La lupa

Io su Facebook posto solo stupidate. Mi fa paura, Facebook, ma ne ho bisogno (e un po’ mi piace, diciamocelo). Lo considero un vizio alla stregua dell’alcol: a piccole dosi è gradevole, ma può rovinarti. Eppure su FB ho conosciuto persone che in qualche modo hanno contribuito alla mia vita attuale, vuoi perché ho fatto nuovi amici, scoperto cose nuove, visitato e vissuto in posti che altrimenti avrei ignorato per tutta la vita.

Su FB, però, io mi sento bajo la lupa (sotto la lente d’ingrandimento) perché so che le mie parole possono essere considerate fuori contesto. Posso cancellare un post ma qualcuno potrebbe avere “fotografato” un’istantanea dello schermo e fissato le mie parole per sempre. Oppure qualcuno potrebbe utilizzare un generatore di falsi post di Facebook e mettermi in bocca, virtualmente parlando, qualsiasi cosa.

Nei giornali locali, la prima foto che postano quando a un signor nessun capita qualcosa è la foto del profilo di Facebook. Magari è una foto in cui ha in mano un drink perché era a una festa. Quella foto potrebbe trasformarsi nella sua condanna ed essere dipinto come un alcolizzato pericoloso per la società.

C’era un consiglio saggio che diceva “non postare su internet cose che ti vergogneresti di dire a tua zia” e ne ho sempre fatto tesoro. Ciò nonostante, anche con tutte le cautele mi sono trovata in una posizione scomoda. Ero parte di un gruppo di professionisti, dove contribuivo con dettagli sulla mia esperienza. I miei interventi volevano solo fornire un esempio e un incoraggiamento a chi stava iniziando nel mestiere e io che sono una persona pratica amo fare esempi concreti e non solo scrivere ovvietà.

L’amministratore del gruppo ha deciso che bisognava postare firmandosi con nome e cognome, cosa che io mi rifiuto di fare. Non perché abbia qualcosa da nascondere, bensì perché non mi fido di Facebook e di come saranno conservati i miei interventi sul social network. Del resto, neanche l’amministratore del gruppo ha il pieno controllo sul gruppo e su come verranno conservati i contenuti postati: il gruppo è di Facebook, non suo.

Fatto sta che una persona del gruppo ha detto di avere perso un cliente a seguito di un post: a quanto pare c’era qualche cliente tra i membri a cui non è piaciuto che si parlasse della sua azienda come “approfittatrice di inesperti“, così ha rescisso la collaborazione con quella persona (nota: la persona non aveva parlato male dell’azienda, era solo stata vittima di condizioni di lavoro inique perché alle prime armi). Io ho semplicemente scritto “ecco perché non mi firmo con nome e cognome su FB: non si sa mai chi possa leggerti“. Morale: sono stata esclusa dal gruppo per questionare la regola dell’usare i veri nomi nel gruppo.

I miei post sono però rimasti nel gruppo, visibili a tutti i membri (colleghi e potenziali clienti passati, presenti e futuri). Io ho perso il controllo di quei contenuti. Non posso eliminarli, non posso leggerli, non posso sapere chi li leggerà. Ho scritto reiteratamente all’amministratore di togliere tutti i miei interventi in quel gruppo: fra qualche anno neanche ricorderò cosa ci ho scritto, ma qualcuno potrebbe leggerli e usarli contro di me.

L’amministratore non mi ha risposto. Ho chiesto di rientrare nel gruppo: ignorata. Gli ho quindi scritto sulla sua email privata e ha detto che avrebbe provveduto a eliminare i miei post… ma sarà vero? Dovrò chiedere a qualche amico di farsi accettare nel gruppo e controllare.


A volte mi chiedo quanto sarà difficile per i genitori moderni dover rispondere ai loro figli di tutto quello che hanno fatto, scritto e postato nella loro vita perché sarà tutto lì su FB ad aspettarli.

Sottopongo i miei post a uno scrutinio degno di un comunicato di Stato. Oggi volevo pubblicare una foto innocente del mio gatto che si mangiava il tonno ma poi ho desistito perché ci sono tre senzatetto che vivono qui all’angolo e i miei amici a conoscenza di questo dettaglio avrebbero potuto considerarla una mancanza di rispetto. In effetti volevo intitolarla gentrifi-cat-ion, ma è anche giusto vergognarsi di stare bene? Nuovo continente, nuovi problemi. Ero abituata a essere normale, qui sono privilegiata. In Italia ero una privilegiata come molti, mentre in Argentina sono una privilegiata come pochi.

quanto-deve-mangiare-un-gatto

3 pensieri su “La lupa

    1. A me dà fastidio quando vado a un evento e mi fotografano. Per esempio, a un evento di formazione o a una presentazione dove è richiesta la registrazione. Non vedo perché tutto il mondo debba sapere che ci sono andata. Almeno che facciano dei posti a sedere per chi NON vuole essere fotografato. Neanche avvisano prima che ci sarà un fotografo a fare le foto. Posso capire se mi trovo in un luogo pubblico, ma in una stanza al chiuso senza via d’uscita mi fa proprio girare le balle!!!

      "Mi piace"

      1. Io una volta ho partecipato ad una riunione e sono finita in una foto su un giornale, non ero in primo piano, ma mi ha dato fastidio lo stesso. Sembrerò esagerata, ma ogni volta che vado ad un evento cerco sempre di mettermi in un posto “appartato” per evitare foto. Non c’è rispetto per noi che vogliamo rimanere nell’anonimato 🙂

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