Ménage à la Margaret

Da molti anni seguo quello che scrivono online gli stranieri che vivono all’estero.

Da ragazza seguivo un forum di Expats in Italy (che ora non esiste più) perché mi interessava sapere cosa pensassero gli stranieri dell’Italia e come ci si trovassero e quando ho deciso di andare a vivere in Argentina è stato automatico trovare un forum di Expats in Argentina.

Dato che all’inizio non parlavo spagnolo, frequentare gli expat anglofoni era la mia unica valvola di sfogo e quotidianamente leggevo e ‘parlavo’ con loro online. Il 95% sono rimaste frequentazioni virtuali e ho passato ore a leggere quelli che americani e inglesi avevano da raccontare sulla loro esperienza di vita in Argentina.

Questo tipo di condivisioni virtuali sui forum sono frutto soprattutto della penna tastiera expat maschi di paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito, forse perché nella vita reale sono molto più restii ad aprirsi su certi temi e dietro l’anonimato dello schermo si scrollano di dosso l’inibizione.

Sia sul forum di Expats in Italy che di Expats in Argentina, ho potuto osservare che un terzo di quelli con una fidanzata o moglie straniera considerano la loro relazione alla stregua di un esperimento socioantropologico. Anche dopo dieci e rotti anni di relazione, descrivono la partner come una sorta di curioso animale con un modo di pensare e di comportarsi da osservare con lo spirito di un documentarista. Alcuni ne parlano come se fosse un vanto, “guarda che famiglia esotica che ho”, perché includono anche tutta la famiglia allargata della moglie, potendo così sommare esempi di rinforzo dei loro stereotipi.

Queste osservazioni sono indipendenti dalla nazionalità della moglie: che sia asiatica, sudamericana o europea, questo 30% di maschi di cultura anglosassone si sentono asiatici/sudamericani/europei d’adozione per il solo fatto di avere una compagna straniera, indipendentemente dal fatto che abbiano mai vissuto nel Paese della moglie. Alcuni scrivono sui forum di expat nel Paese della moglie solo perché viaggiano spesso nel paese per visitare i parenti di lei.

A leggere quello che scrivono gli expats in Argentina, sembra che vivano in un reality argentino di cui sono eterni spettatori, dal momento che le cose sembrano capitare nella loro vita senza che loro abbiano un ruolo attivo perché gli argentini “sono così” e non li cambi, per cui puoi solo venire travolto dalla “locura” di una famiglia argentina.

Uno addirittura dice che la barriera linguistica con la moglie paraguaiana è il successo del loro matrimonio, perché evitano di litigare per sciocchezze e “si parlano con gli occhi”.

I miei occhi dicono questo, invece:

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Gli occhi poliglotti del Dr. House

Al contrario, ho sempre trovato interessante interrogarmi dell’opposto: come fanno a comunicare le coppie che non hanno in comune una lingua che padroneggiano entrambi? 

Provo a immaginare conversazioni importanti con mio marito in cui neanche parlando in italiano riesco a farmi capire, e immaginare di doverle tenere in inglese mi lascerebbe sempre con un fondo “ma avrà capito? mi sarò spiegata?“.

Vivere con uno straniero è sicuramente un’avventura interessante, apre una finestra su un’altra cultura (o almeno su una famiglia di un’altra nazione) e permette di infilarsi da insider in situazioni che altrimenti sarebbero inaccessibili, tipo vedere il risveglio della domenica mattina in una tipica famiglia argentina (altro che Margaret Mead! Puro Matt Groening!).

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Nel caso estremo della coppia americano-paraguaiana sembra non ci sia alternativa: entrambi di una certa età (immagino tra i 50 e i 60 anni), lui che parlicchia qualcosa di spagnolo e lei che non ha mai avuto contatti con l’inglese, vivono in un paese ispanofono (Argentina) ma lui lavora da casa per clienti americani. Però c’è una differenza tra arrangiarsi in spagnolo per fare la spesa e dominare una lingua per aprirsi e comunicare in una relazione di coppia.

Ho vari amici dell’università che si sono trasferiti per studiare e lavorare nel Regno Unito, dove hanno conosciuto quelle che poi sarebbero diventate le loro mogli (una polacca, una ceca, una finlandese) e ci parlano in inglese, come è anche logico dato che vivono in un Paese anglofono. Quindi, entrambi i coniugi usano una lingua che non è la materna ma che padroneggiano benissimo.

Ma una coppia senza comunicazione di un certo livello è possibile? E come si decide quale lingua parlare nella coppia? Escludere dalla coppia la lingua materna di uno dei partner significa escludere anche un parte di quella persona?

Nella mia esperienza (e qui parlo solo per condividere ciò che è successo a me, senza voler trarre conclusioni generiche), la risposta è . Sì, perché la lingua materna è qualcosa che va oltre la comunicazione, coinvolge anche emotivamente. Escludendola, inevitabilmente ci perdiamo qualcosa dell’altro. Gli studi dimostrano che quando parliamo un’altra lingua, siamo anche persone diverse e non parlare con il nostro partner la sua lingua madre, potrebbe significare non conoscere mai quel lato di lui/lei.

E aggiungo di più: andare a vivere nel Paese del partner, anche solo per poco tempo, permette di capire in che ambiente è cresciuto, che cosa ha visto davanti a sé quando era bambino e che impronta possono avergli dato i suoi genitori che lo hanno allevato affrontando certi problemi che nella nostra infanzia potrebbero non esserci mai stati.

Qual è la vostra esperienza di vita con stranieri? Coinquilini, anni all’estero, partner stranieri… tutto conta!


Se questo argomento vi sta a cuore, vi invito a leggere anche questo post sul blog di Non si sa mai: la lingua che parli influenza i tuoi pensieri? sei bilingue o biculturale?

Lei è italiana, lui è americano, si sono conosciuti in Spagna durante l’Erasmus e all’inizio comunicavano in spagnolo. A Erasmus finito, ognuno è tornato a casa propria, ma alla fine si sono ricongiunti. Dopo una breve parentesi in Italia che lasciava scarse prospettive, si sono stabiliti in Texas e adesso hanno due bambini con cui parlano in tre lingue.

5 pensieri su “Ménage à la Margaret

  1. Questo tema mi appassiona moltissimo. Figurati che per me, avere un partner straniero, era proprio una fantasia dei primi tempi…mi ha sempre affascinato l’idea di una coppia interculturale, sia per una questione linguistica che culturale in senso lato. Mi ci diverto molto, insomma 🙂
    Bello il link che hai proposto alla fine. Io sono una di quelle che viene fuori con un tono di voce diverso a seconda della lingua che parlo, e veramente, non lo riescl a controllare. Meno male che il Guerriero capisce bene l’italiano e nei momenti di crisi (di solito quando mi arrabbio per lavoro) posso passare alla mia lingua madre. Fra noi in realtà è iniziata in inglese, e poi è continuata in spagnolo dopo qualche mese.

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    1. Anche io da ragazzina sognavo di avere prima o poi un moroso straniero, ma mai e poi mai avrei pensato di sposarne uno e di andare pure a vivere nel suo paese. Mi immaginavo un’avventura da spiaggia. Posso solo ringraziare che me ne sia toccato uno con una lingua madre abbordabile. Pensa se mi innamoravo di un ungherese…

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  2. Difficilissimo! perché la sua lingua è quasi inaccessibile per me … una di quelle che la studi per anni prima di capirci un minimo! Inoltre viviamo in Italia e lui è fluente in italiano mentre parla poco l’inglese che sarebbe l’unica altra lingua che conosco: ergo parliamo in italiano ma il gap pesa tanto. Preferirei potergli parlare in inglese così almeno saremmo entrambi in L2. Secondo me uno dei motivi più probabili per cui potremmo non durare. Però ha anche il suo fascino la diversità eh …

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    1. Wow, ammiro la autoconsapevolezza. Dici che c’entra il fatto che noi italiane siamo molto “forti” nella coppia? Ossia che vogliamo essere ascoltate e capite, avere un ruolo attivo ed essere considerate il 50% dell’unione? Un mio ex compagno di studi sta con una ragazza asiatica che parla pochissimo italiano nonostante ci abiti da un sacco di anni. Ho passato qualche ora insieme e lui praticamente fa il suo monologo in italiano, mentre lei non spiaccica nessuna parola. Adesso lui vorrebbe sposarsi, ma non ti nascondo che ci ha lasciati molto perplessi (=a noi, i suoi ex compagni di università). Magari per lei va bene così perché nella sua cultura la donna è più sottomessa… ma per noi c’è qualcosa che non quadra!

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      1. Non credo che dipenda dal fatto che sono italiana, in fondo chi è che non vuole sentirsi capito dal proprio partner? Riguardo l’esempio che fai tu, questa ragazza potrebbe semplicemente essere così anche nella sua lingua … di indole più che di cultura d’origine! Davvero non saprei dire se esiste una regola generale.
        Non ti nascondo che mi preme anche che lui non riesca a esprimersi appieno e quindi a sentirsi capito perché so quanto sia faticoso essere se stessi in un’altra lingua (che poi è impossibile come scrivevi tu!). Certo è strano per me non condividere con lui alcuni banalissimi ‘codici’ culturali ma tutto il resto, le cose più personali, si! Non so sul lungo lungo periodo quanto incidano queste cose.
        Insomma mi auguro che volersi basti, che è quello che fanno tutte le coppie, multiculturali e non.
        Devo dire che i tuoi post offrono spesso spunti di riflessione che mi pungolano, però stavolta mi hai proprio colta nel vivo e con un certo tempismo: magie della rete

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