Democrazie che cambiano

Brexit, Trump e il nostro referendum.

Tre voti in un anno in cui sembra che i pronostici e le decisioni date per scontate appartengano al passato.

Mi sembra ieri che discutevo con cui amici degli Stati Uniti delle loro elezioni presidenziali. Erano sicurissimi che uno come Trump non potesse vincere. In fondo, in campagna elettorale ne ha dette contro tutti: donne, minoranze, disabili, immigrati, neri. Nel paese dove il politically correct è a livelli esasperanti e tutti si mordono la lingua in continuazione. Eppure… allo spoglio delle schede è arrivata la sorpresa!

Anche se nel sistema elettorale americano non si vince in base al numero di voti assoluti ma in base al numero di distretti elettorali in cui si vince (un distretto popoloso conta quanto uno scarsamente abitato), la differenza non è stata schiacciante come si sperava e come si dava per scontato.

Immaginatevi la pelle d’oca quando ho letto Salvini ha detto che era pronto a farci da Premier! Questo ci riesce anche, tanto non c’è nessuno a impedirglielo.

Mancano 4 giorni al voto e anche sulle pagine di Facebook degli italiani in Argentina imperversano i post sul prossimo referendum costituzionale. I post sono, ovviamente, tutti di argentini. Persino su Clarín, la seconda testata nazionale, promuove il  in un mix tra ufficio del turismo, luoghi comuni e ZERO motivazioni politiche.

Sui gruppi di FB tuonano che “non hanno fatto niente per gli italiani all’estero” e che sono stati spesi moltissimi soldi per il voto all’estero, che qualcuno se li è mangiati (per i finanziamenti ai partiti durante la campagna elettorale all’estero). Ho provato a chiedere cosa avrebbero dovuto fare per gli italiani all’estero ma mi è stato detto seccamente “s’informi”. Boh! Per me, io e l’Italia abbiamo chiuso. Non c’è niente da fare.

Sono venuti politici per tutto l’ultimo anno a preparare il terreno per il voto. Quando sono venuti e i Consolati hanno invitato a partecipare agli eventi pubblici, in realtà non hanno detto che venivano a spiegare la riforma costituzionale. Sono venuti e basta e bisognava “accorrere numerosi”. Manco fossero modelle strafighe da ammirare.

Non mi è piaciuto che le istituzioni prendessero una posizione. Che la prenda un partito. Ma non un’istituzione. Questo articolo sul Giornale lo spiega bene.

Non mi è piaciuto che piegassero le regole “per questa volta” e permettessero il voto a chi è temporaneamente all’estero. Immagino Renzi qui seduto in una stanza, pregando per un SÌ.

15319151_10209811666361951_8841657171988087012_n.jpg

Come vi ho già detto in questo post scritto in occasione del referendum sulle trivelle, in Argentina ci sono circa 700.000 con la cittadinanza italiana (oltre gli italiani di nascita, ma cresciuti qui). Sarebbe interessante una statistica per conoscere quanti di questi parlano l’italiano a un livello da riuscire a capire un dibattito politico e ciò che compare sulla scheda elettorale.

Poi ci sono quelli che all’estero ci sono fuggiti per disperazione, nausea o semplicemente perché in Italia non gli era rimasto niente da fare. Non ci sono statistiche, per i disamorati. Tra questi, alcuni ancora ci credono, altri – come me – non vogliono proprio più saperne niente e considerano l’Italia insanabile, almeno durante la loro esistenza in vita.

Nel nostro sistema elettorale, anche chi non vota influenza indirettamente il voto. Magari non fa raggiungere il quorum a un referendum, magari contribuisce ad assegnare qualche seggio agli uni o agli altri. Insomma: chi non ci crede più, chi vuole tirarsene fuori, è in realtà coinvolto come prima. È la democrazia. È il suffragio universale.

Non voglio addentrarmi nelle storie dei brogli all’estero e dei voti falsificati (ci credo, ci credo). Però voglio chiedermi se non dovremmo forse cambiare il sistema e dire alla gente: chi vuole dire la sua votando, lo faccia. Voti sì, voti no, voti nullo, voti in bianco. Però si registri al voto anziché “dare buca” al seggio elettorale.

In USA funziona così, bisogna registrarsi per votare. Poi, a un mese dalle elezioni intervistano quelli che “non sapevo che dovevo registrarmi” e protestano. Scusate, ma se avete 18 anni e non arrivate a capire che dovete registrarvi per votare forse non vi meritate il voto…

Io non conosco UN solo italo-argentino che voti. Gli arriva la scheda elettorale e vanno in un brodo di giuggiole perché gli ha scritto “L’Italia“, si sentono parte del Club Med col passaporto bordeaux. Gli chiedo cosa hanno votato e mi dicono che hanno buttato la scheda, che non avevano idea di cosa si trattasse. Ma stiamo scherzando?!

 

by Disamorata

 

 

Annunci

Un pensiero su “Democrazie che cambiano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...