Coinquilini

Una recente tormenta ha sradicato il salice che cresceva nel cortile del mio palazzo e ora, più che vicini, siamo coinquilini con quelli del palazzo gemello di fronte al nostro. Così ho potuto approfondire lo studio antropologico degli argentini e anche dovuto iniziare a usare le tende perché si vede tutto, fin la parete sul lato opposto dell’appartamento di fronte e quindi presumo anche il mio.

Sono per la maggior parte coppie giovani senza figli. Tutti hanno la TV. Cominciano a cucinare o a mangiare dalle 21. Quasi tutti hanno un gatto. E ho visto un full frontal della vicina di fronte.

Ma parliamo di gatti. Di fronte, al piano di sopra ci sono due gatti bellissimi: uno è un siamese e l’altro è un tigrato. Li ho conosciuti qualche anno fa quando il tigrato era sfuggito di casa una notte e vagava per la scala miagolando. Un amore.

Di sotto è appena comparso un gattino. Avrà sui 5-6 mesi, è bianco e nero con una macchia in testa che lo fa sembrare un po’ emo. Anche lui mi ha scoperto e si mette sul tavolo a sbirciarmi.

Sotto ancora c’è un persiano (o simile) dal pelo lunghissimo ed enorme. Sicuramente è un maschio. A casa sua hanno l’aria condizionata ma non la usano. Mai. E lui sta sul balcone tutto il giorno a prendere un po’ d’aria. Gli hanno messo una scatola di cartone e lui si piazza lì dentro.

In alto a destra non ci sono animali. Ci sono solo due bambini. Sotto di loro so che vive un gatto, ma non lo vedo quasi mai. I suoi padroni hanno una bambina di neanche un anno che fa disperare la vicina di sopra (“Se senti di qualcuno che affitta una casa per 4, dimmelo. DIMMELO per favore che non li sopporto più quelli di sotto!!“). Sotto ancora non hanno animali.

Sotto di noi invece c’è un gatto. Prima l’ho scoperto dai giochi per gatti che ogni tanto compaiono sul balcone. Poi un giorno l’incrociato che prendeva il fresco, gli ho fischiato, mi ha visto ed è saltato sul motore dell’aria condizionata per cercare di avvicinarsi. Ho cominciato a fargli dei versetti e lui ha iniziato a rispondermi miagolando. La sua padrona è uscita per vedere come mai e le ho detto “scusi, stavo parlando col suo gatto“.


Il nostro edificio avrà meno di 10 anni ed è fatto di sabbia e cartone. È l’unica spiegazione per il pessimo isolamento termico: all’ultimo piano c’è un soppalco, una specie di attico, ed il tetto è in lamiera. In estate è come stare chiusi in una lattina al sole.

Questi ultimi due anni siamo invece stati in un appartamento del secondo piano, grande la metà. Niente soppalco. In compenso, le pareti della casa esposte al sole si caricano di calore e lo rilasciano durante la notte. Quando faccio la doccia la sera tocco le piastrelle sono bollenti. Idem per la parete dietro al letto, dove peraltro è presente una lunga crepa.

L’inverno passato è stato molto freddo e umido e abbiamo avuto problemi di muffa su quella parete. Ogni due giorni eravamo lì a pulirla, candeggina alla mano. Ne restano tracce sulla moquette e su un lenzuolo che ha una macchia stinta.

I bagni non hanno finestre ma hanno la gratella che dà su quello che dovrebbe essere un condotto di ventilazione. Tutti i bagni hanno il bottone per accendere la ventola, ma le ventole non sono mai state installate. In questo palazzo ho abitato sia al secondo che al terzo piano e posso garantire che il condotto di aerazione ha un’unica funzione, che è quella di far salire la puzza al vicino del piano di sopra. Nel migliore dei casi è stata di cipolla fritta, ma ricordatevi che in bagno ci andiamo tutti per una cosa sola. Così abbiamo tappato la gratella.

Quest’anno c’è una novità: i tubi del bagno che fischiano. Per qualche strana ragione, i motori dell’aria condizionata che stanno sul balcone fanno vibrare la ringhiera cava degli stessi, che entra in risonanza con la struttura di metallo dell’edificio. Il risultato sono dei sibili sordi provenienti dal bagno. Tutto il giorno e a tutte le ore.


Tutti hanno l’aria condizionata, qualcuno ha anche due unità. Tutte le arie condizionate hanno il tubo della condensa che penzola libero nel vuoto. Gli appartamenti che danno sulla strada hanno il tubo che penzola sul marciapiede, facendo quello che io chiamo “l’effetto piscio sul passante“, tipico di Buenos Aires. Ovviamente esiste un’ordinanza comunale che lo vieta, ma tutti se ne fregano. L’anno scorso una vecchia è scivolata su detta chiazza d’acqua sul marciapiede e ha scritto/denunciato il consorzio dell’edificio. Non è cambiato una virgola, né allora né quest’estate: è tornato il caldo ed è tornato il gocciolio sui passanti.

Come se non bastasse, quella del terzo piano annaffia tre volte al giorno le piante e anche l’acqua dei fiori cade per strada. Ovviamente qualsiasi raccomandazione cade nel vuoto “Mi amor, siempre me olvido que ya se la dí” (Tesoro, mi scordo sempre che ho già dato l’acqua alle piante), si giustifica.


Psicofarmaci. Gli argentini fanno forte uso di psicofarmaci. Rambo, il mio allenatore, mi chiese tre volte se prendevo psicofarmaci. Non poteva crederci che no.

Vuoi vedere che la smemoratezza della vicina, la pacatezza e la tranquillità degli argentini, la loro bambaccionaggine e lentezza sono il risultato delle pasticche? Io ci sto pensando seriamente. Spiegherebbe molte cose.

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9 pensieri su “Coinquilini

      1. Siamo una nazione che non può che essere pacifica. Ho già sentito un paio di persone dire che molti europei e americani si trasferiscono qui proprio per questo motivo. In effetti, qui mi sento ben lontano sia dalle follie americane che dagli attentanti europei.

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