La poltrona

Come di consueto, passate le feste in famiglia sono migrata al mare (Oceano Atlantico), a Mar del Plata. Qui ho trovato una poltrona, antica, imbottita, con gli orecchioni, tipo quella della foto.

Non convivo con una poltrona da tempo immemore, direi da quando ancora abitavo ancora nella casa genitoriale. Ho avuto un divano di seconda mano nella mia prima casa in Italia, che ho poi restituito quando è stata l’ora di levare le tende, ma non è la stessa cosa.

In Argentina, in nome della praticità ho ceduto per due poltrone convertibili a materassi che tenevo sul soppalco della prima casa. Si sono rivelate comodissime come materassi quando c’erano gli ospiti, ma completamente inutili come poltrone perché si deformavano sotto il nostro peso e a starci seduti sembrava di stare in bilico su quei palloni per tonificare i glutei delle televendite.

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Per coincidenza, nei giorni subito prima della vacanza mi sono sobbarcata un lungo viaggio durante il quale ne ho approfittato per leggermi l’ultimo libro di Andrea de Carlo, che ho comprato sullo Store di Apple. Idea geniale, quella degli ebook, se non fosse che dopo 3 ore di lettura mi è finita la batteria del cellulare e non avevo più niente da leggere per le restanti 10.

Così, in vista del viaggio per Mar del Plata (anche questo di svariate ore) ho pigliato uno dei tanti libri in italiano raccattati qui e là e ancora in attesa di essere letti che prendevano polvere nella mia libreria. Niente batteria con cui fare i conti stavolta, niente schermi illeggibili sotto il sole battente o con le lenti polarizzate (a volte lo schermo lo vedevo tutto nero e dovevo togliere gli occhiali da sole per leggere).

Complice il lungo viaggio e l’assenza di campo del cellulare, la lettura mi ha appassionato e l’incontro con la Poltrona (degna di maiuscola, non quel materassaccio in gommapiuma ripiegato) ha suggellato una fruttifera relazione tra me e la lettura, una relazione che si era interrotta bruscamente una volta finiti gli studi.

So che la Poltrona mi aspetta: comoda, pulita, senza sabbia fastidiosa, riparata dal vento. La avvicino al letto, che uso come poggiapiedi. Poggio gli avambracci sui braccioli, assesto i due cuscini dietro, e sprofondo, sia nella poltrona che nel libro. Buone vacanze!

 

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9 pensieri su “La poltrona

    1. A me è piaciuto, ma è sempre De Carlo (di cui ho letto tutto eccetto forse Cuore Primitivo che è stato stroncato anche dai suoi lettori più affezionati). Non c’è grande innovazione nei suoi libri della maturità (“Uto” e “Due Di Due” non si ripeteranno). Secondo me è molto autobiografico e invecchiando lui, invecchiano anche le sue storie. Sono sempre di persone che già sono state in una relazione importante (o che ci si trovano attualmente o sono uscite da poco, magari con figli) e finiscono alla ricerca di se stessi ma (DOH!) trovano l’amore inaspettatamente in un personaggio che viene da un mondo totalmente diverso e che incontrano per casualità. Se ti piace De Carlo, ti farà piacere leggere questo libro ma non immaginarti qualcosa di molto diverso dal suo solito. Per me è uno scrittore dell’adolescenza dell’età adulta.

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      1. Nell’articolo citato metteva in evidenza delle incongruenze presenti nel testo e frasi senza senso. Amo “Treno di panna” lo rileggo mediamente ogni due anni, mi ha fatto sognare tanto. Poi ho letto “Giro di vento” che non mi ha colpito particolarmente e “leielui”. Mi piace il suo stile e, spesso, io leggo per il piacere di leggere una scrittura che mi aggrada più che per la storia

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    1. Le recensioni su Anobii, quelle dei lettori come noi, elogiano le descrizioni che De Carlo fa in questo ultimo suo libro. http://www.anobii.com/books/L'imperfetta_meraviglia/9788809834446/01988d8cd14f21156b

      A me personalmente il libro è piaciuto: non è di quelli memorabili, ma l’ho trovato gradevole. Lui ha il suo stile carico di aggettivi e descrizioni psicologiche e di ragionamenti tra sé e sé, nonché il suo tratto distintivo di inserire raffiche di aggettivi uniti dalla congiunzione “e” anziché essere separati dalla virgola, il chiamare per nome e cognome i personaggi. ecc.

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  1. Di Carlo! Da quant’è che non leggo un suo libro…ma dopo l’entusiasmo per Uto, Due di Due e Di Noi Tre, tutto il resto mi era sembrato ripetitivo e alla fine l’ho mollato. Ma con una poltrona come quella che descrivi, potrei pensare anche a riprenderlo! 🙂 Buone vacanze!

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    1. È ripetitivo, ahinoi! Puoi decidere se rileggere uno dei sui libri dell’età adulta o leggere quest’ultimo (L’imperfetta meraviglia). Il risultato è uguale: atmosfera da De Carlo, ma trama non memorabile.

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