L’itagnolo

Uno dei post più letti di questo blog, tolti quelli sulla carne, è quello relativo allo stato dell’insegnamento dell’italiano in Argentina.

Il tema è ampio, complesso e di recente ho conosciuto diversi professori di italiano, sia italiani che argentini, per cui vale la pena di scrivere un altro post per approfondire un po’ la situazione dell’italiano in Argentina.

Il gioco del telefono

Parto con una confessione: ho sentimenti ambivalenti circa la qualità dell’italiano di chi insegna una lingua straniera. Da una parte, una lingua è una serie di convenzioni per permettere la comunicazione tra individui, né più né meno. Quanto più entrambi gli interlocutori avranno in comune lo stesso codice di convenzioni, quanto migliore potrà essere la comunicazione.

Va anche tenuto conto che del messaggio trasmesso, solo una parte verrà realmente assimilata dal ricevente, è “fisiologico”, come nel gioco del telefono. Tuttavia, la comunicazione è possibile anche se il codice è leggermente differente. Basta pensare che, all’interno dello stesso gruppo di madrelingua, possono esserci diversi sottogruppi in funzione dello strato sociale, delle convenzioni locali, del livello scolastico, ecc.

A tutti è capitato di sentire degli strafalcioni di italiano uscire dalle bocche di madrelingua italiani, nati e cresciuti nello Stivale, eppure è gente che vive tranquillamente anche se confonde un bonifico con una bonifica.

Se in banca un cliente dice “devo fare una bonifica”, l’impiegato di certo non va a cercargli pala e pompe. Chi stecca un congiuntivo, vive sereno. Un po’ meno chi lo ascolta parlare, ma solo se lo conosce e lo sa usare. Altrimenti, neanche se ne accorge di questa mancanza!

D’altra parte, se chi insegna parla male, ancor peggio parleranno i suoi studenti. Magari alla prima iterazione di questo scenario il danno sarà contenuto: qualche alunno prima o poi cambierà insegnante che correggerà gli errori appresi, qualcun altro andrà in Italia o leggerà un libro e, notando una discrepanza tra quanto appreso e quanto letto/sentito, andrà a cercare informazioni per dirimere il dubbio.

effective-communication-skills

Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto

Esiste poi il noto fenomeno per cui un madrelingua, per il solo fatto di essere un madrelingua, quando va all’estero si sente investito dalla Sacra Aura di Dante e si erige portavoce e insegnante di italiano all’estero. Di certo, di fronte a chi è uno straniero principiante, ne sa di più. Ma non è detto che sappia parlarlo bene. O insegnarlo.

4-tiziano-ritratto-dellariosto

Andiamo per gradi. Spesso non siamo consapevoli del fatto che magari parliamo un italiano contaminato di  forme regionali che non appartengono all’italiano neostandard, con un forte accento oppure con parole fortemente connotative di una determinata regione. Ho conosciuto un argentino che mi diceva “il mio babbo qui… il mio babbo là”, al che gli ho detto: “Scusi, ma Lei è toscano che continua a dire babbo?” e quello “No, la mia famiglia è di Campobasso”. “E allora perché continua a dire babbo, che lo usano solo in Toscana?”. Lui è rimasto in silenzio: magari ha avuto un insegnante toscano o magari ha visto un film toscano e ha deciso che babbo gli piaceva più di papà o padre. Chissà!

Anche io sono stata corretta per avere detto “mia mamma” anziché “la mia mamma” o per dire “settimana prossima andrò…” anziché “la settimana prossima andrò…”. Mi si capisce lo stesso, sicuramente è una tendenza affermata, però quando sei di fronte a un libro di italiano per stranieri che illustra una regola e tu, nel tuo parlare, la trasgredisci metti in confusione lo studente, nonché te stesso.

Quindi, il primo consiglio è: farsi un esame di italiano con coscienza, confrontandosi con l’italiano di persone di altre regioni con un livello di conoscenza della lingua pari o superiore al nostro. 

 

La base su cui si lavora

communicate_effectively1

C’è poi da tenere in conto il livello di conoscenza grammaticale dello studente in riferimento alla propria lingua. Per esempio, gli statunitensi non sanno neanche cosa sia un pronome o un avverbio, per cui è inutile dirgli meglio è un avverbio, per cui è invariabile, migliore è un aggettivo per cui deve concordare con il sostantivo a cui si riferisce.

Anche se lo studente ha un buon livello culturale, non è detto che conosca la grammatica della sua lingua o che abbia un interesse per la linguistica tale da fargli osservare certe discrepanze o eccezioni. Per esempio, a volte capita, parlando, di dire “mentre voi in spagnolo avete questa regola per l’oggetto diretto, in italiano non ce l’abbiamo” e loro cadono dal pero: quale regola? Loro hanno sempre parlato in quel modo, senza osservare il pattern linguistico della regola. Certo se si fossero trovati a dover insegnare lo spagnolo, la questione sarebbe stata diversa…

Un buon docente deve quindi essere in grado di saper riconoscere i punti forti e deboli dello studente e modulare la spiegazione e il corso a seconda della base linguistica da cui si parte.

Parlare non è insegnare

411qtrsicql-_sx352_bo1204203200_La glottodidattica è la disciplina che studia l’insegnamento delle lingue. In passato si studiavano le lingue per potere leggere i classici in lingua originale, senza la pretesa di voler parlare la lingua di tutti i giorni. Per questo si affermava un modello di studio delle lingue che era praticamente una traduzione, incentrato sulla comprensione passiva e non sulla produzione attiva. Alla stregua dello studio scolastico del latino, per intenderci.

Al contrario, a partire dagli anni ’70, con l’aumentare dei viaggi per lavoro o di piacere, lo studio della lingua è stato rivolto al poterla utilizzare attivamente nel paese in cui tale lingua si parla: l’insegnamento delle lingue si è spostato quindi verso l’approccio comunicativo. Secondo questo approccio, uno deve imparare delle frasi, anche senza necessariamente capirne la funzione grammaticale o parlarlo correttamente. L’importante è poter comunicare.

Comunque sia, nessun corso di glottodidattica vi insegnerà qual è il modo più efficace per spiegare il congiuntivo o i pronomi diretti e indiretti. 

Il titolo non fa l’insegnante

Di sicuro siamo incappati, prima o poi, in un professore incapace. È normale che esistano: un titolo di studio non è necessariamente sinonimo di bravura.

Questo ha portato, soprattutto per le discipline umanistiche, anche a tanti professori/traduttori/giornalisti/opinionisti improvvisati. È un bene o un male? Non sta a me dirlo. A volte chi viene da un percorso non tradizionale ha un approccio differente e delle competenze che chi segue il percorso canonico non ha. Viceversa, chi non segue il percorso canonico avrà delle lacune. Ma incideranno? E in che misura?

Personalmente, non ho pregiudizi verso chi insegna italiano senza avere un titolo di studio. Nei gruppi di insegnanti di italiano nel mondo, a volte si leggono di quegli strafalcioni (domande del tipo “Voi dite andare a spiaggia o andare in spiaggia? Da dove vengo io, tutti dicono andare a spiaggia” e risposte del tipo “Ma te che ne sai di italiano?“) da parte di gente che ha passato più anni in università che a lavorare, con titoli universitari di studio specifici per l’insegnamento dell’italiano a stranieri.

Esiste poi il sottogruppo degli insegnanti qualificati con una certificazione come il DITALS e il CEDILS, a cui può accedere chiunque abbia almeno il livello C1 di italiano.

peperpatty

La questione del madrelingua

Sfatiamo un mito, quello dell’insegnante madrelingua. Anche chi non è madrelingua può insegnare una lingua. Alcuni dicono che l’insegnante non madrelingua, essendoci passato lui per primo, sa bene quali saranno le difficoltà per i suoi studenti.

Questa considerazione va però contestualizzata: a chi insegna questo insegnante? A stranieri, a italiani, a bambini, a studenti universitari, a studenti di italiano a livello universitario? Logicamente, tolte le considerazioni circa il livello di italiano raggiunto da questo insegnante di italiano non madrelingua, non si può generalizzare.

La maggior parte delle persone che studiano italiano in Argentina lo fa per diletto o, al massimo, perché andrà a lavorare in Italia (di sicuro non all’Accademia della Crusca). Un certo grado di errori da parte dell’insegnante non comprometterà il loro studio dell’italiano.

Anzi, alcuni sostengono persino che il madrelingua che non sa calibrare la lezione a seconda dello studente che ha davanti, rischia di sommergerlo di informazioni ed esempi di eccezioni che non faranno che confondere lo studente, mentre il non madrelingua è più portato ad andare per gradi.

L’insegnante a stranieri non è la prof. del liceo

prof_severaInsegnare italiano agli stranieri non ha nulla a che vedere con l’insegnamento dell’italiano che abbiamo visto da studenti al liceo. Le lezioni di italiano scolastiche in Italia sono rivolte a persone che hanno già una conoscenza buona o ottima della lingua e devono affinarla. Delle mie lezioni al liceo, io ricordo che l’insegnante cercava soprattutto di farci acquisire più lessico, modulare il registro e analizzare i contenuti e le strutture dei testi.

Le lezioni di italiano per stranieri partono da molto più lontano e puntano a obiettivi completamente diversi. Tant’è che se sfogliate i manuali di italiano per stranieri, rimarrete sorpresi dall’italiano che vi si impara: è l’italiano che si parla in casa, non di certo quello della Crusca o delle grammatiche per italiani.

Scoprirete che insegnano a parlare con la dislocazione a sinistra che viene considerata inappropriata nell’italiano formale. La frase:

L’italiano lo vogliono imparare tutti.

è perfettamente accettabile nel parlato, ma a scuola (in Italia) ve l’avrebbero corretta perché non bisogna usare il pronome insieme al sostantivo che sostituisce: o dite Tutti vogliono imparare l’italiano oppure, sempre che sia implicito il riferimento all’italiano, dovete dire Lo vogliono imparare tutti.

Insegnano ad utilizzare gli quale pronome diretto di terza persona plurale anziché loro:

Ho detto ai miei genitori che sarei uscito dopo cena. –> Gli ho detto che sarei uscito…

Del resto, l’obiettivo di un corso di italiano per stranieri è permettere agli studenti di parlare con gli italiani, non di scrivere un saggio in italiano.

L’itagnolo

La parola itagnolo è un termine vagamente dispregiativo che si usa per indicare l’italiano parlato dagli ispanofoni, ossia un italiano dove le influenze dello spagnolo sono notevoli e risultano in un ibrido che suona innaturale alle orecchie di un nativo.

In Argentina la situazione è particolare: da una parte, c’è un numero cospicuo di argentini di origine di italiana che vorrebbero imparare la lingua di Dante per onorare le loro origini o per ricordare la loro infanzia e i loro nonni, dall’altra parte c’è la scarsità di insegnanti di italiano qualificati di madrelingua italiana, poiché l’Argentina non è molto popolare tra le mete per gli insegnanti italiani in quanto è un Paese che, economicamente parlando, non offre né buoni salari né grandi prospettive professionali.

Se ampliamo il cerchio e abbassiamo il criterio, di sicuro possiamo trovare degli italiani di prima generazione (cioè nati in Italia ed emigrati in Argentina) che sono di madrelingua italiana ma che non hanno una preparazione da insegnanti (come chi scrive).

Se lo ampliamo ancora di più, troviamo argentini che hanno vissuto in Italia (ma senza avere mai studiato italiano) o che hanno studiato per diventare professori o traduttori d’italiano nelle facoltà universitarie argentine (il profesorado e il traductorado) ma senza mai vivere in Italia o ancora che lo hanno studiato a livello non universitario e basta, e ora lo insegnano.

Il risultato può essere questo:

Schermata 2018-08-16 alle 11.21.03.png

Schermata 2018-08-16 alle 13.41.35.png

Ovviamente chi è argentino e ha studiato italiano e poi ha vissuto in Italia raggiunge un livello molto alto della lingua, ma mi è difficile proseguire la classifica e scegliere tra chi ha vissuto in Italia senza avere mai studiato italiano e chi ha studiato italiano all’università ma non ha mai vissuto in Italia. Lì entra in gioco l’inclinazione e l’interesse personale; l’abilità linguistica non risponde a una formula matematica.

E già che siamo in tema di classifiche, aggiungo anche che il livello di italiano di un insegnante di italiano a stranieri non è necessario che sia altissimo, può essere ben più basso di quello di un giornalista, di uno scrittore, di un traduttore o di un insegnante di italiano a italiani.

L’itargento

Qualche paragrafo più su scrivevo:

D’altra parte, se chi insegna parla male, ancor peggio parleranno i suoi studenti. Magari alla prima iterazione di questo scenario il danno sarà contenuto…

Quando però l’iterazione si ripete, si instaurano usi non corretti che sono però riconosciuti e codificati nel ristretto ambito estero. Per esempio, mi è capitato di assistere a un buon quarto d’ora in cui 30 insegnanti di italiano argentine parlavano di armare una classe o di armare un gruppo di lavoro… e non dovevano fare lezione ai Navy Seals. Nessuna ha detto organizziamo una classe, facciamo un gruppo di lavoro. Insomma, l’uso di armare con lo stesso significato del falso amico spagnolo armar è stato completamente sdoganato.

maxresdefault1
L’aula di italiano in Argentina: arrivo degli studenti

Così come quando le stesse insegnanti parlavano dei loro molti studenti maggiori, a nessuno è sembrato strano e nessuno ha deciso di dire, invece, che gli studenti anziani sono numerosi.

O ancora, quando in una presentazione di una facoltà universitaria di italiano della provincia di Buenos Aires c’erano frasi come:

  • Anche si nota la differenza con…
  • Finalmente, si può quindi concludere che…
  • Sembra che sta aumentando l’interesse per…

Anche io a casa a volte uso parole straniere mentre parlo in italiano: il punto è saperle riconoscere e, a seconda del contesto, filtrarle e utilizzare il corretto termine italiano.

Hablamos de plata

Vale la pena di aggiungere che gli insegnanti, come in Italia, sono pagati proprio poco. E come capita anche in Italia, la retribuzione dell’insegnante non è commisurata alla sua bravura, anche nel settore privato.

Se parliamo delle lezioni private, la situazione non cambia: c’è chi prende di più e chi prende di meno, ma se si vuole lavorare non si può chiedere il doppio o il triplo, per quanto uno possa essere bravo. A ostacolare il riconoscimento dei bravi, c’è anche il fatto che qui in Argentina molte attività culturali sono gratuite o quasi.

A due isolati da casa mia c’è un centro culturale dove le lezioni sono gratis e aperte a tutti, con un insegnante madrelingua. Come si fa a fare concorrenza al “gratis”?

Per avere un’idea di quanto guadagna un insegnante privato di italiano all’ora, potete dare un’occhiata agli annunci su Tus Clases. Certo non tutti gli insegnanti sono uguali, ma agli occhi di uno studente che sfoglia gli annunci online, sì.

Esistono possibilità di insegnamento anche nelle istituzioni e associazioni italiane, per esempio nell’Istituto Italiano di Cultura (affiliato all’Ambasciata) o nell’Associazione Dante Alighieri (l’istituto di lingua e cultura italiana nel mondo) e nelle varie associazioni italiane locali. Gli insegnanti che ho conosciuto e che hanno lavorato in questi posti hanno detto che si prende ancora meno che con le lezioni private: parliamo di €3-6 per ora di lezione, indipendentemente dal numero di alunni. Inoltre, i criteri di selezione non sono molto rigidi e non ci sono preferenze per i madrelingua titolati. Si tratta di impieghi a breve termine, che sono rinnovati ogni qualche mese.  Le mie amicizie mi hanno tutte confessato di insegnare negli istituti solo per farsi pubblicità e reclutare studenti privatisti.

Per concludere

Sapere una seconda lingua è un grande privilegio e non tutti hanno avuto la possibilità di viaggiare e soggiornare all’estero per perfezionarla, per cui non bisogna burlarsi di chi non parla l’italiano come il professor Tullio De Mauro.

In alcune zone remote dell’Argentina è miracoloso che si insegni l’italiano: quale che sia la competenza dell’insegnante, è irrilevante e bisogna applaudirli a prescindere.

Che nelle facoltà argentine in cui si insegna italiano, gli insegnanti non madrelingua a volte abbiano un italiano un po’ forzato è compatibile con il fatto che i salari sono miserrimi e che la possibilità di attirare e trattenere italiani qualificati per insegnare nelle università argentine è limitata (bisogna beccare qualcuno che lo fa proprio per passione, dico). Questo ha anche causato un certo isolamento linguistico che sta portando a curiosi ibridi locali.

 

2 pensieri su “L’itagnolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...