L’inverno dentro

Sono tornata a Buenos Aires in pieno inverno. Quando tornai in Italia a Natale dopo il mio primo viaggio in Argentina, lasciandomi alle spalle il caldo dicembrino porteño, resistetti cinque giorni e disdissi il contratto d’affitto: chau, Italia! Me ne vado a vivere dall’altra parte del mondo.

Agli italiani che mi chiedono com’è l’inverno a Buenos Aires rispondo che è come a Napoli. In verità non ho idea di come sia l’inverno a Napoli, però voglio tagliare corto la conversazione e ho scoperto che questa risposta è accolta con un semplice “Ah!” o nella sua forma più articolata “Ah beh!”. Perfetto.

Per mia fortuna sono arrivata che facevano 14 gradi e c’era il sole: in pratica un’estate con l’aria condizionata. Ma da oggi piove e pioverà per tutta la settimana. Il cielo è grigio. I marciapiedi rotti sono pieni di pozzanghere. Le cacche di cane si sciolgono e diventano come vomito. Insidiosi, i marciapiedi dissestati che come ci poggi su il piede la piastrella sprofonda in una pozzanghera e ti inzuppa la scarpa sono in agguato. ¡Cuidado!

Il mio mese in Italia è volato e mi sembra già un lontano ricordo. Il primo giorno del rientro, durante il tragitto dall’aeroporto a casa, il taxi passava per l’elegante Recoleta e mi sono chiesta perché non potesse essere Milano. Perché una città così bella come Buenos Aires deve stare a dieci mila chilometri dall’Italia? Che tortura. Per quella mezzora in taxi, Milano e Buenos Aires sono state vicine nella mia vita.

Da quando vivo in Argentina, la grieta (frattura) la vivo anche io, dentro. La mia vita si è come sdoppiata: un nastro italiano, in pausa. Un nastro argentino, che scorre. Quando vado in Italia, il nastro argentino è sospeso e io mi ritrovo a fare un tuffo nel mio passato italiano. È come se andassi in sala montaggio e rivedessi le ultime scene del nastro italiano: non ci aggiungo niente, è tutto un ripercorrere di scene già girate.

In questo senso, l’Italia non mi sta dando più niente. L’Italia non è nel mio futuro e neanche nel mio presente. L’Italia è lì, lontano geograficamente e anche temporalmente. È un posto del mio passato, dove tornerò solo per un amarcord di qualche scena in quel mese di vacanza in Italia o in un momento di nostalgia.

Quando torno in Argentina, non mi manca l’Italia, che resta come un videocassetta impolverata che tieni nella videoteca perché “non si sa mai”. Mi mancheranno le persone, fra qualche mese, ma non la mia vita italiana né l’Italia. Forse questa cosa è una fortuna: quando sfoglio i blog di altri italiani all’estero, molto spesso leggo parole di dolore perché la loro vacanza in Italia è finita e già pensano a quale sarà la prossima occasione per tornare “a casa”.

Mi immagino che sognino di tornare in Italia per la pensione, ma a quel punto i loro figli saranno radicati nel loro Paese e non vorranno allontanarsene. È una situazione che ho visto (e sentito) molte volte tra gli emigranti. Quando conosco altri italiani all’estero chiedo sempre dove si immaginino di invecchiare. Qualche volta me lo sento chiedere anche io. Di solito rispondo che andrò a morire in Europa.

2 pensieri su “L’inverno dentro

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