Datemi la sabbia

Vivere all’estero comporta, tra le difficoltà, la perdita immediata di tutti gli amici e la famiglia. Sì, ci sono Skype, Whatsapp, Facebook e si resta informati e in contatto, ma non si può contare sul supporto materiale.

Per esempio, non abbiamo nessuno che possa venire a notte fonda ad aiutarci se abbiamo un problema in casa, nessuno che possa assisterci in casa se ci capitasse qualcosa, nessuno che venga a bagnarci le piante o tenerci i gatti se vogliamo andare in vacanza, nessuno che abbia una copia delle chiavi di casa e possa aprirci se restiamo chiusi fuori. Mi direte che a voi queste necessità sono capitate una volta nella vita, e io vi rispondo che siccome quella volta avevate l’aiuto necessario, non vi siete resi conto della fortuna che vi è capitata.

Non ho un’amica con cui andare a fare un aperitivo, né una con cui sfogarmi, né con cui fare un viaggio o uscire a cena. Ne ho avute ma ora che mi sono trasferita in città sono distanti e la maggior parte ha lasciato l’Argentina. Ora che vivo nel cuore della Capital mi sono lanciata a partecipare a qualche evento sociale per fare amicizia, ma da un lato mi sembra un’agenzia matrimoniale per le amicizie: vai lì, c’è tanta scelta e speri di incontrare qualcuno con cui ti potrebbe far piacere uscire ogni tanto.

In uno di questi incontri ho conosciuto una ragazza in inglese: eravamo le uniche due europee al tavolo e ci siamo intese a sguardi mentre ascoltavamo lo sproloquio di un vecchietto americano che ne aveva da dire di tutti i colori su Buenos Aires e su come aspettava solo di vendere il suo appartamento per fuggire da questo delirio e dagli argentini truffaldini e litigiosi che popolavano il suo palazzo e, di riflesso, la sua vita.

All’epoca, però, io vivevo ancora nel Gran Buenos Aires, mentre Louise viveva con suo marito e i suoi due figli a sei isolati da dove abito adesso. Ora che mi trasferii a Palermo, Louise e famiglia erano già di nuovo in partenza: sarebbero andati in Colombia, in Ecuador, poi a Panama e infine sarebbero tornati a Londra. Li vidi giusto la loro penultima sera a Buenos Aires al Musetta Cafè, insieme a una coppia di loro amici francesi (anche loro, tipi unici: lui francese e lei malgascia). Siamo in contatto su Facebook ma cosa non darei per un caffè con Louise qui a Palermo! Ovviamente, sono arrivata tardi anche questa volta.

Moltissimi anni fa ci fu una ragazza americana di origine indiana che era molto divertente e pazza. Stava con un argentino che aveva conosciuto a Praga e con cui aveva poi convissuto a Lisbona, prima di approdare a nord di Buenos Aires, nella mansarda dei genitori di lui. L’ultima volta che la vidi stava cercando un appartamento per lei ed Ezequiel perché, mi diceva, vivere sopra ai suoceri cominciava a pesarle. Qualche mese dopo vidi che vendeva un frigorifero su Facebook e poi sparì. È ricomparsa a febbraio di quest’anno, mi ha scritto che erano tornati a Praga per un periodo e che avevano viaggiato. Lei fa la giornalista/copywriter freelance e ho visto che aveva scritto un articolo sulle Cinque Terre. “Ma come”, le dissi, “vai in Italia e non me lo dici?”. “Non c’era tempo.”

Più di recente ho conosciuto anche qualche italiano, ma sono dovuta andare a cercarli. È stata la seconda volta in quattro anni che mi sono avvicinata a un evento italiano di proposito e non è andata molto bene. Certo, non avendo lo scoglio della lingua è tutto più facile, ma sembra che tutti gli italiani che approdano qui lo facciano per coronare un sogno di estrema sinistra e io di sentire parlare del presunto ritorno alla dittatura militare con Macri non c’ho proprio voglia, né di celebrare Perón e i Kirchner, né di andare a manifestazioni o in centri “culturali” (che sono in realtà i nostri centri sociali) dove alle pareti campeggiano i ritratti di Evita, di Cristina, di Maldonado che descrivono come l’ultimo desaparecido vittima di questa nuova dittatura. MPF!

Così sabato mi sono armata di coraggio e pazienza e sono andata a uno scambio di lingue vicino a casa, una specie di Mundo Lingo pomeridiano. Si tratta di un evento nuovo, era il secondo o terzo sabato di Cafè con idiomas e la ragazza che organizza l’evento mi aveva contattato per sapere se conoscevo qualcuno che volesse tenere il tavolo dell’italiano, perché c’erano molti interessati. Io le dissi che non avevo tempo ma che avrei fatto spargere la voce. Pare che qualche italofono si sia messo in contatto con l’organizzazione, ma alla fine niente di fatto. In verità, il mio interesse per questo evento era per praticare l’inglese e lo spagnolo, non parlare in italiano che, peraltro, parlo già tutti i giorni a casa.

Invece indovinate chi tenne il tavolo di italiano sabato scorso e chi lo terrà dopodomani. E chi hanno tirato dentro a un gruppo di Whatsapp dedicato. Avevo suggerito di fare anche un tavolo di spagnolo, dato l’elevato numero di stranieri che vivono in zona, invece la bandierina dell’Argentina giaceva da sola su un tavolino a cui non restava neanche una sedia. Passata un’ora dall’inizio dell’evento abbiamo preso la bandierina dell’Argentina e l’abbiamo portata al nostro tavolo e abbiamo cominciato a parlare spagnolo, anche perché i miei compagni di tavolo avevano esaurito il loro italiano ed erano stanchi e volevano ricambiare il favore ed esaudire il mio desiderio di praticare la lingua locale.

Ieri sera, invece, sono andata a un evento (peraltro organizzato da me) per ragazze straniere a Buenos Aires. L’occasione la diede un ristorante nuovo che hanno aperto da poco qui vicino e che aveva incuriosito me e altre ragazze. Delle sette che avevano indicato che sarebbero venute all’evento su Facebook, si presentarono in quattro, me inclusa. Non so se è stata la musica o il Malbec, ma ho capito che una ragazza, Claire, era dell’Essex o qualcosa di simile, mentre era del Texas. Dalla mia posso dire che è stata zitta per la maggior parte della serata, che aveva una faccia e un nome molto inglesi, però come diamine non mi è mai balenato in testa che non avesse un accento British? Me ne sono uscita con frasi “oh, abbiamo un tavolo tutto europeo stasera” e quando la cameriera ha chiesto di dove fossimo, ho risposto io per tutte, dicendo che Claire era inglese. Datemi la sabbia, subito!

 

7 pensieri su “Datemi la sabbia

  1. Gli inglesi sono molto tristi per questo! L’altro giorno ho conosciuto una ragazza inglese e ho detto “Che bello sei inglese” e lei ha annuito con faccia triste “Eh dai! Avete Dickens, la Regina, Thomas Hardy …” e lei “Anche la Brexit però”

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      1. E certo!!! Ma sai chi ha votato no alla Brexit si sente un po’ di fottere (scusa il termine) e subito appena li conosci mettono le mani avanti Ehehehe io non volevo uscire

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  2. Conosci il blig di Amiche di Fuso? C’è una delle ragazze che scrive per loro, Nadja, che si è appena trasferita a Buenos Aires con la famiglia. Lei è sarda e ha vissuto veramente i un sacco di posti, magari “encajate”, come dicono qui 😀

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