Mangio come parlo

Per la maggior parte, gli argentini non sono affatto curiosi di provare nuove pietanze. Pur non avendo repertorio gastronomico ampio quanto altre cucine, amano e sono gelosi dei loro piatti e la limitata scelta non gli pesa affatto.

Una delle cose che non cessa di colpirmi è la copiosità di attività di consegna di cibo pronto a domicilio: offrono tutti le stesse cose: gli stessi 10 tipi di pizza, gli stessi 6 tipi di empanadas, le stesse milanesas. Per dire, se dovessi aprire un ristorante o un servizio di cibo d’asporto, istintivamente non mi metterei a vendere pizza ed empanadas perché ce ne sono già a palate… e questa sarebbe la probabile causa del mio fallimento imprenditoriale.

Ultimamente va molto di moda il gastropub (si chiamano così anche in Italia?), che non è altro che un posto dove mangiare hamburger con patatine e bere birra artigianale. Nel mio nuovo quartiere, ogni due isolati ce n’è uno. Aprono al pomeriggio, verso le 15 o le 16, così da offrire un pranzo ai ritardatari, un aperitivo a chi esce dal lavoro, una cena per chi vuole uscire a mangiare e un posto dove bersi un drink per chi esce in tarda serata. Anche lì, i menù sono sempre gli stessi: i soliti hamburger con patatine fritte, anelli di cipolla fritta, salse varie, ecc.

Ma c’è un altro cibo che è riuscito a fare breccia nel cuore degli argentini: il sushi. In ritardo di un decennio rispetto all’Europa, la passione per il sushi è sbarcata anche qui. Per riuscire a penetrare nel mercato locale, il sushi ha dovuto imbastardirsi non poco: è cominciato tutto con il Philadelphia (il formaggio spalmabile) e da lì le cose stanno andando di male in peggio (sushi al cheddar, nachos, ecc.). La principale lamentela degli expats è l’impossibilità di trovare sushi senza Philadelphia, ossia come dovrebbe essere.

Oggi ero a casa da sola e ho deciso di ordinare del sushi. Sull’app di Pedidos Ya (il regno dei pigri, in cui è facile e comodo scivolare) ho piazzato l’ordine da un ristorante che aveva un buon punteggio (circa 4 su 5) e un sacco di recensioni. Tempo di consegna stimato: 60-90′. In realtà dopo mezzora era già sotto casa. Siccome il sushi è pesante ma denso, difficilmente mi sazio con una porzione da 1. Così ho ordinato due piatti.

Presentazione molto carina, il bento sembra la scatola di uno smartphone. Mai visto prima. Ma dentro riso gommoso e philadelphia ovunque! Mi sono stancata del formaggio al terzo pezzo: ma come gli viene in mente di fare l’abbinata pesce-formaggio?! Tonno cotto e secco (qui in Argentina non ho mai visto del tonno fresco), le scatolette del gatto sono più allettanti.

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Una delle principali difficoltà di chi decide di aprire un ristorante etnico è decidere a che pubblico rivolgersi: o alla piccola comunità di immigrati a cui ragionevolmente possono interessare i piatti autentici di una certa cucina o al pubblico in generale, ma a patto di andare incontro ai loro gusti. Per questo sono davvero pochi i ristoranti etnici autentici. Questo vale anche per i ristoranti italiani, ed è poi il motivo per cui non li frequento. Carissimi e comunque c’è sempre un tradimento: vuoi nella ricetta, vuoi nella presentazione o nel servizio.

Da una parte li capisco: i pochi che hanno osato proporre ricette autentiche hanno ricevuto recensioni negative da parte del pubblico argentino: basta leggere su TripAdvisor. Contestano ai ristoranti italiani veri di proporre piatti troppo scarni a fronte di un prezzo maggiore rispetto alla corrispondente versione argentina. Già più volte ho menzionato il fatto che qui la pizza è un dito di pseudo-mozzarella fusa su un disco di focaccia, e il pomodoro appare timidamente al bordo del disco. Ecco, le pizzerie che propongono una margherita all’italiana ricevono commento sul tono “con quello che costa potevano almeno metterci più mozzarella, quasi non ce n’era, si sono proprio sprecati“. E così va in merda un’altra pizzeria italiana: se vuole sopravvivere deve imbastardirsi oppure tentare un’altra strada: proporre pizze gourmet, con ingredienti strani per giustificarne il prezzo.

Per esempio, se una pizza familiar argentina costa circa 240 pesos (€12 al cambio attuale) e sfama 3-4 persone, una pizza italiana costa sempre 240 pesos ma è per persona. Quindi, il ristoratore italiano propone pizza con pere, gorgonzola e noci, con pistacchi e prosciutto e ricotta, e così via, saltando a piè pari le classiche pizze italiane che io vorrei tanto riassaggiare quando mi sento nostalgica.

Il fatto che i clienti argentini siano poco propensi alle novità si sposa con la generale ignoranza delle cucine altrui e con una certa arroganza che “en Argentina ya lo tenemos todo” della cucina italiana (ossia che in Argentina si mangia già italiano e quindi sanno come è la cucina italiana). Per questo la gente va nelle pizzerie italiane e poi si lamenta della pizza, del servizio, del prezzo. Basta leggere le recensioni su Trip Advisor per rendersi conto della maleducazione, presunzione e ignoranza dei commensali argentini.

 

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Anche i ristoranti italiani si trovano con recensioni simili: “troppa poca salsa“, “la pasta non era neanche fresca” (pasta di semola ≠ pasta all’uovo, sveglia!) “mancava il pollo nelle lasagne” , “volevo il formaggio per la pasta allo scoglio e si sono rifiutati di darmelo: pago, quindi decido io!” e così via. Ho tanta ammirazione per i ristoratori che rispondono educatamente a questi ignoranti. Io non potrei mai (magari hanno sfasciato qualcosa prima di recuperare la calma e rispondere ai commenti su TripAdvisor, non lo sapremo mai…).

Sono gli stessi che quando vanno in Italia lasciano recensioni negative a tutte le pizzerie convinti di essere stati sfortunati a finire in una sequela di pessimi posti dove non sanno fare la pizza, finché qualcuno dice loro “va’ che è così ovunque qui” e allora si sfogano altrove, in genere nei commenti su La Nación dove dissertano “Sono stato in Italia ma la pizza non è granché, molto meglio la pizza Argentina” oppure “Ho girato il mondo e provato varie pizze: so di cosa parlo. La pizza migliore del mondo è argentina” e così via.

Forse solo le areperas venezuelane riescono a proporre piatti fedeli, poiché tutto sommato è la stessa filosofia delle empanadas e degli hamburger. [Per chi non lo sapesse, le arepas sono una sorta di tigelle di mais]

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Nella foto principale: pizza palmitos, morrón y jamón (cuori di palma, peperoni, prosciutto e salsa rosa), un classico argentino.

 

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4 pensieri su “Mangio come parlo

    1. Ho ricevuto la sua risposta e la ringrazio. Mi leggerò i libri suggeriti questa estate (che per noi inizia fra un mesetto) e intanto accumulo materiale. Il Corriere è una miniera di Italiano 2.0: praticamente tutto il materiale l’ho trovato lì! Gastropub (3), Gastrobar (4)

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  1. Non capisco, in Argentina ci sono milioni d’italiani. Quindi come si spiega questo disprezzo per la cucina italiana vera? Non capisco davvero. Gli italiani mangiano tutti nei ristoranti argentini? Adesso che so quanta stima hanno gli argentini per il cibo italiano se dovessi capitare da quelle parti farò una strage di ristoranti argentini 👿

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    1. Probabilmente noi siamo fissati con il cibo più di tutti e qui non lo sono affatto, non hanno sviluppato il palato per apprezzare le sfumature. Eppure qui ci sono ottime carni e verdure, non ci manca niente in quanto a disponibilità di ingredienti. Di sicuro l’abbondanza di cibo ha giocato contro gli argentini. Credo che la guerra e l’isolamento pre-urbanizzazione abbiano indotto gli italiani a essere più creativi ed efficienti con il cibo, un problema che qui non si è mai posto.

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