El botón

Questa settimana sono proprio nera con l’Argentina! Ricordo ancora la sera del 2015 in cui ero a cena da amici statunitensi e tutti gioivano per l’elezione di Macri quale nuovo presidente. La gente era stanca del medioevo peronista, Macri prometteva apertura al mondo, modernità, imprenditorialità.

Nella prima settimana da presidente in carica aveva allineato il cambio ufficiale con quello non ufficiale, il famoso dolár blu del mercato parallelo. È stato un segnale forte che per noi expat ha comportato di poter finalmente utilizzare le nostre carte di credito e debito estere senza essere “penalizzati” da un cambio ufficiale ridicolamente basso. Ma col tempo il cambio è rimasto uguale, mentre l’inflazione ha continuato a galoppare. I prezzi di oggi sono tra il 30 e il 50% più cari che due anni fa in termini di dollari e la qualità dei prodotti è sempre scarsa. Molti digital nomad stranieri hanno già levato le tende in cerca di lidi più economici.

Giusto ieri su La Nación annunciavano che l’AFIP, l’equivalente dell’Agenzia delle Entrate, flessibilizzerà il controllo doganale per gli argentini che rientrano dall’estero. Proseguendo la lettura ci si rende conto che in realtà vogliono dire che aumenteranno i controlli. In pratica, viene chiesto ai passeggeri che rientrano dall’estero di incolonnarsi nella fila “Niente da dichiarare” e “Da dichiarare“, mentre prima c’era un’unica, lunga fila.

Dicono che è così in tutto il mondo, ed è vero. Quello che non è uguale sono i criteri di dichiarabilità: basta fare acquisti all’estero per oltre 300 USD (trecento dollari) e già si rientra nell’obbligo della dichiarazione. Insieme all’obbligo della dichiarazione vi è anche la tassa doganale, che non è mica roba da poco: il 50% dell’importo eccedente i 300 USD (questo numero scende a 150 USD per chi arriva via terra o via mare).

Così ad esempio se vado in Italia e decido di comprarmi un portatile nuovo da $1000, al ritorno in Argentina devo dichiararlo, mostrare la ricevuta di acquisto, e pagare $1000-$300 = $700*50% = 350 USD di tasse. In totale il portatile nuovo mi viene a costare 1350 USD.

Oppure me la gioco, mi metto in coda in “Nulla da dichiarare” e premo IL BOTTONE. Se casualmente si illumina di rosso, mi passano allo scanner il bagaglio, mi trovano il computer nuovo non dichiarato e me lo confiscano.

In verità questa regola già esisteva da oltre dieci anni, solo che era raramente applicata: quando arrivavano gli aerei da Miami, carichi di Argentini che tornano dallo shopping in Florida, controllavano, negli altri casi no.

E comunque, precisano dall’AFIP, resta sempre la possibilità dei controlli umani casuali.

Mi raccomando, tutti in piazza per il diritto al topless o per avere Messi in nazionale e tutti zitti per queste misure anticostituzionali!

 

 

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