¡Hola, Omar!

Il nostro ospite di oggi per la rubrica interviste è Omar, un ragazzo italiano a Buenos Aires. Ha chiesto di condividere la sua storia con i lettori del blog e sono ben felice di passargli la parola.

 

  1. Come ti presenti ai nostri lettori?

Mi chiamo Omar, ho 34 anni, e mi ha portato fin qui la musica. Sono partito l’anno scorso col mio bandoneón per un viaggio in Sud America, e mi sono ritrovato a Buenos Aires iscritto al Conservatorio per approfondire questo magico strumento. Ora ho deciso di vivere qui.

 

  1. Parlaci meglio del tuo compagno di viaggio, il bandoneón. Di che strumento si tratta?

È lo strumento principe del tango: si presenta come una scatola di legno con un mantice in mezzo e due tastiere ai lati, fatte di tanti piccoli bottoni. Viene spesso confuso con la fisarmonica (altro strumento a mantice) anche se in realtà è molto diverso da questa e ha un timbro davvero inconfondibile, così unico, dall’umore “instabile”: può essere infinitamente esuberante o incredibilmente triste. È uno strumento col quale è possibile affrontare molti generi di musica, ad esempio oltre al già citato tango c’è tutto un repertorio di folklore, così come viene usato in contesto classico, di musica contemporanea e di recente anche nel jazz. Si dice che lo strumento del Diavolo sia il violino: probabilmente era vero fino a quando è stato inventato il bandoneón, poi il Principe delle Tenebre deve aver appeso al chiodo il suo Stradivari per iniziare a suonare un Doble A (una celebre marca di bandoneón). Per me è questo lo strumento “diabolico” per eccellenza. Diabolico per il suo suono, diabolico per la complessità nel suonarlo.

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  1. L’Argentina non era inizialmente la tua meta, ma lo è diventata. In che modo il bandoneón è stato il tuo punto d’incontro con l’Argentina?

In realtà non saprei dire se mi sono interessato all’Argentina a causa del bandoneón o viceversa. Ricordo ad esempio la prima volta che mi sono imbattuto in un libro di studio per questo strumento: era un metodo musicale completamente scritto in spagnolo… ero affascinato dall’uso di termini spagnoli in un libro “tecnico”. In realtà lo strumento è stato inventato e costruito in Germania ma è qui in Argentina, grazie al tango (e al folklore, nel nord argentino) che questo strumento è stato suonato, approfondito, migliorato, amato. Mi stupiva il fatto che uno strumento tanto “nordico” avesse trovato casa in un paese del Latino America: questo contrasto rendeva la faccenda ancora più intrigante.
Per quanto riguarda l’Argentina, il mio interesse per questo Paese nasce ben prima del mio incontro con il bandoneón. Anno 2005: in un negozio vidi e comprai il DVD di Pino Solanas “La Dignità degli Ultimi”, un documentario sulla crisi economica del 2001 in Argentina. Lo feci così, istintivamente. Mi interessava già la storia di questo Paese. Sarà perché noi italiani sentiamo sempre parlare di Argentina in un modo o nell’altro, molti nostri connazionali qui hanno parenti, venuti a cercar fortuna. In qualche modo mi sono sempre sentito connesso con questo paese del Sud America. E così, quando a un certo punto ho deciso che per me era importante approfondire il bandoneón, ho deciso di venire a farlo “alla fonte”. In quella che considero “La Mecca” di questo strumento: Buenos Aires.

  

  1. E perché l’Argentina è diventata la tua casa? Cosa ti è sembrato unico di Buenos Aires?

Per me Buenos Aires è la New York del Sud America. C’è davvero tutto, la città offre moltissimo, dal punto di vista culturale innanzitutto, e più in generale offre infinite opportunità, tante anche dal punto di vista lavorativo. Non pensate però che sia il paese dei balocchi: i problemi sono comunque tanti. Ma la gente di qui ha la “pellaccia”: grazie a loro sto imparando che i problemi si superano.


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  1. Com’è la tua vita argentina rispetto a quella italiana? C’è qualcosa che ti manca dell’Italia?

Io provengo dalla Brianza, una zona del nord Italia dove c’è molto verde e molta natura. Tutto questo qui a Buenos Aires mi manca. Sento la mancanza anche di alcuni alimenti che qui sono costosi, in primis l’olio di oliva (che in Italia quasi bevevo a garganella, e qui invece è più caro dell’oro). E poi ovviamente sento la mancanza di amici e parenti.

 

  1. E c’è qualcosa dell’Argentina che altrove non avevi trovato?

Si. La qualità delle relazioni. C’è qualcosa in questo paese che mi fa sembrare le relazioni più “semplici” tra le persone. Anche se non so spiegare perché. Forse perché non sono ancora tanto “burocratizzati” come in Europa. Non ancora, per lo meno.

 

  1. Tra cinque anni ti immagini ancora a Buenos Aires?

Beh, il Conservatorio in teoria sono otto anni… sicuramente finché per me sarà importante continuare questo percorso accademico continuerò a stare qui. Se invece mi stai chiedendo se ho intenzione di trasferirmi a vita a Buenos Aires, ora come ora non saprei risponderti. Vediamo cosa succede nel frattempo!

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  1. Se dovessi convincere un amico a visitare l’Argentina, cosa gli racconteresti? E cosa gli consiglieresti di vedere?

Premetto che dell’Argentina conosco ancora poco: sono stato al nord, nel Chaco (Salta, Tilcara ecc.) e poi ho visto Rosario e Buenos Aires, per il momento. Sicuramente consiglierei di vedere tutto quello che ho visto io finora. L’unica cosa che non consiglierei è il “mordi e fuggi” tipico di molti turisti, che ad esempio stanno a Buenos Aires 2 giorni (e poi dicono che la città non gli è piaciuta). Io ad esempio prima di dare un giudizio su Salta ci sono rimasto un mese, e l’ho letteralmente goduta. Buenos Aires va vissuta, MINIMO 3 settimane secondo me (che in realtà è niente perché qui c’è tanto, tantissimo da fare e da vedere). Quindi, l’unico consiglio che realmente mi sento di dare, è: qualunque destinazione, prendersi tempo per conoscerla, stare con la gente del posto.

 

  1. Da abitante di Buenos Aires, a cosa non riesci ancora ad abituarti?

Il traffico, davvero terribile… il rumore cittadino, per uno che fino all’anno scorso ha abitato in campagna è traumatico… e la quantità di persone sulla metro praticamente in quasi ogni ora del giorno: a volte ti stanca più un viaggio in metro in queste condizioni che farsi un intero barrio a piedi.

 

  1. È facile integrarsi a Buenos Aires? Chi sono i tuoi amici a Buenos Aires?

Integrarsi è davvero molto facile qui a Buenos Aires. Nonostante sia una città gigantesca, molto più grande di Roma o Milano, le persone non sono così indifferenti e si fermano volentieri a scambiare due chiacchiere, soprattutto se sei straniero. Amano molto gli italiani. Nel giro di pochi mesi ho fatto amicizia con parecchie persone, compagni di Conservatorio ma anche semplici passanti conosciuti al parco, ad esempio, coi quali ora mi trovo praticamente tutte le settimane per cenare insieme. L’8 di luglio ho festeggiato qui il mio compleanno, e ho invitato gli amici conosciuti qui a Buenos Aires, è stata una festa grandiosa: c’erano almeno 20 persone, tutti conosciuti qui nel giro di pochi mesi.

  

Se volete seguire Omar e il suo bandoneón a Buenos Aires, non perdetevi il suo blog The Art of 144 Bandoneon!

 

 

 

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