Cocoliche, lunfardo y vesre

L’ho già detto e lo ripeto: imparare lo spagnolo non è per nulla facile. Certo, se l’obiettivo è ordinare un chupito in una discoteca delle Baleari andate tranquilli, ma per chi vuole vorrebbe parlarlo correttamente e possibilmente senza sforzo è un compito da portare avanti con molto studio e applicazione.

Di sicuro c’è gente che impara alla perfezione una lingua straniera in età adulta con il solo ascolto, sfortunatamente per me non è questo il caso. E da quel leggo nei vari papiri sull’analisi contrastiva italiano-spagnolo, la vicinanza linguistica di queste lingue dà un forte vantaggio all’inizio ma diventa il peggior nemico a lungo andare.

A complicare il tutto, ci sono alcuni usi specifici di Buenos Aires e dintorni che nascono dall’uso popolare e non sono insegnati da nessun libro di spagnolo. Mi riferisco al famoso (almeno tra gli argentini) lunfardo, al cocoliche e al vesre.

Il lunfardo

Il lunfardo è un gergo tipico di Buenos Aires città e dintorni, nato dalla contaminazione da più lingue di immigrati del secolo XIX, tra cui italiano e spagnolo, ma anche africano, le lingue indigene sudamericane (tra cui guaraní e quechua), l’arabo. Purtroppo per noi italiani, gli argentini sono convinti che il lunfardo ci agevoli la comprensione con i porteños, ignorando che il lunfardo non è una trasposizione di vocaboli italiani nel castigliano rioplatense.

È vero, gli immigrati italiani arrivati in Argentina nel secolo XIX hanno contribuito generosamente al lunfardo, ma nella maggior parte dei casi si tratta di termini dialettali che non sono noti alla maggioranza degli italiani nel 2017: ad esempio bacán indica un signore, una persona facoltosa ed elegante e deriva dal genovese. A me, e probabilmente anche a voi, potrà al massimo ricordare “baccano” (rumore molesto). Qui lo usano sia come sostantivo che aggettivo, ma si usa anche in Cile con significato diverso, tant’è che nelle ricerche per scrivere questo articolo, trovo anche diverse origini e spiegazioni per bacán in Argentina e bacán in Cile.

Altre parole, come morfare (mangiare), le avranno anche inventate gli italiani, ma chissà quale dialetto parlavano; qualche lettore del blog sa in che dialetto morfa significhi “bocca”?

Questi sono solo due esempi che mi sono sentita dire come “dài, per te è sicuramente più facile capire come parliamo visto che usiamo il lunfardo!“. Mi dispiace deludervi, ha lo stesso effetto che aveva sui secondini delle carceri in cui è nato: non si capisce niente!

Eh sì, perché il lunfardo nasce nelle prigioni di Buenos Aires, dove i detenuti si inventavano questo nuovo linguaggio per comunicare senza farsi capire dalle guardie. Si diffonde nelle fasce basse della popolazione e da lì è un’ascesa sociale al punto che ora lo si sente persino in TV e lo si legge sui giornali. Le persone di una certa età sono scandalizzate da questo fatto, ma è un riflesso del populismo dell’Argentina: anziché fomentare la cultura, si incoraggia la pop-cultura, più semplice, povera e diretta.

Altri esempi di parole in lunfardo:

  • cana (prigione) da canne (francese per bastone delle guardie di polizia)
  • mondongo (trippa), quilombo (confusione, casino), mucama (donna di servizio) dall’africano bantū

Per chi vuole approfondire sul lunfardo: Wikipedia mi salva dall’arduo compito.

Il cocoliche

Dopo anni in Argentina scopro una parola nuova: cocoliche. Indica un gergo ibrido che parlavano alcuni immigrati italiani (in Argentina) che mescolavano la loro lingua con lo spagnolo. Si trattava, ovviamente, di persone di basso livello sociale che sopperivano alla loro scarsa conoscenza dello spagnolo come potevano, raffazzonando parole italiane e dialettali nel tentativo di riuscire a comunicare.

Nasce dal personaggio dell’attore calabrese Antonio Cuccolicchio, che interpretando un italiano che conversa con un argentino dice quanto segue:

Mi quiamo Franchisque Cocoliche e sono creolio hasta lo güese de la taba  e la canilla de lo caracuse, amico. Vengue de la Petagona co este parejiere macanuto, amique.

(Me llamo Francisco Cocoliche y soy criollo hasta los huesos de la taba y la canilla del caracú, amigo. Vengo de la Patagonia con este parejero macanudo, amigo).

Qui la storia.

Il vesre

Che lo spagnolo sia una lingua allegra lo abbiamo già detto, ma nella zona del Rio de la Plata è pure burlona quando i nativi giocano a invertire le sillabe delle parole bisillabi, rendendola molto meno simpatica alle orecchie di chi la vuole imparare.

Così negro ☛ grone e tangogotan, la mujer ☛ jermu, cagar ☛ garcar, mina ☛ nami, pizza zapi e così via. Riconoscere quando una parola è un vesre può essere complicato per un nativo, figuriamoci per un apprendente!

Se non ci siete ancora arrivati, vesre = revés, ossia “al contrario”.

lunfardo

Concorso: chi scrive in spagnolo corretto queste 5 frasi vince un guest post sul mio blog (niente premi materiali che qui siamo isolati dal resto del mondo e le poste non funzionano, mi spiace).

6 pensieri su “Cocoliche, lunfardo y vesre

      1. Il fatto e’ che , pur amandola molto , sono lontana da così tanti anni , ( con intervalli in Brasile e Venezuela) che e’ come se non avessi il diritto di sentirmi Argentina…
        Mi ha lasciato un segno indelebile , questo e’ certo , ma ormai non ho più legami….
        ( salvo te! Ahah)

        Piace a 1 persona

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