Neanche sbagliando

Sono qui da quasi un lustro e ancora converto tutti i prezzi in euro. Dato che il cambio è in continua variazione, ho imparato a calcolare rapidamente come dividere per 17, per 23, per 27… Come se non bastasse, dato che l’euro fuori dall’Europa non lo tiene in conto nessuno, ho imparato anche la conversione in dollari perché nei discorsi con la gente tutto fa riferimento al dollaro, ma la mia testa computa ancora in euro.

A parte l’esercizio matematico, qual è lo scopo di questa conversione? All’inizio poteva avere senso per capire se qualcosa era “caro” oppure “economico”. Ma in relazione a cosa? A quale pro stabilire che la pinta di birra costa meno in Italia, se tanto io sono in Argentina e l’ambita pinta sta a 12mila chilometri di distanza?

Che senso ha andare a comprare un tavolo e pensare “ma quanta scelta avevo all’IKEA e quanti modelli più carini c’erano! E poi potevo restituirlo se non mi convinceva, abbinare gli accessori, sfogliare il catalogo da casa!” se qui l’IKEA non c’è.

Mio malgrado, come già vi dicevo, ho imparato a convivere con le limitazioni dell’Argentina: le limitazioni bancarie, le limitazioni in quanto a prodotti importati, le limitazioni in quanto a servizi pubblici, le limitazioni circa i prodotti che puoi ricevere per posta. Non che ci sia altra scelta…

Il governo anteriore agli argentini raccontava che il motivo di tanta penuria di prodotti importati “è la distanza geografica” oppure che “è un mercato difficile” e in generale che “è così per il nostro bene, altrimenti si importerebbe tutto e il paese fallirebbe“. Eppure quegli argentini che hanno la fortuna e la possibilità di viaggiare si sorprendono che in Cile e in Uruguay non è mica così, eppure anche loro stanno a dieci mila chilometri dal primo mondo. Andare in un supermercato di Montevideo è come andare in un supermercato italiano. Qui invece capita di andare al supermercato e che un prodotto está en falta (è esaurito) e non si sa né il perché né quando tornerà. Parlo di prodotti basici come la farina e la carta da cucina in supermercati come Carrefour. (Per fortuna nel supermercato della concorrenza si trovano.)

Piccolezze che proprio per la loro irrilevanza fanno innervosire: possibile che sia così difficile anche per i prodotti di base? Per esempio, sono due anni che non trovo più una spugna per la cucina come questa qui sotto. Per carità, vivo anche senza. Ma è possibile che esistano 20 marche che fanno tutte la stessa spugna giallo-verde che non asciuga niente e nessuno che voglia fare un prodotto con la spugna assorbente da una parte e la paglietta che non rovina le padelle antiaderenti dall’altra? Vabbé, la prenderò in Italia, io che posso.

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Guardando i film argentini si vedono gli stessi prodotti che si trovano nei supermercati: le solite marche di mate, le solite marche di detersivo per i piatti, le solite spugne gialle Ballerina vendute persino per strada che lasciano i pelucchi. Un piccolo paesello di quaranta milioni di abitanti.

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Il panno Ballerina, più argentino della bandiera albiceleste

Altro esempio: da gennaio è esaurito un vaccino per gatti. Se dei gatti ce ne può importare meno, basta pensare che sicuramente ci sarà qualche farmaco umano che è esaurito e di cui non sono a conoscenza perché – per fortuna – non mi serve… ma cosa fanno quelle persone che ne hanno bisogno? Chi se lo può permettere, manderà qualcuno a comprarlo all’estero. (Spedirlo non si può, serve l’autorizzazione di importatore.)


Siamo al terzo anno del governo di Macri e l’anno prossimo ci saranno di nuovo le elezioni politiche. L’opposizione sembra parlare a se stessa (a dire il vero ho smesso di guardare la TV e l’unico giornale che leggo, La Nación, è pro-Macri per cui è monocorde).

Queste ultime due settimane sono state difficili. Martedì scadevano i LEBAC, i bond argentini, e ovviamente non c’erano soldi per pagarli. I giornali di tutto il mondo, come megere, annunciavano la catastrofe. Il cambio è schizzato di cinque punti, dopo due anni e mezzo di variazioni di appena qualche decimale ogni sei mesi.

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Il ministro dell’Economia è volato in USA dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) per negoziare un prestito. Chiedere un prestito per ripagare un debito non è il massimo, ma quando tutti sono lì che aspettano che tu cada, che altro puoi fare? Di sicuro non si poteva uscire da questo disastro economico in due anni di governo…

Tuttavia, data la difficile situazione ereditata dal governo anteriore – 12 anni di kirchnerismo in cui si è puntato su populismo e assistenzialismo e isolamento economico – e la brevità del mandato presidenziale (di 6 anni fino al 1996, ora di 4 anni con possibilità di rielezione per altri 4), la credibilità del cambiamento macrista è molto bassa.

I nuovi prestiti hanno una durata sempre minore, con tassi d’interesse maggiore e per questo diventano sempre più difficili da ripagare. L’Argentina sembra in preda di una spirale che finirà per strozzarla. Ovviamente gli altri paesi se ne approfittano, di questa nostra debolezza, per cui è ancora più difficile uscirne. Chissà poi cosa c’è dietro a quello che noi leggiamo sui giornali, che non è che la punta dell’iceberg.

Lasciando perdere la macropolitica e la macroeconomia, a livello popolare c’è molto malcontento anche tra gli elettori di Macri. Tre anni sono lunghi sulla pelle della gente, seppur un puntino nel grande schema delle cose.

La vita in Argentina è diventata cara, soprattutto per coloro i quali non erano abituati a tenere d’occhio come spendevano i soldi. Quando l’elettricità costava meno di una pizza, come pensate che si comportasse la gente? Siamo stati mal-educati da un decennio in cui tutto costava niente e sembrava di stare nel paese della cuccagna (con le solite limitazioni, ma qui basta un asado, il sole e il fernet-cola per essere felici).

Uscirne non è facile. Forse neanche possibile. Guardo le foto della Buenos Aires che fu e posso solo sognare di vivere in un paese come quello. ¡Aguante Argentina!

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I LEBAC sono stati ripagati, il cambio si è assestato intorno a 28. Per chi guadagna in USD o EUR è stata un ventata d’aria fresca.

 

 

 

 

5 pensieri su “Neanche sbagliando

    1. Infatti, Antonio, stavo proprio per scrivere due parole su quelli che ancora convertono in lire (ma basta! fatevene una ragione! son passati quasi 20 anni!) Io personalmente sono una fanatica dell’euro, ma va anche detto che quando è apparso l’euro io ero ancora una studentessa per cui non l’ho vissuto sulla mia pelle come invece è successo ai lavoratori. Per me è stata semplicemente una novità nel portafoglio e appena cominciavo a gestire le prime paghette.

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      1. Io avevo 36 anni quando è arrivato l’Euro. I prezzi hanno iniziato a correre presto ed era inevitabile pensare il lire.
        Ho conosciuto penrsone che sono andate al bancomat dopo mezzanotte per avere le prime banconote (folli!)
        Fino al 2010 avevo in busta paga l’importo dello stipendio espresso in euro e in lire. Per dire

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  1. Mi è sparito sotto gli occhi il post su Facebook!

    Avevo scritto questo commento: Da quando mi hanno bloccato per aver ritenuto inopportuna una foto di Marlene Dietrich seduta a terra con un disco in mano, ho smesso di postare. E’ odioso FB e lo uso per comunicare con qualche amico blogger altrimenti ne farei a meno volentieri.

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    1. Eccolo! https://versioneargentina.wordpress.com/2018/05/20/la-lupa/

      Ho iniziato a usare FB solo per mantenere i rapporti con la famiglia lontana, dato che inviare la stessa foto a mezza rubrica era complicato. Ma ormai si sono mischiati contatti di lavoro, amici, conoscenti, amici di amici… l’anno scorso quando una tipa mi ha detto “Ah sì, ti conosco su FB” mi sono sentita davvero al microscopio. Per me lei era una persona appena conosciuta, io per lei ero un’amica nota di cui sapeva molte più cose. Ewwwww!

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