Ancora cigolo

Andare a vivere in un altro paese non significa solo imparare una nuova lingua, ma anche una nuova cultura. Integrarsi, però, comporta uno sforzo in più del semplice saper comunicare in un altro idioma e conoscere una cultura non vuol dire necessariamente viverla e assimilarla. Con “cultura”, poi, non ci sono solo gli aspetti folclorici come cosa si mangia, a che ora ci si siede a tavola e come si festeggia il natale. La cultura, nel senso più ampio, significa “come si vive in questo paese e come funzionano certe cose”.

Alcuni aspetti della vita all’estero possiamo sfuggirli: per esempio, io ancora mangio tra le 12:30 e l’una, ceno tra le 19:30 e le 20:00, uso la tovaglia e cucino piatti diversi ogni volta. Non concepisco l’idea di avanzare la pastasciutta e di scaldarla nel microonde, né riesco a mangiare pizza e bistecche impanate 7 giorni su 7. Vado a fare la spesa e compro in base all’aspetto delle verdure che vedo, e se anche compro 10 kg di roba mi porto a casa le borse da me, anziché alzare il telefono e ordinare senza vedere i prodotti o farmi recapitare tutto a domicilio, se no poi devi stare in casa tre ore ad aspettare il delivery.

Ma negli ultimi giorni sono successi alcuni fatti che mi hanno fatto ricredere sulla mia integrazione e assimilazione della cultura argentina…

Il ferro

Si è rotto il mio ferro da stiro, un Bosch con caldaia che comprai nel 2012 in Italia. Come vi ho già detto in un altro post, qui il ferro con caldaia non esiste, è un bene raro.

La Bosch, poi, ha interrotto la vendita di molti prodotti in Argentina molti anni fa quando hanno cominciato a tassare pesantemente il prodotti importati, per cui il riparatore privato che ho trovato ha detto che serviva una valvola particolare, che ho quindi comprato durante le vacanze in Italia per 40 euro.

Torno, porto la valvola e dopo una settimana mi chiamano per avvisare che il ferro è pronto. Allora prendo subito il bus, mi faccio 40′ di viaggio e quando arrivo al negozio mi dicono che il ferro non è ancora riparato: ma come? mi avete telefonato un’ora fa dicendomi il contrario. Argentina 1 – Italia 0

Vabbe’, torno a casa sperando nel miracolo e nell’invento (inventività) argentino. In questo paese dove creano automobili con pezzi di lamiera raccolti a bordo autostrada, vuoi che non sappiano far funzionare un banale ferro da stiro?! Passa un mese e il servizio riparazione non si è ancora fatto sentire. Avranno ordinato il ricambio dall’estero? Allora chiamo e mi dicono che il mio ferro “non ha riparazione”. Argentina 2 – Italia 0

Lo viene a prendere o lo abbandona?“. Lo vengo a prendere, si sa mai che sia una palla e si vogliano tenere il ferro. Lo vado a prendere e mi dicono che forse va, ma forse si brucia dopo 2-3 usi. Non riesco a spillare più informazioni di queste, non c’è una spiegazione, solo questa aleatoria sentenza. E me la faccio andar bene perché sennò mi faccio solo male. Argentina 3 – Italia 0

Ma riflettevo: mi serve davvero un ferro con caldaia? Ne ho ereditati ben due normali, di quelli da 40 euro o giù di lì. 40 milioni di argentini usano quelli, perché noi italiani siamo convinti che l’unico ferro degno di questo nome sia quello con caldaia? Realizzo il mio limite culturale e mi ritiro dalla competizione. Argentina 4 – Italia 0

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La doccia

Impensabile non avere una doccia con la cornetta sganciabile, quella che ti permette di “lavarti bene”. Me ne sono quindi fatta portare una dall’Italia, con 4 getti: idromassaggio, diffuso, forte, pioggia. Il getto era buono, ma la temperatura dell’acqua non si manteneva ed era tutto un trastullare di manopole manco fossi il DJ Tiesto del bagno. Avevo già tolto il riduttore ecologico (un anello di gomma che restringeva la sezione d’ingresso della cornetta per dare più pressione), invano.

Poi settimana scorsa ho staccato la cornetta e rimesso il getto fisso, giacché sto per traslocare e la mia cornetta la voglio portare con me. Da quel giorno, getto abbondante a temperatura costante. Per due anni ho fatto docce fredde perché ho voluto fare l’italiana. Un altro 1 a 0 per l’Argentina.

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La classe

Sto dando quattro lezioni di italiano come favore a un’amica che è in vacanza ad agosto. Il mio concetto di lezione di italiano è: mi preparo a casa, arrivo e scrivo il più possibile alla lavagna, accolgo gli studenti, faccio lezione cercando di comunicare il più possibile, di dire tutto quello che so. Del resto, con chi altro possono interagire in italiano al di fuori di quelle due misere ore settimanali?

A metà lezione si affaccia una signora, forse un’altra insegnante, mai vista. Entra e bacia una alunna, che le spiega che sono la supplente. Quella comincia a correggerle l’italiano, incurante del fatto che io sia alla lavagna che scrivo e che vorrei spiegare.

Le alunne trovano molto divertente la scena: non so se abbiano trovato divertente che la signora non si sia accorta che non avevo intenzione di cazzeggiare o che io non mi sia accorta che lei era entrata (me ne ero accorta bene, ho anche fatto il mio sorriso milanese chiuso migliore che potevo). Ancora una volta, realizzo che non mi sono ancora deitalianizzata e incasso l’ennesimo gol.

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La geografa

Vado dal corriere per inviare dei documenti. Dico “Devo mandare questi documenti nel Reino Unido. Quanto costa?“. La tipa, sui 25 anni, mi dice “Estados Unidos?” e le dico che no, che intendo proprio il REGNO Unito.

Lei mi guarda, preoccupata, e mi chiede “In Europa, quindi?”  e le rispondo che sì, proprio quello che è in Europa, sperando di aver fugato ogni incomprensione linguistica. Lei mi riguarda preoccupata e mi dice “Ma sei sicura che sia in Europa?” e le rispondo “Per adesso sì“, convinta che alludesse alla Brexit. Invece no, lei DAVVERO non aveva idea che fosse in Europa. “Non capisco niente di geografia“, ha aggiunto per rimarcare il concetto. Avrei voluto dirle che aveva scelto il lavoro giusto…

E così, mentre io pensavo che stesse facendo un po’ di sarcasmo geo-politico, in realtà eravamo di fronte a un caso di manifesta ignoranza. Ma chi non sa dove sta il Regno Unito? E dire che ogni due per tre sulla stampa ce l’hanno con gli inglesi per la storia delle Malvinas/Falkland. Altro 1 a 0 per l’Argentina.

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