I risentiti e gli ingrati

Ho incontrato, negli anni, queste due categorie di espatriati: i risentiti e gli ingrati.

I risentiti sono quelli che, discendenti di europei, nutrono una forte invidia per gli europei di oggi. Invidia alimentata dai viaggi e dagli scambi che hanno con il parentado lontano nel vecchio continente. “Loro con le pensioni ci vivono bene“, “dovresti vedere che casa ha mia cugina“, “noi qui non abbiamo mica fatto fortuna“, “per lavorare in un posto pubblico ho dovuto perdere la cittadinanza italiana” (era così in passato, ma si può riacquisire), “i miei cugini in Italia stanno bene, qui non la pensione non si vive“.

I risentiti passano il tempo a criticare l’Argentina, che sembra avergli precluso le ricchezze dell’Europa, ma dimenticano che li ha sfamati per mezzo secolo. Non hanno mai fatto programmi concreti di tornare in Europa, dove si recano solo in vacanza, né se ne vogliono informare. Ormai sono qui… Però incolpano l’Argentina di avergli rubato un futuro migliore. Ovviamente che i loro antenati, con molto meno, siano riusciti a fare la traversata da Italia a Argentina è irrilevante. Loro, per motivi a noi misteriosi, non hanno mai potuto fare il percorso inverso. E te lo ricordano in ogni occasione possibile.

Gli ingrati sono invece composti da due sottogruppi: il primo è quello degli argentini che hanno vissuto per molto tempo all’estero e hanno una crisi d’identità, considerandosi stranieri. Loro non sono come gli argentini. Ahi! Che offesa che gli fate se li chiamate argentini! Loro sono [completare con nazionalità di adozione]. Ma essendo in realtà (o prima di tutto) argentini si sentono sempre più in diritto di poter parlare male dell’Argentina, perché loro ci sono cresciuti e la conoscono. E magari non ci hanno più rimesso piede da vent’anni. Però con i mezzi che hanno avuto in Argentina (educazione) hanno comunque potuto farsi una vita (a quanto pare) migliore fuori, per cui perché ancora perdere tempo a gettare fango sulla madre patria?

Ovviamente, è un comportamento del tutto lecito, ma sfonda nel patetico quando diventa il leit motiv di qualsiasi conversazioni con loro. E anche un po’ scassaballe quando cominciano a farti l’interrogatorio per cercare di smontare la tua contentezza con la tua vita in Argentina, perché chiaramente è qualcosa di impossibile, inconcepibile, che qualcuno possa volontariamente decidere di vivere in Argentina e loro sono pronti a farti aprire gli occhi. Capita persino che cerchino meschinamente di nascondersi dietro alla frase “se a qualcuno va bene vivere così… io però non potrei mai!“. Il che suona tanto ipocrita quanto la frase politically correct al contrario per antonomasia: “io non sono razzista, ma me lo fanno diventare“. Ah beh!

L’altro sottogruppo degli ingrati mi fa tenerezza: sono stranieri che vivono in Argentina, di cui si lamentano di tutto: dal segnale dell’ADSL alla scelta dei caffè da Starbucks, al costo della lavanderia e di quanto è caro lo sciroppo d’acero (che ha rifatto capolino nei negozi argentini da qualche mese, dopo anni di assenza). Ma il filo comune delle loro lamentele è sempre rapportato ai soldi: se solo costasse tutto meno, allora potrebbero soprassedere su tutte queste cose. Sono più che altro delusi. Delusi che qui non c’è (più) il bengodi dei pezzenti del primo mondo. You’ve arrived late to the party, my friends!

3 pensieri su “I risentiti e gli ingrati

  1. Isa, ho trovato il tuo Blog: ha una grafica fantastica, i post che ho letto mi sono piaciuti moltissimo (il mio preferito è quello sui churros per ovvi motivi) e ho scoperto che abbiamo un sacco di cose in comune (eccetto il fatto che viviamo in due continenti diversi, ma cosa vuoi che sia)e che abbiamo trattato molti argomenti simili. Ora me lo metto tra i preferiti e me lo leggerò con calma. Un grande abbraccio

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