Un’ultima estate al mare

Le estati al mare non sono mai state parte della mia infanzia. Sì, andavo due o tre settimane in Liguria con mia madre, stavamo in albergo, ma non è la stessa cosa che avere una casa al mare.

A dire il vero non sono molto invidiosa di chi ha la casa al mare: è sempre più scomoda della prima casa, vuoi perché arredata all’economia o perché gli sforzi maggiori vanno sempre per l’abitazione principale che si usa tutto l’anno.

La casa al mare, poi, è un impegno fisso: perché andare in vacanza altrove, quando lì hai già l’alloggio pagato e puoi risparmiare cucinando in casa? Ma ogni vacanza uguale alla successiva, non è un po’ monotono?  E se l’affittassimo? Ma ci sono tutte le nostre cose! Poi chissà cosa ruberanno, rovineranno o romperanno! Meglio di no. Andiamoci noi.

La casa al mare si trasforma facilmente da comodità a zavorra.

Quest’anno, però, sarà l’ultimo anno di mare: la casa verrà venduta e quindi siamo venuti presto, per approfittarne il più a lungo possibile, compiendo il sommo crimine: bidonando le feste in famiglia. L’estate a Mar del Plata – la Finale Ligure dei bonaerensi, come la chiamo io – a malapena è iniziata, ci regala qualche giorno di vero caldo e molti giorni di tepore, ma il sole ti cuoce lo stesso quando picchia forte. Il vento invece mitiga le temperature, scarruffa le capigliature e gonfia le giacche a vento. Obbliga alla felpa e ai pantaloni lunghi ed io lo odio: mi fischia le orecchie e mi stanca molto, il vento.

L’acqua dell’oceano è sempre fredda: la vedi e aneli un bagno, ma quando ci pucci le estremità già te ne penti e pensi al Mediterraneo. Eppure chi vive qui lo apprezza e sfrutta al primo bagliore di luce: alle 7 del mattino c’è già gente in acqua che si fa le bracciate, i surfisti con la muta già sono proni sulle loro tavole aspettando che la marea salga e regali loro qualche onda. Alle otto di sera c’è ancora luce, anche se il sole è quasi oltre l’orizzonte, e i bambini ancora sguazzano in acqua, si rincorrono, i cani scorazzano con loro sulla spiaggia, le madri si fermano a chiacchierare con i vicini di ombrellone o la gente che passeggia mentre lentamente fanno su tutto il corredo da spiaggia, che il giorno dopo ri-porteranno con loro e ri-spiegheranno.

Oltre la scogliera c’è un tipo che cammina sull’acqua con i getti sotto i piedi. Sembra divertente. La gente si ferma a guardarlo dal lungomare. A Mar del Plata si snoda per svariati chilometri: è ben tenuto e tutto piastrellato; si snoda seguendo il profilo delle spiagge artificiali e delle scogliere. È frequentato a tutte le ore: di mattina presto dalla gente che corre e si abbronza allo stesso tempo, spesso a torso nudo; da chi passeggia il cane, dagli anziani che fanno due passi per digerire la colazione, da chi corre con i pattini sfrecciando in su e in giù secondo la pendenza del marciapiede.

Il sabato e la domenica mattina si uniscono anche i giovani che escono dalle discoteche e che approfittano dell’ultimo torpore della notte per sentirsi padroni del mondo osservando il mare quando la città è ancora nel dormiveglia.

 

Al pomeriggio si riunisce la massima quantità di gente: tra chi parcheggia per poi scendere alla spiaggia e chi semplicemente parcheggia e si siede a osservare il mare, magari bevendosi un mate e mangiandosi due facturas (o due churros, molto popolari in questa città). Qualche ragazzo tamarro arriva con la sua automobilina tutta truccata dove i sedili posteriori sono occupate da gigantesche casse, ogni anfratto occupato da una luce LED. Lascia tutte le portiere aperte perché la gente ammiri come s’è bruciato lo stipendio, dispensando musica turra (truzza) a tutto volume, che ci toccherà ascoltare con violenza volenti o nolenti.

Nei periodi di alta stagione, in punti strategici compaiono le promoter di alfajores, mate, bibite e shampoo che regalano campioni omaggio. Si creano dei capannelli di gente che segnalano che c’è qualcosa di gratuito. “Gratis” è la parola che qui smove le masse: per un choripan gratis (panino con la salamella) e un passaggio in autobus, i più beceri sgherri delle campagne si fanno un viaggio di ore per andare a manifestare con violenza sotto alla Casa Rosada, nella Capital, senza neanche sapere il perché. La parola d’ordine è “fare casino”.

È esattamente quello che è successo una settimana fa a Buenos Aires, dove orde di vandali hanno assaltato il Congreso, che si trova nella omonima piazza, con l’intenzione di far sospendere una sessione dei deputati in cui si votava la riforma delle pensioni. Nel classico stile argentino, la protesta violenta è stata fomentata da dentro il Congreso, dai deputati dell’opposizione, che hanno reiteratamente chiesto la sospensione della sessione per “ascoltare la voce del popolo lì fuori”. Ma il popolo che era lì fuori a manifestare è stato menato dai violenti assoldati da quegli stessi partiti dell’opposizione (kirchneristi e di estrema sinistra), così come i poliziotti e i giornalisti che erano lì a fare il loro lavoro. I negozi adiacenti la zona sono stati vandalizzati e derubati, perché quando liberi degli animali inferociti in una città il risultato è imprevedibile – o forse è prevedibile: romperanno alla cieca, distruggeranno il possibile, anche più di quello che si vorrebbe, urteranno le persone, anche quelle che non c’entrano. Lasceranno distrutti i negozi, ma anche gli 88 poliziotti presi a sassate e ricoverati con traumi vari, denti rotti, occhi tumefatti. La piazza del Congreso, di recente restaurata necessita di 230 milioni di pesos (circa 10 milioni di euro) di nuovo.

A volte è bello allontanarsi da Buenos Aires e dalla sua follia.

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Foto da: https://www.infobae.com/fotos/2017/12/19/el-dia-despues-como-amanecio-el-congreso-luego-de-la-batalla-campal-por-la-reforma-previsional/

2 pensieri su “Un’ultima estate al mare

  1. Articolo che suscita sensazioni contrastanti. Da un lato l’ottima prosa, che fa sembrare di essere su quel lungomare. Dall’altro il sottovalutare un disagio popolare verso un potere affamatore. Sempre in queste occasioni i teppisti, al soldo di chissachi, si mescolano a chi ha ragioni da vendere per soffocare la democrazia. Anche io preferirei avere il grosso problema dellaseconda casa piuttosto che lo sbarco del lunario. Non me ne avere….

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