Il buon peronista

Mi piacciono le idee, della sinistra, che sono un po’ i valori cristiani con cui sono cresciuta: meglio poco a tutti che tutto a pochi, aiutare chi ha bisogno, siamo tutti uguali, et cetera. Della sinistra però non mi piace l’ideologia (non mi piacciono le ideologie a prescindere, non solo in ambito politico) e soprattutto non mi piace l’applicazione nella politica.

Qui in Argentina il mondo si divide tra Peronisti e non Peronisti.

Ma chi era Perón? Lui era un populista mascherato da socialista che aveva dalla sua l’aver realmente risollevato l’Argentina. Con lui, il debito pubblico è stato saldato, il paese andava a gonfie vele, la società progrediva. Perón è l’uomo che ha permesso all’Argentina di diventare una società più occidentalizzata in quanto a diritti. Purtroppo tutti quelli venuti dopo di lui si sono completamente dimenticati dei doveri e ne hanno approfittato per svuotare le casse pubbliche e arricchire le proprie finanze, sotto alla falsa bandiera del Peronismo. Dicevano che stavano continuando l’opera di Perón e la gente abbagliata dal ricordo di quell’epoca d’oro accettava piamente qualsiasi nefandezza perpetrata.

 

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Perón, Evita e Maradona su un balcone del barrio La Boca

 

Perón non mi sta antipatico e credo che sia stato un buon presidente, a somme tirate. Però questa cosa del “peronismo” ha preso una piega completamente diversa: è diventata un’ideologia. Alla pari di come un torinese o nasce juventino o nasce del Toro, anche un argentino avrà solo due possibilità: essere o non essere (peronista).

Le due fazioni non si mischiano: ho un amico che mi ha raccontato di essere uscito con una ragazza ma quando lei gli ha detto di essere peronista, lui ha lasciato perdere. “Come ci puoi ragionare con una peronista?!” – mi ha detto. So di non-peronisti convertitisi al peronismo per la buona pace coniugale (e viceversa).

In Argentina il Peronismo non finirà mai. L’Argentina è il peronismo. È lo yin senza bisogno che vi sia lo yan.

Dal 1983 al 2016 ci sono stati quasi solo presidenti peronisti: gli unici due non peronisti hanno concluso il mandato in anticipo per via dei crack economici (da qui la leggenda che solo il peronismo può governare questo paese). Da un anno a questa parte, il governo non è più peronista e la situazione è esasperante – ne parlerò prossimamente.

Il peronismo è ormai sotto la pelle degli argentini. La parola peronista esula dal contesto politico e spesso viene utilizzata come sinonimo di “giusto“. Per chi sa l’inglese, c’è una parola che calza proprio a pennello: earnest, cioè giusto, meritevole, onesto.

Ricordo che anni fa, da poco arrivata in Argentina, vidi dei cartelli per l’elezione del presidente del River Plate, la seconda squadra di calcio più importante dell’Argentina (scusate, ma prima del Boca Junior non ci posso mettere nessun altro). Qui le squadre di calcio non sono private come in Italia, ossia non c’è un presidente che paga tutto. In Argentina si tratta di club atletici, di società sportive con soci, i quali, con la loro quota, finanziano le attività sportive dell’associazione (calcio, bocce, pallavolo, basket). Essendo un club con soci, il presidente viene votato e per questo periodicamente ci sono delle elezioni e delle campagne elettorali.

Ebbene, circa tre anni fa il River doveva eleggere il suo presidente e un candidato aveva tappezzato la città con i poster della sua campagna elettorale. C’era semplicemente scritto “TIZIO CAIO – un buen peronista” e un mezzobusto del signore in questione. Nessuno è riuscito a spiegarmi cosa c’entrasse il peronismo con l’elezione del presidente di una società sportiva, e dopo anni ne ho dedotto che il peronismo è il bene e tutto il resto è il male, tant’è che neanche merita una definizione.


 

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Ubuntu Peronista, un blog di informatica per il software libero e giusto

 

 

Addirittura esiste l’espressione “un día peronista” per indicare una giornata di sole gradevole, diciamo primaverile sull’incipire dell’estate. Insomma: la vita è migliore se c’è il peronismo e se c’è qualcosa di buono nella tua giornata è sicuramente merito del peronismo!

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Per approfondire, consiglio questo articolo su La Nación, che termina con un curioso aneddoto: un giornalista domandó a Perón circa la composizione ideologica e sociale dell’Argentina. Quello gli rispose che un 30% sono radicali, un 30% sono conservatori e un 30% sono socialisti. Il giornalista gli ribatte “E i peronisti?!”, al che Perón risponde “Tutti sono peronisti!”.

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13 pensieri su “Il buon peronista

    1. Il peronismo moderno te la dipinge così: se sei peronista sei un buon cristiano, se non sei peronista sei un capitalista, un colonialista e antidemocratico. Infatti il peronismo raccoglie grandi consensi popolari. Più sei povero più hai interesse ad avere uno stato peronista (assistenzialismo estremo). I non-peronisti pensano che i peronisti siano delle cicale che vogliono farsi mantenere dallo Stato e che loro devono finanziare detto Stato con le loro tasse.

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    1. Visto il risultato delle ultime elezioni, la maggioranza non ha votato per il candidato apertamente peronista (Scioli). Non è tabù essere non-peronisti. Diciamo che tra i non-peronisti ci si avvisa quando si frequenta socialmente un peronista, così da evitare di esprimere opinioni che si sa cozzeranno con quelle altrui.

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    1. Tu eri qui prima del regime militare, da quel che ho capito. Secondo me la piega ideologica che ho conosciuto io adesso è ben diversa dalla versione originale.

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    1. La mia impressione è che tutte le ideologie mutilino e respingano qualsiasi tipo di critica. La critica è possibile solo con persone con un certo livello intellettuale che ha appunto permesso loro di sviluppare un senso critico. Più basso il livello sociale, più viene meno questa capacità di critica e più si va per partito preso. Una cosa che mi piace ancora degli Europei è appunto il senso critico, mentre qui… Gli ultimi 20 anni argentini sono stati di decadenza del livello scolastico e dello standard sociale, per cui il risultato delle ultime elezioni ha del miracoloso! Ma ora i peronisti stanno facendo di tutto per far cadere il governo di Macri. Il fair play non esiste in Sud America.

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  1. Oggi su Il Sole 24 Ore (non trovo il link e ti copio l’articolo):

    L’Argentina di Macri in bilico tra rilancio e ricaduta peronista
    Luci e ombre nell’Argentina di Mauricio Macri. Le incrostazioni politiche che si sono sovrapposte nei due mandati presidenziali di Cristina Fernandez de Kirchner si sono parzialmente dissolte e l’eccessivo dirigismo della politica economica di questi ultimi 8 anni non ha fatto bene all’economia. In compenso la sterzata iperliberista di Macri ha provocato nuovi squilibri. Lo sciopero generale che ieri ha paralizzato Buenos Aires ne è la conferma più evidente.
    E’ questo lo scenario in cui si svolge su cui si apre il World economic Forum di Buenos Aires, un vertice importante in cui l’Argentina si riposiziona nell’asse Sud-Nord, ovvero nella ricerca di quel dialogo troppo a lungo interrotto con gli Stati Uniti, a vantaggio di altri interlocutori importanti, Cina e Russia. Antagonisti commerciali degli Stati Uniti.
    Il primo nodo da sciogliere dell’Argentina di Macri è l’inflazione superiore al 30% annuo, un tasso allarmante, uno dei più alti del mondo. Ereditato dai governi precedenti ma ancora difficile da estirpare o almeno ridurre. La forza del peronismo, che non rinuncia a una contrattazione permanente e serrata è un ostacolo certo. L’altro, non meno importante, è la formazione oligopolistica dei gruppi forti della distribuzione argentina; un “cartello” che maschera molte inefficienze.
    L’agenzia americana Standard and Poor’s ha elevato il rating dell’Argentina da B- a B, stimando una crescita Pil del 3% nel 2017 per la terza economia dell’America Latina. «L’Argentina ha fatto progressi nel risolvere i vari squilibri macroeconomici ricostruendo la credibilità del paese», spiega la nota dell’agenzia, ma sono molti gli istituti di ricerca economica che offrono previsioni molto meno incoraggianti, di poco superiori all’1 per cento. «Va rilevato – spiega Enzo Farulla, economista italiano che vive a Buenos Aires – che nell’ultimo anno sono rientrati in Argentina 116 miliardi di dollari, un rientro di capitali davvero imponente. Una somma rilevante se paragonata ai 102 milioni dell’Italia, tenendo conto della dimensione delle due economie».
    E il prezzo della soia è risalito, commodity di cui l’Argentina è grande esportatore.
    A esacerbare gli animi del Paese si sommano i contenziosi e le vicende giudiziarie del Palazzo. Un giudice federale argentino ha imputato al’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner reati di associazione illecita, riciclaggio e negoziazioni incompatibili con la funzione pubblica, nell’ambito dell’inchiesta sulla società Los Sauces, che amministra gli alberghi di proprietà della famiglia Kirchner nel sud del Paese.

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