A capo del mio capo

Un post sul duro lavoro di essere capi di se stessi.

Libertà, autonomia, zero capi e zero orari – il che non è necessariamente una buona cosa. Il lavoro freelance sembra una manna per molti, ma il rischio di scivolare nel perdiballismo è enorme e con cinque anni di allenamento universitario, so ancora trovare qualsiasi cosa di meglio da fare che inchiodare le chiappe alla sedia e produrre.

Ma lavorare da soli vuol dire anche che non basta che il tempo scorra per arrivare al 27 del mese e ricevere lo stipendio: se non si esegue il lavoro, non arrivano i soldi. E se non lo si esegue bene e per tempo, i clienti non tornano.

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Vitto’, se solo avessi avuto YouTube!

Non si può dire di no, non si può rimandare, non c’è nessun collega a cui si può sbolognare e neanche un capo che ci faccia rigare dritto. Siamo noi a doverci autodisciplinare. Quando penso al tema dell’autodisciplina mi viene sempre in mente Alfieri che si faceva legare alla sedia, non molto free.

Sul web, i post che parlano di produttività si sprecano. Dalla pomodoro technique, una tecnica per cui ci si piazza un timer a forma di pomodoro sul tavolo che ogni 20′ ci impone di staccare, allo yoga, al vecchio metodo “bastone e carota” in chiave moderna (se lavoro per 30′ di fila, poi me ne concedo 10′ a cazzeggiare su YouTube), a ogni sorta di software in grado di aumentare la nostra produttività in vari modi: dalla dettatura vocale al controllo automatico della luminosità dello schermo in funzione della nostra latitudine e ora, dalla musica per concentrarsi al rumore bianco, dalla meditazione allo yoga facciale.

Sono ormai cinque anni che sono una freelance a tempo pieno “mio malgrado” e finalmente sono riuscita a capire come combattere la mia pigrizia e come sfruttarmi al massimo. Fa un senso parlare di se stessi in termini capitalistici, però è così per i freelancer: dobbiamo rendere.

Cosa ho imparato? Ecco i miei consigli

  1. Conosci te stesso. Siete mattinieri o siete notturni? A me riesce bene concentrarmi quando tutti dormono ancora, per cui la mattina prima delle otto e la sera dopo le dieci. Non credo che sia per il rumore o per l’attività in casa: anche se resto da sola tutto il pomeriggio, non rendo quanto quando lavoro tre ore la sera quando è calato il buio. Credo la causa di questo successo sia metà metabolico e metà psicologico. Il mio metabolismo è più lento appena sveglia o quando sono stanca, per cui mi distraggo meno facilmente. Durante la giornata ho troppa energia per costringermi a stare seduta. L’effetto psicologico oscilla tra “li batto tutti e mi libero prestissimo, così da avere praticamente la giornata libera” e “devo assolutamente farlo prima di crollare, non ho scampo”.
  2. Ascoltate il vostro corpo e tenetelo occupato. Ci sono due cose che dobbiamo gestire in quanto capi di noi stessi: il nostro corpo e la nostra mente. Lavorare dietro a una scrivania è stancante solo mentalmente e non fisicamente. A volte è meglio prendersi 20′ per fare una passeggiata fuori casa, approfittandone per fare una commissione, che restare incollati allo schermo sperando in una conversione di San Paolo da cazzeggiatori a devoti freelancer.
  3. Imparate a motivarvi. Che sia concedervi un dolce o una cena fuori se completate per tempo un lavoro, o stare con i vostri figli o uscire per un aperitivo o pensare a come spenderete i soldi che guadagnerete o semplicemente ripetervi prima inizio, prima finisco come quando dovevate studiare per il compito in classe al liceo: dovete trovare qualcosa che vi motivi realmente. La maggior parte dei lavori freelance sono solitari e il freelance è solo un piccolo anello di una grande catena, di cui però disconosce tutto perché lui è il freelance e non un dipendente. Questo alla lunga causa frustrazione. Se poi ci aggiungiamo la cortina dell’anonimato, capite che la soddisfazione non abbonda.1113155_landscape
  4. Trovate una routine. Nelle immagini che pubblicizzano gli spazi di coworking e il lavoro freelance, si vedono sempre dei giovani laureati imprenditori di se stessi svaccati su una poltrona di design con una tazza di caffè a lato, seduti a un tavolino con vista mare a Sidney o ciondolanti su un’amaca in Thailandia. Non vorrei rovinarvi il sogno, ma la maggior parte dei freelancer passa le giornate di fronte allo schermo e se stesse in quelle posizioni avrebbe dei mal di schiena terribili, nonché un mare di distrazioni e di tempi morti.
    La mia routine spaziale e temporale è questa:

    Avere sulla scrivania una certa serie di oggetti a portata di mano (carta e penne, burrocacao, fazzoletti, cuffie e telecomando dell’aria condizionata) mi evita di dovermi alzare ogni volta che ne ho bisogno. E lasciare la scrivania in ordine prima di andare a letto mi fa sentire a posto e lo considero un segno di rispetto verso il mio lavoro.
    Avere una pila di fogli con il lavoro da fare mi aiuta a quantificare quanto ancora dovrò stare seduta e metterli fisicamente via o buttarli a lavoro terminato mi dà la sensazione di avere finalmente estinto quel “debito mentale”.
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    Gli orari della produttività sono personalissimi. Io da quando ho trovato una routine che funziona per me, me la tengo stretta: primo caffè e lettura e-mail/cazzeggio, secondo caffè dopo un’ora, se la mattina è pesante un terzo ma non oltre le 11, pranzo leggero alle 12:30-13:00, caffè del dopo pranzo, ecc. Ultimamente mi sono persino sorpresa a preparare la caffettiera la sera prima, il che mi ha messo una grande tristezza perché mi ha ricordato la schiavitù del dipendente pendolare, però in un qualche modo malato mi rincuora di “andare al lavoro” anche io, pur restando in ciabatte.

  5. Fregate il vostro cervello. C’è tutta una letteratura su come concentrarsi, come convincersi a fare ciò che dovremmo anziché ciò che ci viene naturale e dare il massimo di sé. Il metodo che funziona per il mio cervello è molto semplice: metto in cuffia una canzone, di solito molto tranquilla e monocorde. E poi l’ascolto in loop. Due weekend fa stavo lavorando a un progetto con una scadenza che non lasciava spazio a tentennamenti e mi sono ascoltata in loop una canzone di Sting. Per 404 volte, stando al contatore di https://listenonrepeat.com/. Il che corrisponde a 26,66 ore in due giorni e mezzo, essendo la canzone di quattro minuti.
    La mia spiegazione scientifica è che la musica mi assorbe un 10% di attenzione, tanto quanto basta da portarmi dal livello “non ho proprio voglia di stare al computer oggi!” al livello “rimbocchiamoci le mani e cominciamo, magari finisco prima del previsto”. Il fatto che sia sempre la stessa canzone, fa sì che la mia attenzione non subisca mai picchi perché il ritmo cambia o la playlist riproduce una canzone che non conosco o che non ascoltavo da tempo che suscita il mio interesse, distraendomi.

    Nel corso degli anni ho aggiunto canzoni alla mia playlist del dormiveglia celebrale. Resta comunque molto breve perché quando mi prendo per una canzone continuo con quella per giorni e giorni. Inizialmente l’ascoltavo senza cuffie, poi ho pensato che i vicini avrebbero potuto pensare che ero incosciente in casa dopo 5 ore di loop di Barry White e ho deciso di usare le cuffie. Odio avere i fili in giro, dovrò prendere gli Airpods ma, poverini, mica si scaricheranno a metà giornata lavorativa?

    Per chi fosse interessato, questa la mia playlist di nenie:

    • Barry White – You’re my first, my last
    • Massive Attack – Teardrop
    • George Michael – Jesus to a Child
    • Portished – Roads
    • Sting – Muoio per te
    • Moby – Natural Blues

Alcuni brani non si possono ascoltare tramite ListenonRepeat per questioni di licenza, ma ho scoperto come ascoltare in loop le canzoni direttamente su YouTube: cliccate con il tasto destro del mouse sull’immagine del video e selezionate Loop. Et voilà!

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6. Siate indulgenti. Ogni tanto, concedetevene una. Anche quando si lavora in ufficio ci sono ore intere in cui non si combina niente. Non dovrete crucciarvi o farvi venire i sensi di colpa se in una mattinata tranquilla, anziché contattare potenziali nuovi clienti o aggiornare il CV, decidete di guardarvi un film o di andare dal parrucchiere. Ricordatevi anche che i dipendenti il venerdì pomeriggio quando staccano dormono tranquilli per tutto il fine settimana, mentre voi sarete sempre in servizio.

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7. Prendetevi sul serio. Per chi è diventato freelancer “suo malgrado” come me, è talvolta difficile pensare che questa è una carriera. Si tende a vederlo come un lavoro di stallo, un ponte tra due lavori veri/seri. Per anni ho trascurato tutti i miei strumenti di lavoro: dai software al computer, dalla sedia alla scrivania. Ho lavorato per sei anni al tavolo della cucina, sulle sedie di legno scomodissime. Per due anni ho avuto un computer portatile, a cui ho attaccato un piedistallo e una tastiera. Per un anno ho avuto un notebook che si spegneva di punto in bianco. Mi ci sono voluti dieci anni per convincermi che era più comodo lavorare con un computer fisso e che io il computer fuori casa non ce lo porto mai. Pensavo sempre che avendo un portatile volendo, avrei potuto lavorare fuori casa. Non è facile guarire da questa mentalità: anche adesso che ho un computer fisso, ne ho anche uno portatile (che non si spegne) cosicché, volendo,…

 

 

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