L’emigrato, il leone e la gazzella

Ogni giorno, uno straniero invita un emigrato italiano a mangiare la pasta. Ogni giorno, un emigrato italiano sa che dovrà correre più veloce del vento per sfuggire all’invito.

Proverà a dire che “non è necessario” che ti preparino una pasta (gli italiani non mangiano solo quello, anche se sembra incredibile). Dovrà rispondere a domande banali (Perché? Non ti piace?), riceverà dimostrazioni d’affetto a cui difficilmente potrà sfuggire, pur risultandogli irrazionali (Te la preparo come faceva mia nonna, con la salsa filetto e i pezzi di salame e funghi). Eventualmente cederà, una volta messo alle strette.

Nel giorno della condanna, l’emigrato italiano dovrà portare qualcosa al suo ospite. A seconda degli anni che l’italiano ha vissuto all’estero, si potranno verificare tre scenari:

  1. Porterà un dolce italiano, che farà lui personalmente svenandosi per trovare gli ingredienti giusti per riprodurre la ricetta fedelmente, ossia come se la preparebbe a casa sua.
  2. Porterà un dolce italiano, ma barando sugli ingredienti perché “tanto non se ne accorgeranno”.
  3. Andrà in pasticceria e prenderà un dolce locale, sicuro che sarà più apprezzato dal suo ospite, risparmiando tempo e denaro.

Ricetta per la pasta 1

  • Prendete un pentolino, metteteci due dita d’acqua e portate a bollore.
  • Quando bolle, buttateci il dado, preferibilmente di carne, ma anche di pollo va bene.
  • A quel punto, aggiungete i fusilli.
  • Lasciate bollire 15 minuti (o comunque almeno 5 minuti più di quanto indicato sul pacchetto, per stare sicuri), poi spegnete il fuoco e lasciate riposare sul fornello spento. Non preoccupatevi se avanza acqua, verrà assorbita dalla pasta anche dopo.
  • Passate due ore i fusilli si saranno sfaldati, come le eliche del DNA.
  • Versare nel piatto e scaldare nel microonde ciascuna porzione.
  • Servire cospargendo di formaggio parmesan.
  • Il resto si può tenere nel pentolino nel frigo per un numero imprecisato di giorni. Non preoccupatevi se assumerà la forma del pentolino stesso (vedi foto principale dell’articolo), potrete spezzettarla con la forchetta, impiattare e microondare.

[E qui vorrei mettere una foto, ma non ho proprio avuto coraggio di farla, non sapendo come spiegarne il motivo al mio ospite]

31gj-p9rc4l-_sx355_
Il pentolino per la pasta

Ricetta per la pasta 2

  • Prendete una pasta italiana, solitamente Barilla, anche se costa 4 dollari al pacchetto. Del resto, l’unico presupposto per fare una pasta all’italiana è comprare la pasta italiana. Più costa, più sarà garantito il risultato.
  • Portate a bollore l’acqua, dimenticatevi del sale.
  • Buttateci la pasta, seguendo religiosamente il tempo indicato nella confezione.
  • Andate a intrattenere gli ospiti. Dopo quindici minuti, qualcuno vi ricorderà della pasta, probabilmente l’invitato italiano, con faccia a metà tra il preoccupato e l’orrorizzato.
  • Scolate la pasta, anche se sembra ancora non sfaldarsi. A titolo orientativo, se prendete un pezzo di pasta e lo pinzate con il dito, deve sfaldarsi. In questo modo sarete sicuri che anche chi non ha i denti potrà mangiarla.
  • Aprite la salsa filetto o scarparo o altro nome esotico. Più ingredienti ci sono, più farete bella figura con l’italiano, che capirà che avete comprato la salsa Knorr più cara.
  • Aggiungeteci spezie a caso, meglio se l’adobo para pizza che è bello carico ed è pure italianissimo.
  • Versate la salsa direttamente sulla pasta. Mescolate, fatevi passare i piatti dalla sala e servite a ciascuno una porzione.
  • Mi raccomando: la vostra porzione sarà un terzo di quella dell’italiano, che tanto a voi la pasta non piace molto ma il vostro commensale italiano ne avrà bisogno di una razione tripla, è geneticamente programmato così.
  • Se l’ospite si mostra inappetente, non dimenticategli di dargli la pasta che avanza da portare a casa. Si ricorderà di voi anche all’indomani, quando la passerà nel microonde. E per molti anni a venire.

salsa-lista-filetto-866686-ulenscale-315x315565680


Se siete italiani e volete approfondire sul tema della cucina “italiana” agli occhi di un argentino, nel blog della Istigadora Culinaria troverete molti post con la storia delle ricette “italiane” d’Argentina, le differenze con le ricette italiane e le ricette passo-passo.

17 pensieri su “L’emigrato, il leone e la gazzella

  1. ahahahahahahahaahahah.

    Articolo fantastico: c’è poco da fare, gli ARGENTINI NON SANNO MANGIARE.

    A parte che le donne, almeno quelle che ho conosciuto io, le “metropolitane”, non c’ era mezza che sapesse cucinare bene.

    La pasta immangiabile, ogni tanto la mangiavo alla bolognese, ma giusto perchè non potevo stare senza, ma puntualmente mi pentivo… scotta.. insapore il sugo,,, senza sale la pasta.. un disastro!

    Porzioni abbondantissime, ma talmente pessima che poi finirla era un impresa.

    Apprezzavo molto di più i ravioli, almeno il ripieno non era cosi pessimo, e in qualche modo dava gradevolezza al piatto.

    Capitolo carne: se presa al ristorante, cioè scegliendo i tagli migliori, si potevano trovare ottime prelibatezze.

    Ma quando si mangiava a casa di gente, col classico asado, nonostante non fosse male, personalmente, non è che si usavano parti che amavo, buono si, ma nulla di indimenticabile,

    Senza pensare a tutte le varie salsicce che impiegavo 2 giorni a digerire, quando sono tornato ci ho messo 10 giorni a ritrovare la mia naturale regolarità ahahah.

    Penso di poter parlare in merito, dopo 2 mesi in 3 volte nell’ ultimo anno, un po’ di esperienza l’ ho acquisita.

    Ma d’ altronde cosa aspettarsi di chi vive di empanadas e consegne a domicilio 🙂

    Detto questo, nonostante tutto, Buenos Aires e tutto ciò che c’era attorno alla mia esperienza..mi manca molto.

    Piace a 1 persona

  2. Aggiungo una cosa: manco nei ristoranti di Puerto Madero, dove si paga un occhio della testa, sono riuscito a mangiare ad un livello anche solo minamente vicino a quello della cucina dei ristoranti in Italia, o della mamma o della nonna.

    Sicuramente un po’ di incompetenza mia, nelle scelte, ma ho provato parecchi posti, e sono stati più quelli dove non ero pienamente soddisfatto di quelli dove sono uscito pensando,..che bontà!

    "Mi piace"

    1. Non sono mai stata nei ristoranti di Puerto Madero perché sono carissimi. Sono ormai convinta che la gente qui esca a mangiare per riempire la pancia e non per provare qualcosa di particolare o la specialità della casa. A seconda del budget, ci sono due tipi di soddisfazione: 1) cliente con i soldi: va in un posto caro e fighetto, più è caro e fighetto più sarà convinto di avere mangiato bene, basta che il cameriere sia simpatico 2) cliente senza soldi: va in un posto che costa poco, più è pesante il cibo e più abbondanti sono le porzioni più a lungo si sentirà sazio e sarà convinto di avere fatto un buon investimento.

      "Mi piace"

    1. Ne sono consapevole, ma qui con tutta l’emigrazione italiana che c’è stata si poteva fare meglio. Poi sono pure convinti di saperla fare, ed è questo il peggio. Se almeno ammettessero i loro limiti… non ho problemi a mangiare la cucina locale, quella la possono fare come credono meglio. Ma sono convinti che a farmi mangiare la loro pasta mi fanno un un favore….

      Piace a 1 persona

      1. Ti vogliono far sentire a casa, è un gesto d’amore in fondo! Comunque abbi compassione 🙂 hai mai pensato a dei corsi di cucina italiana … io li facevo a casa nei Balcani naturalmente non iniziavo con la pasta 🙂 lo chiedevano loro ahahahaha e poi rimanevano basiti

        Piace a 1 persona

      2. Ci ho pensato ma qui sono felici così con il loro ibrido. Hanno le papille gustative bruciate e l’apertura mentale di Salvini (dico in campo culinario). Quando ho provato a spiegare delle ricette italiane che viste in foto erano tutto “aaahahh! ohhhh! chissà che buono!” poi li schifavano. Tipo: l’uovo crudo nella carbonara, la panna cotta, il sugo pomodoro e ricotta… Gli mancano le basi: per loro il sugo di pomodoro è la busta della Knorr. Anche a me farebbe schifo pensarla con la ricotta 😉

        Piace a 1 persona

  3. Ho provato due ristoranti a puerto madero, entrambi dal menu italiano.

    Tralasciando i camerieri e lo staff, che passione nel proprio lavoro ZERO, tutto era orientato a fare i lecchini per la mancia, ma non erano nemmeno bravi a farlo, in quanto si vedeva lontano un miglio che fossero più falsi di Giuda, ho mangiato benino, ma paragonato all’ occhio della testa che ho speso per pagare la cena a me ed a Jesica, direi che ho preso una bella inc******* 🙂

    Comunque avete tutte ragione, gusti pessimi, mi sa che hanno fatto un mix letale delle varie culture.

    Ma non sembrano minimamente disturbati dal fatto che a me facesse tutto pena, ammettono senza problemi che non hanno ne voglia ne l’interesse per cucinare. Mangiano giusto per mangiare come qualcuno ha già detto. Sti Argentini non esistessero bisognerebbe inventarli ahaha.

    Ricordo ancora le buste mollicce in plastica, col sugo ala Bolognese Knorr, carne allo 0.3% ahahahha.

    Comunque per la cronaca, ho smesso di discutere di cibo con gli Argentini quando mi hanno detto che la pizza provata in Italia faceva schifo confronto alla loro. Mi sono ritirato.

    Piace a 2 people

    1. È una discussione che a noi toglie anni di vita e a loro non gliene frega niente. Facciamoci il favore di evitare l’argomento. Ne va della nostra salute! 🤣

      "Mi piace"

      1. A loro non frega nulla di niente quasi, i loro cani e fare festa (ovviamente sto estremizzando)

        Che bello essere cosi, è una sana invidia. 🙂

        Comunque hai ragione, battaglia persa, ormai ho 31 anni, ho imparato a stressarmi per battaglie inutili.

        Piace a 1 persona

    1. In questo post: https://lainstigadoraculinaria.wordpress.com/2017/02/21/salsa-scarparo-una-que-no-sepamos-todos/ danno la ricetta. Pare che sia derivata dalla salsa scarpariello (https://grandenapoli.it/lo-scarpariello-antica-ricetta-tradizione-napoletana/), una salsa napoletana. Magari abbiamo qualche partenopeo che ci legge e può confermare/smentire. Ma poi c’è sempre il dubbio tra ricetta autentica e adattamento oltreoceano. E in Spagna che salse italiane avete?

      Piace a 1 persona

      1. Dalla ricetta che hai postato sembrerebbe essere una rivisitazione (magari con molto più formaggio) della salsa all’arrabbiata: http://www.mezzokilo.it/ricetta/penne-all-arrabbiata-un-primo-piatto-tipico-della-cucina-romana-dal-gusto-forte-e-deciso

        In Spagna, uhm, di salse italiane non ne ricordo tante. Un po’ perché non le guardo proprio (non le compravo nemmeno in Italia), un po’ perché forse la vicinanza italiana mantiene bassa la fantasia…non so. Comunque di solito si trova il pesto (pessimo), il pesto rosso, e la salsa alla bolognese. Il problema delle salse di pomodoro semplice (cioè la nostra salsa come base per fare il sugo in casa) in Spagna è che quasi sempre sono ”refritas”, cioè già condite con il soffritto. Non mi piace :/

        Piace a 1 persona

  4. Alex, no sabemos comer la comida italiana. No tenemos por qué saberlo tampoco, dado que no vivimos en Italia. Vos sabés comer la cocina tradicional criolla? La conocés?
    En todo caso el problema es que todavía haya argentinos que no entienden que nada de italiano queda en la comida que vino con nuestros abuelos. Que todo se transformó, se mixturó, se convirtió en otra cosa. Que comerlo esperando que sea como lo italiano es absurdo, Y que no tenemos por qué avergonzarnos de lo que somos, no tenemos por qué forzar una italianidad con la que ya no tenemos nada que ver. Por otro lado, por qué ir a Puerto Madero?? La mayoría de esos restaurantes tiene el peor ratio precio/calidad de todo Buenos Aires. Para nuestros parámetros son un espanto. Si querés comer algo de la cocina local en su versión moderna te recomiendo Tegui, o El Baqueano, o el Anchoíta que abre en un par de meses.
    Me sorprende que gente grande crea que hay criterios universales para la evaluación de comidas de raigambres absolutamente diferentes.

    Me disculpo con la dueña del blog por este descargo pero no puedo creer que en 2018 haya que escuchar/leer “los de tal país no saben comer”, y eso incluye a mis compatriotas que también adoran descalificar el gusto ajeno. Igual me reí como una loca con su post, porque lo que relata es tal cual y ella lo hace con un gracejo muy poco común, y eso siempre se agradece.

    Buena vida para todos/as.

    "Mi piace"

    1. Hola Carla, permitime con todo respeto exponer mi visión: los argentinos no sabemos comer. Diciendo esto no quiero en absoluto significar que comer bien equivalga a comer como un italiano. Comer bien para mí significa desarrollar el sentido del gusto, ser crítico a la hora de llevar un alimento al paladar. En ese sentido y personalmente, no puedo evitar las comparaciones con Italia. Tomemos como ejemplo una verdulería porteña cualquiera: fijate en las papas que nos ofrecen. Comúnmente encontraremos cáscara negra -repletas de tierra-, cáscara blanca y las rojizas. Ninguna servirá para hacer buenos ñoquis, todas son generalmente arenosas y muchas veces dejan un retrogusto amargo. Papas de esa índole jamás podrían ser vendidas en Italia porque el cliente se las tiraría al verdulero por la cabeza (recordemos a todo esto que la papa proviene precisamente de las Américas y no de Europa). Queremos dejar el ejemplo de las papas? Vayamos a los tomates, otros oriundos americanos: qué tomate tenemos en Buenos Aires? Blancos por dentro, pálidos, de cáscara durísima e indigesta. No sé si tuviste ocasión de entrar a una verdulería italiana en primavera-verano-otoño: la variedad y calidad de los tomates es tan vasta y deliciosa que elegir es un problema. Estos ejemplos se repiten con la albahaca, con las arvejas, las habas, los brócolis y hasta con el perejil. De los pollos, mejor no hablemos. Y el pavo??? Otra ave americana que en Argentina se ignora y en Italia es otro alimento de consumo habitual como los miles y miles de productos comestibles de alta calidad disponibles. Pasamos a los quesos y a los fiambres? Mejor que no, te diría.
      Vayamos ahora a la variedad de comidas de un argentino tipo; no hablemos de alguien de paladar abierto, sino de un individuo conservador. Podés contar lo que come como base con los dedos y te sobran. Tomá después un italiano básico y verás las diferencias.
      Todo esto lo digo con bronca y dolor. Me encantaría que la identidad culinaria argentina fuese más diversa, se proyectase más hacia los orígenes (para desde ahí ver el futuro) y hubiese un nivel de exigencia que impidiese que nos vendan porquerías y productos que se conciben en base al mayor rendimiento y no a la calidad (y encima a precios altísimos). Saludos (gracias si leíste hasta acá!!).

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...