Le cicatrici che ognuno ha

Ogni Paese ha le sue cicatrici e queste emergono negli atteggiamenti quotidiani.

In Italia la cicatrice è quella del regime fascista, e consideriamo tuttora fascista qualsiasi gesto che altrove verrebbe semplicemente considerato patriottico, come esporre la bandiera italiana. L’Italia vive nella dicotomia fascismo-comunismo: qualsiasi cosa è classificabile secondo questo criterio. Se un cantante scrive un testo di una canzone che non parli d’amore, subito la stampa gli affibbia l’una o l’altra etichetta. Paradossalmente, in Italia è più socialmente condannato l’eccesso di amor patrio che il contrario.

fascismo


In Argentina ci sono molte cicatrici. Ci sono le cicatrici della tratta delle persone, che portano a una serie di cartami kafkiani per una semplice vacanza all’estero e alle prove di lingua per chi vuole acquisire la cittadinanza argentina o sposarsi in Argentina (per assicurarsi che sappiano cosa stanno firmando). Le cicatrici dell’oppressione del colonialismo e del regime, che portano a un rilassamento di qualsiasi forma di controllo (e giustizia) in virtù dell’evitare qualsiasi forma di contenimento che viene vista come violenza a scapito dei più deboli, un ripetersi della storia. Oltre che a impelagarsi in politiche polemiche.

90ab


Negli Stati Uniti ci sono due cicatrici: la prima è quella della libertà su cui si fonda l’essenza stessa degli Stati Uniti, che però spesso porta ad esagerazioni che urtano la collettività. Libertà d’impresa, con corporation che avvelenano il mondo e usano la gente come topi di laboratorio o schiavi del sistema, e restano impunite. Libertà di espressione, che dà voce a fondamentalisti che solo perché sono bianchi e coi capelli biondi sembra che siano meno pericolosi di quelli con la pelle scura. Libertà di acquisto e circolazione delle armi, che però risulta in numeri di morti per arma da fuoco degni di un paese dell’Africa nera. La seconda è il razzismo, in un paese in cui fino a 50 anni fa c’era ancora la segregazione razziale e ora cerca ostinatamente di convincere il mondo che loro sono i più tolleranti e integrati di tutti, la società più avanzata del primo mondo. Il voler essere politically correct a tutti costi ne è il segnale più grande, e porta a misurare tutte le parole e gli aggettivi, in un esercizio intellettuale continuo per non offendere nessuno e per non dire una parola di troppo che potrebbe costare la carriera o la vita sociale.

vim5rosa1

 

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