Europa?

Luglio è stato un mese movimentato in Europa: l’ennesimo attentato, un tentato colpo di stato. Grazie a Erdogan (e alla sua messinscena) ho perso il sonno una notte, temendo che ormai Mamma li turchi fosse diventato vero e fossero state sfondate le porte dell’Europa.

Non mi capitava dal settembre 2001, quando l’attacco alle Twin Towers mi ha procurato notti agitate in cui mi immaginavo come sarebbe stata la guerra se avesse raggiunto casa mia, come avrei potuto difendermi, dove sarei potuta scappare.

Pensavo che tutto sommato vivevo in un paesino, per cui nessuno ci avrebbe sganciato su una bomba ma poi ho realizzato che l’aeroporto non era poi così distante e mi sono chiesta quanto precise fossero le bombe. In fondo, non si tratta solo di distruggere l’aeroporto ma anche i ponti e le strade che portano lì, di fare fuori interi paesi e città per seminare terrore. No?

Poi ho pensato alle case abbandonate e a chi le avrebbe depredate. Magari qualcuno avrebbe appiccato un fuoco ed io non avevo neanche un estintore. Ho pensato agli animali impauriti e incontrollabili. Ai miei e a come avrei potuto gestirli e fuggire con loro; forse sarebbe meglio lasciarli liberi di fuggire e di seguire l’istinto, anziché infilarli in una borsa e costringerli a chilometri al freddo o al sole. Poi cosa gli avrei potuto dare da mangiare?

Ho immaginato di dover correre e marciare per chilometri e mi sono chiesta “Che cosa potrei realisticamente portare con me?” Il cellulare? I soldi? Quei pochi gioielli che ho? O forse qualcosa di più pratico come una padella, un coltello e una forchetta? Una coperta?

Ho pensato a dove avrei potuto fuggire: sulle montagne? In un Paese vicino? Sicuramente gli Svizzeri ci rimanderebbero indietro. Avrei abbastanza denaro per corrompere un militare che ci facesse passare? I bancomat sarebbero vuoti, forse dovrei tenere più contante in casa. E io che prendevo in giro mia nonna che teneva sempre cinque milioni di lire in un borsello ben nascosto in casa e scorte di cibo per un reggimento!

Ho pensato che la guerra, nel 2016, non sarebbe molto diversa da quella del ’39 che hanno vissuto le mie nonne. Le bombe sulla casa, le corse nei fossi, le urla di chi avvistava gli aerei la sera, il coprifuoco, i passaparola per riuscire a fuggire, la rete di contatti tra parenti e amici per trovare un luogo dove andare sperando di poter stare tranquilli, e anche l’adorato cagnolino trovato morto sotto al materasso, sotto le macerie di casa.

Ho pensato che quasi quasi quest’anno in Europa non torno e me ne resto in Sud America.

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