Villa miseria

Le favelas di Buenos Aires si chiamano villas (pron. visgias), che a un italiano sembra alquanto ironico perché suggerisce sontuose residenze d’altri tempi, mentre deriva dal francese ville, città. Le villas sono piccoli mondi a sé stanti e a differenza di ciò che si può pensare, non ne esiste solo una ma sono ben sparpagliate nel territorio urbano.

Per questo motivo, dire che si vive in una certa municipalidad non significa necessariamente che si viva in una bella zona: anzi, capita anche che le villas siano separate da pochi metri dalle case più sontuose, dove la gente vive barricata dietro muri alti 5 metri e filo spinato elettrificato.

Ricordo che quando esploravo gli annunci di case in affitto prima di trasferirmi, vedevo alcune case indipendenti, anche belle, in affitto per pochi soldi e mi sembravano un affare! Però basta chiedere a un locale e subito ti sanno dire il perché: è a 200 metri da una villa.

Nelle villas succedono tutte le nefandezze della società urbana moderna: dalla schiavitù alla violenza, dalla tratta delle persone alle bische clandestine, al narcotraffico, ai reati contro i minori, le donne e gli animali. Se qualcuno sparisce nella villa, non se ne accorge nessuno, è inghiottito nell’anonimato.

Venendo dall’Italia, non avevo mai visto tanta povertà e degrado. Tanta mancanza di rispetto della vita e della persona. Tanta bestialità delle condizioni di vita anche nel 2016: solo perché non le tocchiamo con mano, non significa che non esistano. Se state leggendo questo blog, siete tra la minoranza dei fortunati del mondo. Ricordatevelo!

Il Limes ha pubblicato una mappa delle villas della Capital e due numeri relativi a Buenos Aires:

  • oltre 1000 inurbazioni informali ospitanti circa 327 mila famiglie (inutile dirvi che le famiglie sono molto più numerose nelle villas che fuori) nella provincia di Buenos Aires
  • 56 inurbazioni informali con oltre 73 mila famiglie nella sola Capital.

Nella foto principale dell’annuncio si vede la villa 31 a ridosso dell’autopista, la villa più centrale di Buenos aires che è indicata nell’immagine sottostante nel riquadro tra 1 e 2 “Retiro”.

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Tratto dal Limes

Gli abitanti delle villas a volte hanno anche un lavoro, altre volte si tratta di immigrati poverissimi di paesi limitrofi. Capita di incontrare sui treni e sulle metropolitane gli abitanti delle villas che mendicano soldi: spesso sono bambini, tutti sporchi e coi vestiti bucati, in giro da soli per la città. Altre volte sono trascinati dai genitori, anche loro sporchi e mal conciati: gridano che sono poveri, che hanno l’AIDS, che non riescono a comprare medicine, che hanno tanti figli. Chi vive nella villa, vive secondo un calendario diverso dal nostro: a 15 anni hanno già figli, a 30 non hanno i denti, e se arrivano a 60 anni è un miracolo.

Esistono varie associazioni di volontariato attive nelle villas, e anche Papa Francisco è noto anche per la sua opera nella Villa 31. A chi è interessato a fare volontariato in Argentina consiglio di consultare il sito Quiero Ayudar che contiene una mappa di tutte le associazioni di volontariato di Buenos Aires e del resto del Paese, a seconda dell’ambito di attività (educazione, ambiente, handicap, salute, anziani, indigenti,…)

 

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Il sito QuieroAyudar.org fornisce una mappa di tutte le ONG
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4 pensieri su “Villa miseria

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