Requiem

Mi è capitato di partecipare a un funerale in Argentina per la prima volta. Sono andata al cimitero, il cementerio de la Chacarita, meno famoso di quello de la Recoleta ormai saturo dove è sepolta Evita. In alternativa si può ricorrere a un cimitero privato: ne ho visti diversi dall’autostrada alla periferia del conurbano bonaerense.

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L’ingresso del cimitero di Chacarita

Il cementerio de la Chacarita è un cimitero monumentale enorme, con tombe sotto e sopra terra, tre crematori, e persino un servizio navetta gratuito all’interno, parcheggi e vialetti pedonali. Credo sia almeno 4 volte quello di Milano, a occhio e croce.

Solo per attraversarlo a piedi ci ho messo 10 minuti di buon passo. All’esterno ci sono numerosi chioschi di fiori, ciascuno con indicato il nome del titolare. Tipo “6 – Ana”, “12 – Fabio” e così via… Tutti vendono gli stessi fiori, per cui non ne capisco il senso. In compenso costano meno che in altre parti della città, vista la concorrenza.

All’ingresso principale del cimitero c’è la cappella per l’ultimo saluto, quindi il defunto viene portato in auto dalla parte opposta del cimitero dove c’è il crematorio. A fianco alla porta del crematorio c’è un ufficio per la gestione delle pratiche dove possono accomodare fino a 3-4 famiglie contemporaneamente. Di fronte a ciascuna scrivania c’è una fila di 4 seggiole tipo seggiolini da sala d’attesa di stazione ferroviaria.

Mi ha colpito perché in genere di fronte a una scrivania ci sono 1-2 sedie sciolte: a quanto pare ci si muove a cordoni di persone ai funerali. (E in effetti tutte le file erano piene di persone sedute.)

Nel piazzale di fronte al crematorio è un viavai di carri funebri, c’è persino una guardia di sicurezza (?) che smista il traffico ed evita che i civili parcheggino lungo i viali anziché nei parcheggi assegnati.

Per evitare affollamenti c’è un tempo implicito in tutte le mosse cappella-crematorio, non c’è un programma scritto, semmai un ritmo collaudato e una specie di “codice professionale” implicito tra le imprese di pompe funebri per cui, ad esempio, nel piazzale del crematorio non si sta più di 4 per volta.

Gli autisti e le persone delle pompe funebri (sepelios), a furia di trattare funerali in sequenza, sono al limite tra la velocità e la cordialità. Dopo averli osservati per un’ora era difficile non cogliere l’aspetto materiale di un funerale, che non è altro che lo smaltimento di una carcassa.

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Vista aerea del cimitero di Flores, il terzo per dimensione dopo Recoleta e Chacarita

I carri funebri sono più popolari che in Italia, dove di solito sono Mercedes o comunque di marche prestigiose. Qui ci sono di qualsiasi marca, come Peugeot e Citroen. Nella finestra lunga del carro è presente un letterario (letrero) dove viene scritto il nome del defunto trasportato utilizzando delle tesserine tipo Scarabeo, così da assicurarsi di stare piangendo davanti al carro giusto. Volevo fare una foto ma non volevo sembrare irrispettosa: usate l’immaginazione!

Il percorso tra cappella e crematorio viene fatto in auto anche dai famigliari, altrimenti sai che confusione. Il corteo funebre segue il carro funebre, parcheggia quando il conducente del carro gli fa segno, e compie gli ultimi 50 metri verso il crematorio a piedi.

In un’ora ho visto circa una decina di cremazioni: moltiplicate per 10 ore al giorno di apertura e tirare voi le somme.

Non si suole appendere l’annuncio funebre fuori dalla casa del defunto, né esistono tabelloni per gli annunci funebri per strada. L’elenco dei deceduti viene pubblicato sul giornale per legge, e chi vuole può pubblicare un annuncio personalizzato alla maniera italiana. In cima all’annuncio c’è un simbolo a seconda della religione del defunto: la croce nera se cattolico, la croce bianca de protestante, la stella se ebreo, e così via.

 

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Nella foto principale, un cimitero privato nella periferia di Buenos Aires

3 pensieri su “Requiem

      1. Non conoscevo molto i partecipanti… era la madre di un amico dell’università che abitava in un’altra città… abbiamo (io e l’allora moroso, ora marito) seguito un’auto e quando siamo stati al cimitero ci siamo accorti che non conoscevamo proprio nessuno… sicchè abbiamo ripreso l’auto e cercato il cimitero giusto, siamo arrivati che ormai era tutto finito, abbiamo salutato il mio amico e siamo venuti via.
        Certo che un’esperienza del genere ti resta nella memoria … mi sovviene ogni volta .
        In fin dei conti non fa gran differenza…

        Piace a 1 persona

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