argentini ad avere due patrie: l’Argentina e l’Italia-secondo-gli-argentini, entrambe senza spazio per gli italiani perché già popolate da italoargentini.

Un po’ di colpa gli argentini ce l’hanno di sicuro: sempre a parlare di come si sentono italiani, ci illudono di essere in un qualche modo speciali, salvo poi lasciarci sulla soglia di casa. Resto solidale con i miei connazionali di sangue, con cui condivido l’esterofilia: un tratto che qui sembra essere assente.

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*Non mancano italiani di successo in altri settori, la riflessione è limitata a giovani italiani che vengono in Argentina per lavorare sfruttando il fatto di essere di madrelingua italiana.

 

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