Mundo Lingo

Mundo Lingo è un’iniziativa globale presente nelle principali capitali del mondo nata per favorire lo scambio linguistico gratuito.

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Funziona in modo semplicissimo:

  1. ci si incontra ogni settimana nello stesso bar;
  2. all’ingresso consegnano delle bandiere adesive da attaccare sulla maglietta in base al livello di conoscenza della relativa lingua. In caso di parità di livello tra due o più lingue, le bandiere si attaccano affiancate;
  3. si beve qualcosa e si attacca bottone con gli altri partecipanti per fare pratica nella lingua preferita. Per esempio, se volete cimentarvi con il francese, potete cercare qualcuno che abbia come prima bandiera la bandiera della Francia (madrelingua francese);
  4. è bene piccoli gruppetti di 3-4 persone, in modo che tutti possano partecipare (ascoltando e parlando).
  5. se vedete qualcuno che sta conversando è perfettamente lecito infilarsi in mezzo alla conversazione.
  6. se vi annoiate potete defilarvi dal gruppo.

A questi eventi partecipano i locali, i turisti e gli expat. Si può partecipare anche se si parla una sola lingua. Oltre a fare pratica di lingue è anche un’occasione per socializzare o per incontrare qualcuno con cui fare un tandem linguistico o da cui prendere lezioni. Qualcuno ci va per trovare e parlare con i propri connazionali!

Se volete fare pratica di una lingua in particolare, evitate di appiccicarvi addosso troppe bandiere.

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A Buenos Aires, Mundo Lingo è popolarissimo, tant’è che ci sono tre eventi alla settimana:

  • Tutti i martedì a partire dalle ore 21 presso The Temple Bar nella via Marcelo T. de Alvear 945 (quartiere MicroCentro)
  • Tutti i mercoledì a partire dalle ore 21 presso Soria Bar nella via Gorriti 5151 (Palermo Soho)
  • Tutti i venerdì a partire dalle ore 21 presso Trova Bar nella via Honduras 5906

 

Per incentivare le persone ad arrivare presto, dalle 21 alle 22 viene offerto un assaggio di vino e pizza. Ovviamente io ho perso tre autobus e sono arrivata alle 22.10 al mio primo evento, ieri sera. È stato interessante.

Arrivo e gli ambassador di Mundo Lingo mi salutano: sono loro a distribuire le bandiere. Sono tutti e tre argentini.

Mi chiedono che bandiere voglio: gli rispondo di indovinare di dove sono: Brasile? No. Germania? No. Dai, vi do un indizio: è in Europa. Francia? No. Mi chiedono di parlare un po’ di più per cercare di indovinare dall’accento. Secondo indizio: non è molto grande. Silenzio. Ha una forma particolare. Silenzio.

A quel punto sono un po’ delusa. Dai… la faccio facile: ha la forma di uno stivaleSilenzio. Vabbé datemi la bandiera dell’Italia e facciamola finita. A quel punto, un sonoro “AAAAAH ma chi lo avrebbe detto”. Mi allungano la bandiera dell’Italia e quella dell’Argentina allo stesso tempo. Non sapete con quanto orgoglio ho acchiappato l’albiceleste: avrebbero potuto darmi quella della Spagna, invece no! L’ho preso come un riconoscimento che sì, si capisce che parlo il castellano rioplatense.

♥︎¡patria mía, te quiero!♥︎

Non faccio in tempo ad arrivare al bancone che mi intercetta un altro argentino. Parliamo in spagnolo. Vedo che ha come terza bandiera quella dell’Italia. Mi dice che questa primavera andrà per un semestre in Italia ma che non ha ancora iniziato a studiare italiano seriamente. Poi si infila un ambassador, un italiano che avevo conosciuto online proprio attraverso la pagina di Facebook di Mundo Lingo Buenos Aires. Parlo un po’ in italiano con lui, ci scambiamo le rispettive storie.

Mi congedo per andare a ordinare una birra. Tempo di attraversare la stanza e mi re-intercetta l’ambassador italiano; mi presenta un americano dell’Ohio: ha i baffi arricciati alla Dalì che oscillano avanti e indietro quando parla, una camicia bianca da cowboy, un ferma colletto da cowboy (non so come si chiami quell’affare con i lacci di cuoio dentro) e una giacca in pelle nera da Fonzie. È abbronzatissimo e palestrato: avrei detto uno strano mix tra un texano e un californiano. Ohio. Cotton Belt. Depressione. Mi racconta che è qui da qualche mese per insegnare inglese in una scuola.

Passa di lì un tipo che sembra essere un caro amico del personaggio dell’Ohio, si baciano e si abbracciano. Saluta anche me. Io resto a fissare la sua prima bandiera perché non ho assolutamente idea di che Paese sia. Dai colori mi sembra una bandiera che potrebbe essere del medio-oriente, ma il tipo è bianco e chiaro di capelli come me, e pure abbastanza alto.

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Chiedo l’aiuto del pubblico (all’ohiaense) e mi dice la risposta. Sud Africa. È il secondo sudafricano che conosco in 30 e rotti anni di vita e lo guardo come si potrebbe scrutare un alieno venuto da Marte. Nel buio del locale i colori delle bandiere non si vedono bene e mi chiede che bandiera è la mia. Dico Italia. Dice “Ah” e se ne va.

Usciamo perché dentro fa caldo, attacchiamo bottone con un tipo che ha come prima bandiera la Svezia. Anche lo strano personaggio dell’Ohio ha la bandiera della Svezia, dopo quella americana e argentina. Chiedo loro di farmi sentire una conversazione in svedese: voglio vedere se suona più come il tedesco o come l’inglese.  L’altro dice (in inglese) di essere americano ma di avere messo la bandiera della Svezia per prima perché fa più figo con le ragazze. In effetti… ma lui non sembra affatto svedese. Tant’é che due sgabelli più in là c’è un vero svedese ed è tutt’altra persona: ben piazzato, corpulento e con un cranio enorme; questo è gracilino, efebico, quasi british. Il tipo dell’Ohio dice che la sua famiglia è di un paesello nel nord della Svezia e lui non parla svedese, ma capisce “qualcosa”. Quindi niente svedese.

Mi defilo e attacco bottone con un inglese che se ne sta da solo. Parliamo delle Falklands/Malvinas. Gli chiedo se nella sua patria se ne parla. Dice: “Per niente!”. Gli dico che qui sono ossessionati dall’argomento e annuisce con il capo. Mi racconta che una volta ha lasciato un evento di Mundo Lingo e si è dimenticato di togliersi l’adesivo dell’Union Jack e la gente per strada lo guardava male. Gli ho detto di rincuorarsi che ho visto gente così fanatica delle Malvinas che si attaccava l’adesivo sull’auto al rovescio senza neanche rendersene conto. Silly stuff.

Torna l’ambassador e mi porta due argentini che stanno studiando italiano, passa di lì un altro ambassador e si incolla alla conversazione. Parliamo un po’ in italiano. La folla si è moltiplicata: siamo oltre 50. La conversazione si fa difficile perché c’è gente che spinge, il rumore obbliga a urlare e io ne ho già abbastanza. La gente continua ad arrivare: venezuelani, un peruviano, un messicano, uno spagnolo, un indiano-canadese,… è interessante vedere quanto è difficile (se non impossibile) indovinare di dove sono tutte quelle persone.

Eppure per strada mi piace cercare di indovinare da dove viene la gente che incrocio! Nel locale è pieno di argentini che se avessi incrociato camminando avrei giurato fossero stranieri. Sono davvero scarsa. 

Cammino controcorrente, facendomi strada tra la folla di gente che arriva. Un’esperienza interessante ed anche difficile per una nordica fredda come me. Mi sento vecchia, stanca e milanese. Me ne vado a casa, lasciandomi il brusio multilingue alle spalle e meravigliandomi ancora una volta per le sorprese che mi riserva Buenos Aires.

 

 

5 pensieri su “Mundo Lingo

    1. È stato interessante e penso che ci tornerò prima o poi. Questo primo incontro era tutto nuovo e non conoscevo nessuno e quindi mi sono presentata più volte in tre lingue. Spero in futuro di non dover ripetere solo le presentazioni se no diventa pallido.

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