Seratana

Un paio di settimane fa è apparso su La Nación un articolo su un gruppo di 126 donne italiane tra i 30 e 40 anni emigrate in Argentina che si incontrano periodicamene. La “rete virtuale” che hanno creato si chiama Seratana, perché qui i napoletani (e per estensione gli italiani) sono appunto chiamati tanos, e gioca sulle parole “seratona” e “tanas”, ma nessuno lo ha notato. C’è tutta una querelle sul fatto che tanos sia utilizzato come termine dispregiativo, ma tralasciamo. Se si sono scelte questo nome sarà perché gli va bene!

L’articolo spiega che si tratta di donne professioniste che sono ben integrate nella società argentina, ma che hanno piacere a incontrarsi quando capita per mantere un contatto con l’Italia.

Nella sezione dei commenti all’articolo, il pubblico si spacca. Un 50% che adora l’Italia e gli italiani a prescindere scrive frasi sgrammaticate d’amore (Queste ragatze estanno buenisssime /Ragazzi, yo me ofrezco per tutti servicio. Capische?) e contro l’Argentina (“vivere a Firenze e trasferirsi in Argentina… inconcepibile!”, “vivo a Roma da 20 anni e non lascerei l’Europa per nessun motivo, la qualità di vita è imparagonabile, l’Argentina non ci arriverà mai”) e un 50% che non ha accolto molto bene le parole delle ragazze intervistate, che trova snob e non così ben integrate come sembrerebbe.

Valentina è di Firenze (si definisce come dell’alta borghesia di quella città d’arte) ed è venuta in vacanza a Buenos Aires nel 2006 perché non voleva passare il Natale in Italia

Il censo del 2010 – continua l’articolo – rivela che a Buenos Aires abitano 217 donne italiane tra i 15 e i 64 anni; si tratta di persone con titolo universitario (o superiore) che vengono in Argentina in cerca di nuove opportunità e di un altro stile di vita.

L’articolo presenta Elisabetta, di Milano, a Buenos Aires dal 2007 e direttrice del teatro Coliseo (uno dei teatri più importanti di Buenos Aires, ovviamente eredità italiana e gestita da italiani). Nei commenti: “ma con tutti i giovani qualificati che ci sono in Argentina, serviva che venisse questa qui dall’Italia per fare la direttrice? Prima gli argentini!!!”  (suona familiare, vero?)

Ma la parte calda dell’articolo, quella che ha acceso gli animi dei commentanti, viene dopo:

“Le tanas di questo gruppo sono diverse da quelle di qualche decennio fa: noi abbiamo deciso di lasciare l’Italia, nessuno ci ha obbligato, non siamo venute per fame.”

“Il rapporto con la madre patria diventa completamente diverso da quello idealizzato e nostalgico. Inoltre, abbiamo l’enorme vantaggio che qua siamo accolte con il tappeto rosso. È incredibile e meraviglioso: non succede mica ovunque!”

Per questa, e altre differenze, queste ragazze non si identificano le tradizionali associazioni di italiani e cercano di creare spazi nuovi. “Nella rete accettiamo solo italiane“, precisa Valentina come a scusarsi. Ricevono molte richieste di argentine che sentono affinità per l’Italia e desiderano partecipare, pero il gruppo ha deciso di mantersi fedele a quel principio.

[…] “Una delle peggiori cose degli argentini è che molti non mantengono la parola data. Dicono che ci sarà lavoro e dopo no” – dice una. “Non si sa mai se [il lavoro] sarà pronto quando te lo promettono. Mi è successo più volte con alcune traduzioni di cui avevo bisogno” – rincara l’altra.

Segue elenco delle cose che apprezzano dell’Argentina (il fermento culturale, l’energia che trasmette la città, la capacità di reinventarsi a qualsiasi età, l’apertura mentale che mantiene “giovani”) ma alla fine, qualche paragrafo più in giù, il colpo di grazia:

E non mancano le lamentele per il cibo, soprattutto per quanto riguarda i prodotti tipici italiani. Dice Francesca: “A volte sento la mancanza del cibo: parmigiano reggiano, caffè, pizza e olio di oliva come dio comanda”.

Apriti cielo!


PS: concordo con tutto quello che hanno detto le ragazze, ma la giornalista lo ha scritto così fedelmente che anche io mi chiedo: ma che avete pubblicato a fare ‘sto articolo?! Non c’è un link al gruppo perché non vogliono richieste inutili di “finte italiane”, solo due link esterni al sito lavorativo di una e al gruppo di FB con il laboratorio per i bambini italiani. Mah!

Annunci

8 pensieri su “Seratana

  1. Nel 2017 ci si arriva a farsi inserire in un google group! Per di più quando sono noti nomi e cognomi delle persone che lo gestiscono. Ci son voluti due minuti per farmi inserire e sono riuscita ad incontrare ragazze della mia età (24 anni) con cui condividere le cose belle e brutte di questa scelta un po’ senza senso di trasferirmi in Argentina.
    Le critiche ci stanno, ma tutto questo livore non serve proprio a niente.

    Mi piace

    1. Andare su un giornale argentino, intervistate da italiane emigrate qui, e criticare tutto del paese che ci ospita non può che scatenare commenti contrari. Venire su un blog che riprende la notizia e rincarare la dose non migliora l’impressione che se ne ha.

      Che ritrovarsi da donne sia qualcosa di ancestrale mi sfugge… forse i maschi non si ritrovavano?

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...