Adulti maggiori

Ovvero, di come si studia l’italiano in Argentina

Che l’Argentina e l’Italia abbiano un rapporto speciale è noto. O meglio, che gli argentini per l’Italia abbiano un’adorazione e fascinazione che non conosce rivali, è risaputo.

Anche se gli italiani dell’ultima grande ondata migratoria, quelli arrivati negli anni ’50, hanno ormai raggiunto l’età della vecchiaia, l’interesse per l’Italiano e l’Italia è molto forte anche tra i giovani e chi, di italiano, ha solo il cognome.

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Chi studia l’italiano?

Al 99% si tratta di persone di discendenza italiana. Giovani, adulte o anziane. Lo studiano perché vogliono conoscere l’Italia o perché lo parlavano con i parenti quando erano bambini/e ed è un modo per ricordare i nonni e i bisnonni ormai defunti.

Quasi tutti sanno già arrabattarsi e capire le frasi più semplici, sono anche molti quelli che sanno persino esprimersi a un livello elementare. Ma può capitare che quel poco di italiano che parlano sia molto sgrammaticato (si fanno capire lo stesso) o un dialetto. A volte hanno persino un accento meridionale!

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Dove si studia l’italiano?

L’istituto di lingua e cultura italiana Dante Alighieri ha numerose sedi in Argentina. Solo a Buenos Aires capitale ce ne sono 3, più altre nella provincia. Fanno corsi per bambini e adulti, organizzano viaggi in Italia e spettacoli teatrali. Offrono corsi di lingua, corsi di cultura, gruppi di conversazione, laboratori di lettura.

I giovani studiano alla Dante dopo la scuola, oppure sono iscritti a una delle scuole italiane paritarie: a Buenos Aires, la Cristoforo Colombo (Ramsay 2251, CABA) e il Centro Cultural Italiano (a Olivos e Villa Adelina). Le scuole vanno dall’asilo alle superiori ed esistono vari indirizzi. Gli studenti studiano le materie in parte in spagnolo e in parte in italiano, ma gli insegnanti delle materie in italiano non sono necessariamente madrelingua. Al termine degli studi hanno sia il titolo di studio argentino che il titolo di studio italiano automaticamente riconosciuto in Italia.

L’italiano è studiato anche nelle scuole di lingue ed esistono anche molto insegnanti di italiano che danno lezioni private. Un’ultima opzione è la UBA, l’università statale di Buenos Aires, il cui Laboratorio de Idiomas offre corsi in oltre 10 lingue in varie sedi a Buenos Aires e dintorni (tra le lingue studiate, persino il Quechua e il Guaraní, nonché la lingua dei segni argentina!).

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Chi insegna l’italiano?

Studiarlo per diletto e studiarlo come materia scolastica sono due strade distinte.

Nelle scuole paritarie, chi insegna la materia di italiano è un italiano laureato in lettere oppure un locale che ha studiato all’università la carriera quadriennale del Profesorado de Italiano. Per le altre materie non è sempre possibile: a volte arrivano insegnanti dall’Italia, ma solo per un anno scolastico o due. Va detto che non esiste una corsia preferenziale per gli insegnanti d’Italia. Inoltre, esiste una forte differenza di stipendio tra gli insegnanti che sono arrivati dall’Italia a chiamata (mandati dal ministero o reclutati direttamente dalla scuola) e gli insegnanti reclutati in loco (argentini o italiani è indifferente).

Nelle scuole di lingue è abbastanza raro trovare italiani d’Italia, per due motivi: pagano davvero poco e le scuole preferiscono i locali che ci saranno di anno in anno, anche se non sono madrelingua. Molti di quelli che arrivano dall’Italia per insegnare l’italiano lo fanno per fare un’esperienza in Argentina, ma non avendo il visto per lavorare non possono essere contrattati attraverso i canali ufficiali e devono accontentarsi delle lezioni private.

La maggior parte degli insegnanti in italiano nelle scuole di lingue sono o italo-argentini che parlavano italiano in famiglia oppure che hanno vissuto per qualche anno in Italia.

Il possesso di una certificazione per l’insegnamento dell’italiano (CEDILS, DILS-PG, DITALS) non è un requisito necessario. Conta di più l’esperienza (e le conoscenze).

Ho seguito il corso DITALS, senza mai rendere l’esame, e con mia grande sorpresa ho notato che è interamente concentrato sulla glottodidattica, ossia sull’insegnamento della lingua (tecniche e storia), ma non sulla conoscenza della lingua stessa. Potete quindi insegnare l’italiano anche se scrivete con l’accento o pazzienza con due zeta e qual’è con l’apostrofo.

In un modulo della Dante per iscriversi a un corso di aggiornamento per insegnanti, per esempio, si chiedeva con che tipo di alunni il docente lavorasse e le possibili opzioni erano: bambini, adolescenti, adulti e adulti maggiori, un chiaro calco dello spagnolo adultos mayores che però significa anziani.

All’Universidad de Belgrano, qui a Buenos Aires, c’era un programma estivo intensivo di insegnamento dell’italiano il cui modulo fa fare bella figura persino al traduttore di Google.

Potreste pensare che quindi stendano un tappeto rosso davanti a voi che siete madrelingua… Rimarrete delusi.

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Possibilità di insegnare italiano in Argentina

Quante probabilità ho di mantenermi insegnando italiano in Argentina?

Poche. Se avete uno stile di vita molto frugale, siete giovani e non vi pesa vivere in un appartamento condiviso, allora potete imbarcarvi in questa avventura. Ma l’insegnamento dell’italiano è un lavoro freelance e se anche trovate uno o più istituti dove insegnare, dovete avere la fortuna di trovarli nella stessa zona, poiché altrimenti passerete la giornata correndo da una parte all’altra della città.

Per le lezioni in un istituto verrete pagati tra i 200 e i 250 pesos all’ora (€10-12,5 al cambio odierno). Per le lezioni private sarete voi a dover stabilire una tariffa e a crearvi un nome nel giro delle ripetizioni di italiano e ci potrebbe volere del tempo.

Preparatevi a signore oltre gli -anta che vanno in delirio per Toto Cotugno e Peppino di Capri e che vi chiederanno con gli occhi umidi “non ti commuove?”. Certo-che-sì, risponderete tra i denti.

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6 pensieri su “Adulti maggiori

    1. È molto affascinante conoscere insegnanti d’italiano argentini. Alcuni parlano italiano davvero bene (se hanno vissuto in Italia). Altri invece parlano un italiano non molto autentico (corretto dal punto di vista grammaticale, ma privo di neologismi, espressioni tipiche o idiomatiche, gesti). Le scriverei in privato – posso?

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