Evasioni

In un mondo fortemente globalizzato come quello europeo, abbiamo l’impressione che sia così ovunque. Siamo abituati a sentire parlare di corporation americane, di colossi di questo o quel settore, di gruppi che ‘sbarcano’ — manco fossero gli alleati in Normandia — in un numero sempre in crescita di paesi.

L’Argentina è fuori da tutto questo. È fuori da Amazon, è fuori da eBay, non esiste l’IKEA, non abbiamo Armani, Valentino, Chanel, e tutte quelle marche di lusso che dovrebbero essere il filo conduttore che unisce i ricchi ai quattro angoli del globo. Non abbiamo neanche il filo conduttore dei poveri dei paesi ricchi: siamo troppo poveri.

Non si può ricevere roba da fuori per posta (lo rendono così difficile e caro da farti desistere), non si  può infilare in valigia quando si va all’estero (ti spennano al ritorno, in aeroporto) e quei colossi che vanno alla conquista di mezzo mondo, se ne guardano bene dallo sbarcare qui.

Succede quindi un fatto peculiare: tutto ciò che fuori esiste e qui no è visto come esotico e quindi ambito e prestigioso, indipendentemente dal valore e dalla considerazione di cui detti prodotti godono all’estero. Per esempio, qui abbiamo McDonald’s, Wendy’s, TGI Friday’s, Subway e sono ben più cari dei bar e delle tavole calde locali. Un conoscente inglese si diceva sorpreso di vedere che qui da McDonald’s ci va gente di ceto medio, anche in giacca e cravatta, e non chi ha pochi soldi come altrove.

Dove c’è domanda, c’è offerta.

Ecco quindi che spuntano i canali alternativi. Prendiamo il caso di IKEA, che nel resto del mondo arreda a poco prezzo e con un design gradevole le case di studenti, giovani coppie, famiglie, uffici e persino hotel. IKEa è sinonimo di arredamento a basso costo, senza la pretesa di essere indistruttibile, ma con un bell’aspetto. In Argentina, è un oggetto del desiderio.

Nasce quindi un negozio di oggetti IKEA importati… con i prezzi degli oggetti importati e ambiti e desiderati dai locali che vogliono fare gli internazionali e illudersi per un instante soltanto di essere nel primo mondo. Tenetevi forti…

RÅSKOG – Carrello

  • In Italia: €49
  • In Argentina: €338 (+698%)

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PANNÅ – Tovaglietta all’americana

  • In Italia: €1,99
  • In Argentina: €6,69 (+336%)

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FRAKTA – Borsa iconica di IKEA

  • Prezzo in Italia: €0,60
  • Prezzo in Argentina: €7,30 (+1217%)

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GLATTIS – Sottobicchieri

In Italia: €5,99

In Argentina: €38,88 (+649%)

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Passiamo ora all’iPhone di Apple. Nel 2017 Apple ha ripreso le vendite in Argentina, dopo anni di assenza dal paese. Lo ha fatto tramite catene di elettronica e un operatore di telefonia cellulare, e si vocifera che nel 2018 aprirà un Apple Store (ci credo poco).

iPhone X costa 45.000 pesos (€1943,75), contro €1189 in Italia. Qui La Nación illustra il perché. Non ha molto senso: tasse su tasse su tasse. Il risultato: nessuno lo compra in Argentina.

Morale: non sorprendetevi se qualcuno sbaverà alla notizia che vi siete arredati la casa da IKEA.

16 pensieri su “Evasioni

  1. Più di 7 euro per la mitica borsa contieni-tutto! Possiamo far arrivare di contrabbando almeno quelle?!
    A voler vedere il lato positivo: puoi entrare nelle case di amici e conoscenti senza aver la sensazione di esserci già stata 😉 A me a volte sembra che viviamo in un mondo di replicanti!

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    1. In questo hai ragione, ma alcuni design di Ikea sono carini. Quando sono tornata in un Ikea nel 2017 dopo 2 anni mi sentivo a Disneyworld, ma immagino che per chi ce l’ha ovunque sia tutto un dejavú!

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  2. Ciao Isa, ma sei sicura che i grandi gruppi non approdino in Argentina per qualche “divieto” dall’ alto?

    Nei miei tre viaggi, come ti ho raccontato, ho vissuto a strettissimo contatto con gente che li ci è nata e cresciuta e ci vive, ho conosciuto la famiglia , fratelli e relative famiglie, e gli amici della mia amica Jesica.

    Ebbene, tutti quelli che ho conosciuto, (ovviamente vivono un po’ meno meglio di noi Italiani, ma giusto un pelo) non si fanno mancare niente: vanno in vacanza più volte l’anno, quando vanno al supermercato secondo me non guardano nemmeno molto i prezzi, vanno in discoteca, vanno al ristorante ecc ecc… voglio dire.. hanno meno di noi forse, ma a me non sembrano affatto dei “poveracci’, anzi, se la godono abbastanza.

    A mio avviso nella gestione economica non sono delle cime, mia nonna direbbe che “hanno le tasche buche”, ma forse è la svalutazione del peso a spingerli a dilapidare sempre tutti i soldi che hanno, e non guardare troppo in la nel futuro.

    Poi magari son stato fortunato io e ho conosciuto soltanto gente a cui gira bene.

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    1. Gira una battuta che suona più o meno così: “I poveri vanno a fare shopping a Miami, i ricchi vanno ad Alto Palermo” (un centro commerciale fighetto) a sottolineare che i prezzi di qui sono molto più cari che all’estero. Io credo tu abbia visto una famiglia che non se la passa affatto male. Quello che dici sulla gestione del denaro è vero (li spendono come li hanno, ma del resto l’inflazione…). Ma esistono anche argentini che sanno sfruttare gli alti e bassi dell’economia per generare denaro investendo e disinvestendo nei momenti giusti e quelli se la passano molto bene. Ci sono molte classi sociali in argentina e alcune sono invisibili ad altre. È davvero difficile generalizzare qui! Riguardo i grandi gruppi, con il governo anteriore c’era sicuramente una barriera dall’alto, ma con l’attuale non credo proprio. Chi può, va all’estero a comprare ciò che qui non arriva. Quando può durare questa resistenza? Io sono stanca di stare fuori dal mondo!

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      1. Probabilmente è come dici tu, sono una famiglia fortunata (ma ti assicuro non ricca), però la mia considerazione deriva anche dall’ aver conosciuto molti suoi amici con cui ho fatto amicizia a mia volta, e mas o menos se la passano dignitosamente.

        C’è da dire che magari spendono in cose..diverse da noi.
        Tipo nelle case spendono gran poco, non ho mai trovato una maniglia o una serratura funzionante in 2 mesi là, pero’ non si fanno mai mancare viaggi e alcoolici ahaha.

        Tu perchè sei finita là? Un uomo o scelta di vita?

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      2. Il problema degli argentini è che sono davvero divisi in classi sociali a seconda del ceto (=dei soldi), per cui si frequentano tra di loro. Non è come in Italia che la scuola pubblica mischia ricchi, classe media e poveri. Qui se nasci in una classe, vai a certe scuole dove trovi gente simile e da adulto continui a frequentare quel ceto sociale. Quindi, io credo che tu abbia visto una classe particolare, per quello dici che anche gli amici fanno la stessa vita.

        Sono qui per scelta di vita con un argentino!

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  3. Si probabilmente è come dici tu.

    Magari un giorno finiro’ pure io laggiù per lo stesso motivo 🙂 … (non per un ARGGENTINO 🙂 ovviamente )

    Mi son sempre chiesto cosa manchi all’ Argentina, perchè siano “ridotti” cosi.. non gli manca nulla teoricamente.
    Hanno spazio, hanno mare, hanno montagne, coltivano, hanno abitanti, la gente comunque si da da fare e lavora, anche solo con i loro tempi e modi.
    Sicuramente è colpa del malagoverno, ma secondo me anche la mentalità della gente ha una piccola colpa. Anche se da un lato invidio il loro modo di vivere, perchè sono tutto sommato spensierati e abbastanza felici, dall’ altro lato non gli farebbe male un po’ di “rigidità” e “perfezionismo” europeo.

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    1. Condivido la tua riflessione. È frustrante vedere come un paese così ricco di risorse sia poi così limitato e limitante nella vita quotidiana! A volte questa cosa non mi pesa molto, altre volte sì (ultimamente sì).

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      1. Da un lato hanno pure filosoficamente ragione, in fondo la vita è una e andrebbe goduta.

        Noi siamo più capitalisti, non so chi abbia ragione , forse un mix sarebbe l’ideale.

        Non so come siano i nuovi giovani in Argentina, se potranno essere portatori di un cambiamento di mentalità oppure no.. chi vivrà vedrà,

        Buona giornata, tra l’altro noto che ti svegli molto preso te laggiù…

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  4. Sono assolutamente d’accordo col tuo articolo. Una mia amica è appena andata in ferie in Argentina per passare del tempo con la propria famiglia e si è portata due valigie piene di vestiti e cosmetici acquistati coi saldi (si parla di marche tipo Zara, H&m, Maybelline) da rivendere agli amici proprio perché lì sono inaccessibili o, comunque, più cari rispetto a qua.

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  5. Sono italiana, vivo in Argentina da oltre tre anni e quando sono in vacanza viaggio sempre nel continente. Desidero fare solo una precisazione: Amazon, Ikea, Ebay non esistono in tutta l’America Latina, non solo in Argentina. Al posto di Amazon e Ebay c’è l’equivalente MercadoLibre, tanto per citare un esempio. Questa è la dimostrazione che la globalizzazione non è un processo naturale, quindi inevitabile, quando una precisa scelta politica. Lo dico per quegli europei che si lamentano delle conseguenze negative della globalizzazione in termini di distruzione di lavoro e diritti (l’altra faccia della medaglia dei prezzi lowcost è bene ribadirlo) ma poi si bevono la storiella del: “non ci sono alternative”. Altri paesi hanno invece scelto la tutela del lavoro e dei diritti, invece che dei prezzi stracciati.

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    1. Ciao Debora, Amazon esiste in Brasile (https://www.amazon.com.br) e aveva annunciato a dicembre che avrebbe aperto un ufficio (ma non un magazzino, https://www.infobae.com/tecno/2017/10/18/amazon-llega-a-la-argentina/) a Buenos Aires. Ikea aveva annunciato a fine 2017 che contava di aprire un negozio in Sud America entro 5 anni (http://www.radiozero.cl/noticias/actualidad/2017/10/por-fin-ikea-llega-a-chile/). Mercadolibre è stato creato da un argentino, ma eBay ne era il principale azionista (anche se funziona in modo un bel po’ diverso, https://es.wikipedia.org/wiki/MercadoLibre). Sono d’accordo su quello che dici sulla doppia faccia della globalizzazione, avevo scritto qualche post sulla sharing economy tempo addietro.

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