Padre Chifri

Sigfrido “Chifri” Moroder era un prete di Buenos Aires che voleva fare il missionario. Ma l’arcivescovado di Buenos Aires gli ha fatto aspettare a lungo l’autorizzazione per poter partire, e quando finalmente gliel’ha concessa, anziché inviarlo in qualche villaggio remoto dell’Africa o dell’Asia come lui desiderava, lo hanno mandato in un villaggio della “sua” Argentina nella provincia di Salta: El Alfarcito.

El Alfarcito è un paese sulla ruta 51, a 2800 metri sul livello del mare nella Puna salteña. Come i paesi rurali, è più un insieme di case molto rade in una zona dura e con poca vegetazione, una zona di miniere. La stessa zona del famoso Tren a las nubes di cui ho già parlato.

alfarcito

Padre Sigfrido (non era ancora diventato “Chifri”) pensava si sarebbe fermato lì giusto quei 6 mesi di “rodaggio” che gli aveva assegnato l’arcivescovado, invece ci rimase per oltre dieci anni.

Insegnò alle persone di quelle terre a coltivare le patate e l’alfarcito (un’erba) per avere qualcosa da vendere, anziché arrendersi al lavoro della miniera o al mero autosostentamento.

Accortosi che molti bambini non andavano a scuola perché la scuola più vicina era troppo lontana e vi era modo di arrivarci e tornarci in giornata, ha costruito una scuola elementare e media ad El Alfarcito, con tanto di campo da calcio e da basket, perché l’obiettivo era quello di creare uno spazio per i bambini anche dopo le lezioni.

A El Alfarcito, la domenica gli alunni puliscono la scuola in modo da poterne usufruire durante la settimana e i campi da gioco sono sempre aperti. Due ex-alunni sono andati a studiare all’università e sono tornati a vivere a El Alfarcito, restituendo alla comunità ciò che avevano ricevuto avviando dei progetti.

Padre Chifri fece tutto questo per inculcare ciò in cui credeva:

“Solo a partir del vínculo se puede hacer algo realmente útil”

e tutta la sua opera fu proprio volta a creare una vera comunità: unita, che si prendesse cura dei suoi figli, delle sue persone, della sua fede.

Se la comunità non poteva recarsi a El Alfarcito da lui (alcune case distavano 6 ore a piedi), lui si sarebbe recato da loro. Come? Per fare prima, aveva abbandonato il cavallo a favore del quad e del parapendio, con il quale ebbe un bruttissimo incidente in cui quasi ci lasciava la pelle.

Dopo una lunga convalescenza e costretto alle stampelle, Padre Chifri torna a El Alfarcito per continuare la sua opera, ma in seguito a uno scompenso polmonare a causa del primo incidente e dell’altitudine, muore a soli 46 anni.


PS: a chi suonasse familiare il cognome Moroder, non credo che padre Chifri avesse un legame con il DJ trentino Giorgio Moroder, anche se la sua famiglia era originaria del Friuli.

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