Otro mundo

Un’amica italiana chiedeva sulla sua bacheca di Facebook cosa fa sentire più stranieri noi expat. Io ci ho pensato e la prima cosa che mi è salta in mente è stato quanto mi sono sentita impotente e frustrata dal fatto che in Argentina l’aborto non fosse legale.

Oggi è l’ultimo giorno utile per la discussione della proposta di legge di depenalizzare l’aborto al Senato, dopo che per miracolo e per la prima volta in assoluto era passata dalla Camera.

Su La Nación i risultati in tempo reale danno per garantita una bocciatura, ma per strada c’è una fiumana di gente che, nonostante la pioggia, è scesa a manifestare a favore dell’aborto.Schermata 2018-08-08 alle 16.47.57.png

In questi mesi, i fazzoletti verdi dei pro-aborto sono comparsi ovunque: sui cancelli delle facoltà e delle biblioteche, appesi agli zaini di ragazzi e ragazze, portati al collo.

Ma la risposta non si è fatta tardare: anche i pro-vita sono scesi in strada più volte, loro con un fazzoletto azzurro e feti di plastica in mano, cartelli con foto che online verrebbero censurate e slogan poco amichevoli (abortisti, vi verremo a prendere!)

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Sono poi comparsi i fazzoletti arancioni per la separazione di Stato e Chiesa (!), che però hanno trovato molto meno spazio sia sulle testate giornalistiche che al collo della gente.

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A una mia amica, che indossava il fazzoletto verde, per strada le hanno gridato “assassina!“. Ho ascoltato le motivazioni di alcuni antiabortisti: vanno da “è contro la volontà di Dio” a “anche i feti hanno sentimenti”, passando per “è una manovra delle lobby per il traffico di tessuti prelevati dai feti e usati nelle sperimentazioni cliniche e i trapianti di cellule staminali”.

Al Senato hanno fatto parlare il dott. Abel Albino, presidente e fondatore del CONIN, un’associazione contro la fame infantile argentina, nonché pediatra, il quale ha detto pubblicamente, di fronte ai microfoni e ai senatori, che non è vero che il condom protegge dall’AIDS e che gli spermatozoi trapassano la ceramica (?).

La marca di preservativi Tulipán gli ha dedicato un Tweet, informandolo di stare tranquillo che i profilattici sono di latex.

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Di fronte a casa mia sono comparsi graffiti sull’8A (8 agosto, oggi, giorno della votazione) a favore dell’aborto, ma nella via a fianco ce ne erano altri di tutt’altra opinione. Perché in Latino-America si debba sempre imbrattare i muri resta sempre un mistero… in realtà è molto semplice: la gente legge i muri, non i giornali. 

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Mi ha colpito la quantità di personaggi pubblici che si è schierata contro l’aborto. Una presa di posizione secondo me molto di comodo, più di facciata, per schierarsi dalla parte di quelli che sono benpensanti dal loro salotto a Recoleta.

Anche molti funzionari pubblici, e con questa parola intendo sia dipendenti pubblici nei municipi dell’Argentina che i medici negli ospedali del Paese, non hanno mancato di far sapere al mondo cosa ne pensavano e che loro non avrebbero cambiato idea né avrebbero accettato la legalizzazione dell’aborto. Anzi, l’avrebbero boicottato in tutti i modi a loro possibili.

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Manifestazione pro-vita del personale sanitario di fronte al Palazzo della Provincia di Mendoza

Un medico ha scritto un Tweet dichiarando che lui avrebbe eseguito aborti solo senza anestesia per fare punire le donne. È stato sospeso ma – tranquilli – è già tornato al lavoro.

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La vicepresidente del Paese, Maria Grazia Michetti, ha aggiunto che se fosse per lei, neanche in caso di violenza sessuale dovrebbe essere consentito abortire,  contemplato dalla legislazione vigente ma ostacolato nella pratica o dai giudici che volutamente “ritardano” la pratica di richiesta di autorizzazione alla procedura per superare i 3 mesi, o dall’ospedale stesso, con lo stesso espediente.

Nonostante negli anni siano stati riferiti casi strazianti, come di bambine violate che sono state obbligate a portare a termine la gravidanza dallo Stato, ma anche di donne violate e che sono riuscite ad ottenere l’autorizzazione ad abortire, per poi essere trattate male in ospedale, come se fossero perpetratrici di un crimine anziché le vittime.

Va inoltre detto che i pochi casi in cui è consentito l’aborto (in caso di rischio medico e di violazione), sono impraticabili in 8 province del Paese (Catamarca, Corrientes, Formosa, Mendoza, San Juan, San Luis, Santiago del Estero y Tucumán), dove non è mai stato implementato il relativo protocollo.

Un giornalista ha dichiarato di essere contrario all’aborto “per le stronzette di classe media che vanno in calore“; il parroco di un collegio, durante un discorso pubblico ha affermato che “le donne che non vogliono figli devono tenere chiuse le gambe“.

Sembra che gli antiabortisti considerino l’aborto un vezzo di chi si beve un bicchiere di troppo e non sa contenere la passione. Ma vi ricordo che qui in Argentina è nato il movimento #niunamenos di cui sicuramente avrete sentito parlare anche in Italia, dato che ormai scrivere slogan con hashtag va tanto di moda. La maggior parte delle donne che vengono uccise in Argentina (in media, una ogni due giorni), muore per mano di un familiare. E spesso si tratta di fidanzati o ex fidanzati che scoprono che la ragazza è rimasta incinta. E la menano cercando di eliminare il “problema”.

Sia chiaro che l’aborto è un problema per le donne povere, non di certo per quelle ricche che sono istruite (sanno come nascono i bambini) e possono trovare medici compiacenti o recarsi all’estero. E che a mostrarsi conservatori non si scandalizza nessuno, mentre a mostrarsi progressisti ci si può inimicare i vecchi e i ricchi.

Persino il New York Times ha dedicato la quarta copertina al nostro voto:

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In Argentina non esistono statistiche e numeri attendibili sull’aborto. L’ultimo studio, risalente al 2005, parla di una cifra compresa tra 370 mila e 520 mila aborti all’anno. Stando ai dati ufficiali, il numero di donne morte nel 2017 mentre cercavano di abortire è 43.

Según el ministerio de Salud, desde la recuperación de la democracia murieron 3030 mujeres por abortos inseguros, y en 2013 unas 49.000 se internaron en los hospitales públicos por problemas relacionados. Más precisamente,se hospitalizaron unas 135 mujeres por día por este tema. De ellas, 2 de cada 10 tenían 19 años o menos y 3 de cada 10 tenían entre 20 a 24 años.
(Fuente www.perfil.com).

 

6 pensieri su “Otro mundo

  1. Ieri notte ascoltavo il dibattito in diretta dal Senato e mi si accapponava la pelle ogni due per tre. Com’è possibile al giorno d’oggi avere il coraggio di esternare posizioni così retrograde, offensive, conservatrici e testarde…per me rimane un mistero. Che tristezza.

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    1. Tu che hai avuto la possibilità di sentire in prima persona le frasi che venivano dette al senato, puoi davvero capire. Nel mio post non riesco a esprimere la frustrazione di fronte a tanta ignoranza e arretratezza. Gli argentini si meritano il paese che hanno… ma la cosa che sorprende sempre è che il paese si spacca sempre intorno al 50% su qualsiasi questione (non ci sono mai forti maggioranze).

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      1. Interessante, non sapevo fosse un Paese così “dicotomico”. Ma essendi così esteso e diverso, dev’essere proprio un casino mettere d’accordo tutti. In questo caso però dai, no, era proprio sentire comune. E quelle senatrici ingioiellate coi loro discorsi sterili mi hanno veramente schifata; se nemmeno le donne governanti in un Paese ad alto tasso di abusi come l’Argentina riescono a vedere il problema, siamo messi veramente male.

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      2. Infatti è stata l’unica volta in cui mi è piaciuto quello che ha detto la ex Presidenta Cristina Kirchner (ora senatrice), un delle ultime a intervenire.

        Yo quiero decirles que no es fácil abordar un tema de esta naturaleza, pero sí es obligación de hacerlo a partir de la comprensión de que más allá de nuestras creencias y convicciones, todas respetables, hoy cuando se rechace -porque esto es lo más grave de esta noche- se puede estar de acuerdo o no, proponer una modificación, pero estamos rechazando un proyecto sin proponer nada alternativo, y la situación va a seguir siendo la misma”.

        https://www.lanacion.com.ar/2160696-aborto-cristina-kirchner-a-favor-de-la-legalizacion-del-aborto-fueron-las-miles-de-chicas-que-se-volcaron-a-la-calle-quienes-me-hicieron-cambiar-de-opinion

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