Metamorfosi a pedali

Gli argentini sono persone gradevolissime, simpatiche, cortesi, squisite, a volte esageratamente cordiali, che si intrattengono (e ti trattengono) a chiacchierare anche se è la prima volta che ti incontrano. Questo è stato uno dei motivi per cui mi sono trasferita qui: la cordialità della gente.

Sono gentilissimi: non è raro che un uomo mi faccia salire per prima sull’autobus, nonostante la democratica fila indiana che si fa alla fermata. Oppure che si alzino sui mezzi per far sedere le signore, le madri, le donne incinte, gli anziani. Se per caso ci si urta, è tutto un sorridere e scusarsi – altro che il grugnito e l’occhiata di alterigia e disprezzo dei milanesi!

Se poi hai bisogno di informazioni, non solo te le danno e in abbondanza, ma pure ci aggiungono un incoraggiamento, un ¡Suerte! (buona fortuna), un ¡Qué lo disfrute! (divertiti) o un ¡Qué lo pase bien! (divertiti).

Quando però si siedono dietro al volante, avviene la metamorfosi a pedali. Parafrasando Gino Paoli, il loro mondo è in una stanza: il loro abitacolo. A quel punto, non c’è pioggia, bambino, borsa della spesa o attraversamento pedonale che tenga: loro devono passare per primi.

Se ti accingi ad attraversare, a differenza dei conducenti italiani che rassegnati rallentano o frenano, quelli argentini accelerano, sperando di oltrepassare le strisce pedonali prima di te. Questo avviene anche se le auto sono incolonnate e fermarsi due metri prima o dopo le strisce non comporta alcun vantaggio per chi guida. È una questione di essenza, per loro.

Gli argentini-pedoni, con la resilienza loro tipica, attendono mogi mogi sul marciapiede che tutte le auto terminino di sfrecciare. Alcuni guardano il cellulare, altri restano mestamente a 60 cm dal cordolo del marciapiede. Io, che ancora conservo lo spirito kamikaze milanese, li guardo e vorrei esortarli a lottare per i loro diritti, guidare una rivolta per difendersi da quegli str… al volante. Ma so già che sarebbe una battaglia persa. Del resto, se pure Che Guevara ha ritenuto più facile andare a guidare  la rivoluzione cubana anziché far lottare i suoi connazionali, un motivo ci sarà.

che_guevara_by_velenux

 

Allora penso: li guiderò con l’esempio! E mi fiondo sulle strisce pedonali.

A volte, impavida, faccio un primo passo e valutato che il/la conducente non frenerà mai in tempo, me ne resto lì, sulle mie strisce, e fisso negli occhi i conducenti, con sguardo inviperito nella speranza di suscitare in loro preoccupazione, timore e magari anche vergogna. Quelli neanche si incazzano, proprio non mi vedono. Allora gli urlo qualcosa: se sono di buon umore in spagnolo, altrimenti un sonoro e internazionalissimo VAFFANCULO.

Una volta avevo due borse della spesa in mano, ma il nostro argentino-al-volante, che guidava una Cinquecento nuova di pacca (già da quello mi stava antipatico), ha fatto lo sprintone sulle strisce pedonali (le avrà confuse con il traguardo?!) e mi sono dovuta fermare io a metà strisce. Approfittando dell’attimo, ho dato una leggera spintarella alla busta della spesa, quella che conteneva il sacco con la sabbia del gatto, e si è sentita una bella botta. TONF!

A quel punto, ma solo a quel punto, il disgraziato ha inchiodato (allora ce li hai i freni!), ha fatto per scendere dall’auto e io mi sono allontanata in fretta e furia. Chissà se temeva gli avessi rovinato l’auto nuova o se forse temeva di avermi preso dentro [so già la risposta, me l’ha suggerita il Che].

Lo sapete che qui l’omissione di soccorso non è un reato? Mi sento così Don Quijote… e anche un po’ pirla.

donquixote

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