Da 10.000 a 0

Con gli anni sto cominciando a conoscermi e ho notato che io sono una di quelle persone che rende bene solo in situazioni di alta pressione. Detto in altre parole, odio avere un giorno libero e se ce l’ho lo uso per complicarmi la vita programmare i giorni a venire.

Sono una persona che ha bisogno di sapere tutto lo scibile su un tema per poi convenire che, dopo tutto, quella cosa lì non fa per me. È successo quando ho fatto un colloquio per insegnare matematica al liceo, io che l’ultimo esame di matematica l’ho dato 15 anni fa, dopo aver ripassato le equazioni di grado superiore al secondo e il teorema di Talete senza riuscire a risolvere una disequazione di secondo grado in 3 giorni (ebbene sì).

Mi è successo di recente quando ho pensato di gestire un AirBnB e ho trascorso un mese a leggere forum dove altri Host di AirBnB disquisivano su quale carta igienica acquistare, quanti fili devono avere le lenzuola per ottenere il rapporto ottimale tra sensazione e facilità di stiratura e se riutilizzare la spugna della cucina tra un ospite e l’altro. (Se siete arrivati su questo post cercando le parole chiave di questi paragrafo, eccovi le risposte: non la più economica che salta troppo all’occhio, 350 fili minimo, cambiate la spugna a ogni ospite perché potrebbero averla usata per pulirsi le scarpe dopo aver pestato una cacca di cane.)

Se in passato, all’inizio della mia carriera di freelancer, un giorno libero mi gettava nel panico e nell’ansia, adesso quell’occasionale giorno libero mi genera la riflessione “Deh, ma visto che ho tempo, perché non provo a fare anche….“.

Riconosco che è in parte un modo per sfuggire la realtà, almeno mentalmente: la mia vita è ciò che accade tra un impegno e l’altro. Probabilmente anche la meteora della palestra (novembre-dicembre) è stato un modo per riempirmi le giornate fino a scoppiare (di caldo). Adesso ho ripreso con il pallino delle lezioni di italiano. Giusto stamattina ho terminato la locandina con cui annunciavo il mio corso, salvo poi convenire che pagavano troppo poco in quella scuola.

Da qualche mese ho anche cominciato a svegliarmi molto presto la mattina, tipo alle 6-7, compreso i fine settimana. Mi dà l’illusione che la giornata sia più lunga e di poter fare più cose e prima mi sveglio più sono in qualche modo orgogliosa di essermi svegliata così presto. Probabilmente ho letto uno di quei post-stronzata in cui spiegavano che Winston Churchill si svegliava alle 5 del mattino o che Napoleone metteva la sveglia alle 4:30controllare che i suoi sottoposti fossero puntuali. Osservo le finestre dei vicini e mi compiaccio se stanno ancora tutti dormendo, quei pelandroni.

I miei picchi di produttività sono di 2 o 3 ore al massimo e stare sveglia 18 ore non mi fa rendere più del solito, però permette di fare molte più stronzate per cui non è richiesta particolare concentrazione. Per le attività mentali (come lavorare) non si può mantenere un alto livello di performance per troppe ore di fila. Adesso sto imparando a conoscermi anche in quell’aspetto e so bene quando è meglio aspettare di dormirci su prima di inviare una mail perché sono troppo stanca per leggerla obiettivamente e quando devo “sedare” il mio cervello creando una specie di trance uditiva con una canzone messa in loop perenne.

Per chi non lo sapesse, c’è un sito che si chiama https://listenonrepeat.com dove si possono ascoltare gli stessi brani che ci sono su YouTube, e ripeterli senza pubblicità. Ho le mie canzoni che hanno un effetto distensivo sulla mia mente: quando uno dei canali del cervello è impegnato con la musica, il mio livello di attività complessiva (fisica e cerebrale) si abbassa al punto che posso stare seduta davanti al computer con uno stato energetico non iperattivo tale da potermi concentrare, altrimenti continuo ad alzarmi dalla sedia per fare altro (in genere il caffè).


La mia partenza per l’Italia si avvicina e mi sto arrovellando su dove andare (fuori dall’Italia) durante il Grand Tour d’Europa, perché so già che mi verrà la depressione al terzo giorno. Sfoglio la mia bacheca di Facebook dove le mie amiche di infanzia si definiscono “pazze” e vanno in vacanza a Ibiza come altri 100mila giovani italiani ogni estate, ascoltano Vasco Rossi come qualche milione di italiani (qualcuno gli dica che è stonato da morire e fa testi che a confronto Cristina d’Avena è Mogol) e vanno in giubilo quando riescono ad assistere dal vivo a qualcosa che di solito vedono in TV (un concerto, un evento sportivo, un attore). Quelli sono gli accenti della loro esistenza.

Credo quest’anno mi limiterò a rispondere “tutto bene” quando mi chiederanno di come va la mia vita in Argentina. Eviterò le risposte sincere, i reportage giornalistici che inevitabilmente si concludono con un “Mamma mia, io non so come fai. Che coraggio che hai! Ma tu sei sempre stata diversa“.


Di quel posto e di quelle epoche io non ho un buon ricordo. A dire il vero non ricordo niente rispetto alle mie amiche e ai miei amici. Loro sempre citano serate, battute, vestiti, fatti della nostra gioventù, di quando avevamo dai 14 ai 24 anni, che io ho completamente rimosso. Al principio pensavo le inventassero per cercare di ristabilire un legame attraverso dei finti ricordi. Invece mi sono resa conto che io ho proprio eliminato dalla mia testa gli anni dall’adolescenza all’università.

Loro (gli amici e i compagni di scuola) hanno dei ricordi molto positivi di quei periodi, che sembrano essere molto importanti nella loro memoria affettiva, mentre io li sento come il medioevo della mia vita in attesa del rinascimento (= età adulta).

Li ritroverò un po’ più ingrassati, un po’ meno capelluti, un po’ più figliati, con due vacanze estive in più nei soliti posti (Puglia/Sicilia, Ibiza, Elba, Liguria), due capodanni finto-culturali in più da raccontare (Londra, Berlino, Parigi), con un’auto di cilindrata maggiore e ancora più vestiti firmati. Delle loro vite non invidierò niente, non mi colpirà niente, nulla avrà un impatto positivo sulla mia esistenza, né mi instillerà curiosità o voglia di calzare le loro scarpe per un giorno. Mi toglierò le mie, che resteranno tranquille sull’uscio in modo da non destare troppa curiosità nella gente nella cui vita entrerò per quel giorno e che le guarderebbe in modo strano.

12.000 km e -35 giorni da Buenos Aires, dove giro a 10.000, a lì dove tutto viaggia a velocità 0. Passo e chiudo.

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7 pensieri su “Da 10.000 a 0

  1. Anch’io ho avuto un periodo da early bird…. pensavo di fare molte più cose ma in realtà ero perennemente stanca. I miei ritmi sono stare sveglia fino alle due di notte e dormire fino alle dieci del mattino….. non c’è niente da fare! Buon rientro in Italia e cerca di guardare i tuoi amici con occhi da scrittore: potrebbero venirne fuori buoni spunti… 😉

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    1. Anche io credo che questa “iperattività” sia solo illusoria. Più cose ho per le mani più temo errori e più mi stresso, perché so bene che la fretta e la stanchezza non portano a buoni risultati.

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