Cuenta regresiva

Ho conosciuto diverse persone, per lo più statunitensi, che sono in Argentina per prepararsi alla Terza Guerra Mondiale. Alcuni addirittura per l’estinzione della razza umana.

Un pensionato americano si è comprato un grande ranch nella parte settentrionale della Patagonia, dove è convinto di poter coltivare sufficiente cibo per mantenersi in caso di catastrofe mondiale. Per ora tiene tutto a prato, che ancora non ci siamo arrivati. Però cita Atlas Shrugged* come se fosse l’annunciazione dell’arrivo dell’Apocalisse e tiene un blog su quello che gli americani definisco “going galt“, ossia il collasso sociale dovuto al ritiro dalle scene degli intellettuali di tutto il mondo (una sorta di sciopero dei cervelli), lasciando il campo libero alla barbarie – e se ci pensate non è così assurdo.

Un altro è venuto in Argentina solo per avere il passaporto blu (si ottiene dopo due anni di residenza), cosicché in caso di conflitto mondiale possa rifugiarsi qui con la famiglia senza problemi, in qualche località remota della Patagonia.

Un altro ancora, invece, sta vendendo tutte le sue proprietà per ritirarsi ai piedi delle Ande, dove da anni si reca nel tentativo di acquistare a buon mercato una chacra (grosso appezzamento di terreno) dove coltivare frutti di bosco e avere qualche animale. L’ultima volta che l’ho incontrato (il mese scorso) mi ha detto di essere sicurissimo che entro un anno sarebbe scoppiato il conflitto mondiale.

Vi ho già confessato che non sono molto tranquilla circa le sorti dell’Europa (e del mondo), ma la penso come Papa Francesco: siamo già nella Terza Guerra Mondiale, solo che stavolta non si tratta di un conflitto intensivo in Europa, bensì a macchie e altrove, e gli europei se ne rendono conto solo in seconda battuta. Ma non ditemi che i Paesi occidentali non sono coinvolti nei fatti che succedono in Medio Oriente e in Asia. Non siamo mica davvero divisi dai confini politici, oramai!

Tenuto conto della sfilza di nazisti che si sono rifugiati in Argentina, in parte mi rassicura il fatto di esserci anche io (in Argentina, non tra i nazi, ormai morti tutti o quasi). Questo articolo spiega perché sono venuti qui e non era per l’isolamento della Patagonia, ma io non stimo molto Luca Sofri, il direttore della testata Il Post, per cui prendetela come una lettura ludica, per esempio quando siete in bagno o in viaggio e non avete proprio niente di meglio da leggere.

Sarà più interessante sapere che Erik Priebke ha abitato proprio nelle zone del Gran Buenos Aires dove ho cercato anche io di vivere. Se può essere di conforto, un’altra affinità con chi voleva stare lontano dai casini europei e ci è riuscito!

E quindi, tutti a fare la cuenta regresiva (il conto alla rovescia) alla fine del mondo – o almeno della pace nel nostro mondo. Di fronte a questo, persino il water sudamericano che gocciola inesorabilmente mi sembra insignificante. Ci vediamo in Patagonia, la Nuova Atlantide ai confini del mondo.


*Atlas Shrugged, di Ayn Rand, 1957, è stato di recente (2016) ritradotto e ripubblicato in Italia come una trilogia “La rivolta di Atlante”. John Galt è uno dei protagonisti del libro.

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7 pensieri su “Cuenta regresiva

  1. Caspita, devo cominciare a pensare che la mia cara Toscana, la Maremma grossetana nello specifico, non basti ? beh, al di là dello scherzo, in effetti guardandoci intorno c’è poco da stare tranquilli e non so dove potremmo rifugiarci…. preferirei venire in Argentina in vacanza, per visitare un paese dalle mille bellezze e ballare il tango! ciao, Pina

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    1. Il casus belli è una sciocchezza, ma i motivi che ci sono dietro non sono piccoli, secondo me. La cosa di cui non mi capacito è perché la gente si imbatta nelle guerre, noi siamo così insignificanti nel grande schema delle cose e della vita. Generare una macchina della morte mi sembra assurdo.

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